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forse un giorno 1
FORSE UN GIORNO POTREBBE DARSI
LEGGO DELL'ALTRO : indice.beeplog.it/
FORSE, UN GIORNO, PUO' DARSI - Maybe, Someday, Perhaps
di moon-dragon3 - tradotto da Cuccussette e Shinaré Età: 14 anni in su, per una dose di violenza e slash omosex - sentimento gay accennato e non corrisposto - Genere : Angst/Generico - Leggi qui l' originale http://www.fanfiction.net/read.php?storyid=1081177
CAPITOLO PRIMO : HARRY ODIA SNAPE E SNAPE ODIA HARRY - Snape hates Harry, Harry hates Snape.
"Potter!" Harry guardò su, dubbioso.
"Professore?"
"Non prendere quel tono con me, Potter! Questi sono dieci punti che hai perso per i Grifondoro."
"Sì, signore," rispose Harry, mogio.
"E altri dieci per aver sbagliato la pozione. Doveva venire arancione e non rossa."
"Ma, signore, è quasi arancione, appena aggiungeremo la rasatura di dente di dragone, diverrà…"
"Granger, avevo l'impressione di stare insegnando questa lezione, io, e non te? Dieci punti anche per la tua belata." Hermione riluttante si azzittì, anche se Harry poteva dire che stava scoppiando per non poter dire a Snape con esattezza come la loro pozione sarebbe cambiata in modo perfetto.
Snape sbuffò. "Nessuna ritorsione comica, Potter? Il tuo cervello di certo viene dalla linea paterna della famiglia," >Oh, sì, ecco che ci arriva… >
Gli occhi di Harry lampeggiarono, e restò lo stesso zitto. "E così pure la tua incapacità a seguire le regole, la tua arroganza costante…"
Harry si stava mordendo la lingua così forte che pensò che avrebbe gridato per il dolore. Gli occhi di Snape luccicarono maliziosi, mentre cercava di provocare Harry. <Può essere che fa cinquanta punti tondi tondi dal Grifondoro prima della fine della lezione…> "Anche se non mi pare che tu abbia raccolto alcuna delle buone qualità di tua madre, pure." < Da dove se l'è tirata fuori ?>
L'intera classe guardò mentre Harry prese ad agitarsi. Una fiala leggera di vetro cadde sul pavimento con uno schianto, per effetto della sua magia selvaggia. "Per favore, abbi il rispetto di non parlare di mia madre, signore. Non ha fatto niente, lei, per farti male."
La parole del ragazzo erano civili, ma le disse tra i denti. La temperatura nella stanza parve calare di parecchi gradi, e Harry fissò Snape diretto negli occhi. Sarebbe potuto accadere qualsiasi cosa, dopo, ma la campana suonò per la fine della lezione, e con un secco gesto della mano Snape fece andare via tutti. Con un'occhiata finale, Harry girò sui tacchi e se ne andò.
"Longbottom, venti punti dai Grifondoro, e saranno cento la prossima volta che mi rovini un calderone."
Ma il cuore di Snape non ci stava. Perché diavolo Harry non aveva reagito? Provocare il Ragazzo- Che - Persisteva- a - Sopravvivere era il passatempo preferito di Snape ma il cocciuto arrogante piccolo dannato si rifiutava di reagire. Chissà se sapeva che quella era l'unica cosa che davvero poteva fare arrabbiare Snape? Probabilmente, sì. Maledetto piccolo seccatore.
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Harry si precipitò per il corridoio, la tunica gli svolazzava dietro. Non aveva estratto la bacchetta, ma ogni tanto piccole crepe si aprivano nelle pareti e personaggi scappavano dai loro quadri, e in un caso una porta sottile si divise in due con un grido d'angoscia. Harry era così intento a camminare che quasi non vide Albus Dumbledore fino a che non marciò diretto verso il Preside.
"Buon giorno, Harry," disse il saggio mago con un sorriso. "Vuoi seguirmi ?"
Non era una domanda. Harry seguì Dumbledore su nel suo ufficio, e scosse la testa all'offerta di sorbetto al limone. Sapeva che il Preside lo aveva chiamato lì con un'intenzione, anche se non sapeva esattamente cosa era. "Ora, Harry, ero seduto nel mio ufficio, scrivevo un'altra lettera a Cornelius Fudge, quando è accaduta la cosa più strana. Sai cosa era, Harry?" Anche se la voce era seria, gli occhi di Dumbledore ammiccarono allegri dalla cima degli occhiali.
Harry fece lo gnorri e disse piano, "Saranno stati gli allarmi che dicono che Hogwarts sta decadendo dal suo interno, troppo velocemente?"
"Hai ragione, Harry! Naturalmente, ho seguito le pietre sbeccate e le schegge di vetro, e mi hanno portato proprio da te, in aula Pozioni."
Harry si dimenò a disagio sulla seggiola, e si rilassò parecchio appena vide Dumbledore sorridere.
"Non ti ho chiamato per sgridarti. Se volevo, avrei usato il talento innegabile del Professor Snape, per quel compito." Vedendo Harry irrigidirsi parecchio al suono del nome del suo più odiato insegnante, Dumbledore continuò più dolce. "Voi due avete sempre problemi ? Vorrei che lui avesse lasciato perdere i suoi sciocchi dissapori con tuo padre; ma temo che voi due vi diate noia per natura. Potrebbe essere una sorpresa per te sapere che, ancora, sono dovuto intervenire per prevenire che fossi bocciato a Pozioni?"
Harry sospirò. "No, professore, non mi sorprende affatto. Non è che le Pozioni non mi interessano; metà delle volte, le mie pozioni sono rovinate perché Snape…"
"Professor Snape, Harry"
"Già… Perché il Professor Snape insulta me e i miei genitori." La voce di Harry si spezzò e si fissò le mani. Nel farlo, si perse lo sguardo sorpreso che attraversò i lineamenti di Dumbledore.
"I tuoi genitori ? Entrambi?"
"Sì. Non aveva mai parlato di mia madre, prima di ora. Non è stato così orribile su di lei, ha detto che non ho preso nessuna delle sue buone qualità. Ma mi ha così fatto arrabbiare! Poi ha finito la lezione, e nemmeno mi rendevo conto delle cose che stavo rompendo !" La voce di Harry stava diventando sempre più acuta e veloce mentre discuteva.
Dumbledore fece girare in su il mento di Harry, e lo guardò negli occhi. "Mi spiace non posso trattenere il Professor Snape dall' insultare tuo padre. In ogni caso, capisco il tuo fastidio nel sentirlo di tua madre, e, ovvio, gli parlerò." Gli occhi del vecchio ammiccarono. "Posso anche chiedergli se volesse darti un po' del suo tempo libero per offrirti un po' più di istruzione per le Pozioni…"
Mentre Harry quasi cadeva dalla sedia, la faccia che gli impallidiva per il terrore, Dumbledore rise senza ritegno alcuno. "Sto solo scherzando, mio caro ragazzo. Ora, è meglio che ti sbrighi o perderai pure il pranzo."
"Sì, signore. Grazie, signore." E con quello, Harry se ne andò, per fare quello che sarebbe stato il suo ultimo buon pranzo per molto, molto tempo.
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"Ci crederesti? Il trimestre è finito e non siamo stati quasi ammazzati da Voldemort o altri !"
"Ron!" lo rimproverò Hermione. "Non sfidare il destino, e non parlare con la bocca piena !"
Harry rise ai due suoi migliori amici. "Abbiamo superato anche Pozioni! Anche se Dumbledore mi ha detto che ci ha messo lo zampino, per impedire che Snape mi bocciasse…"
"Tipo viscido," mugugnò Ron con una boccata di cibo. Hermione lo colpì col gomito forte nelle costole, e lui sputacchiò patate masticate un po'.
"Signor Weasley, galateo, per favore," lo ammonì la McGongall balzando su dal tavolo del personale, e Ron si mise una mano davanti.
Harry rise di nuovo. Questa estate gli sarebbero mancati gli amici.
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Quando scesero dal Binario 9 e ¾ e attraversarono la barriera, Harry si accorse della Signora Weasley.
"Harry! Come stai? Come è stato questo anno ?"
"Sto bene, grazie," disse Harry, sebbene fosse parecchio distratto dallo Zio Vernon che era di un pericoloso colore violaceo. "Umm, credo che lo Zio mi stia aspettando… meglio che vada."
La Signora Weasley gli diede un forte abbraccio, e allo stesso tempo gli mise una busta di Cioccorane nella tasca. Ron gli diede pacche nella schiena, e inoltre aggiunse Gelatine tutti gusti, e Hermione gli diede un bacio sulla guancia, che lo fece arrossire quasi quanto era lo zio, prima di sussurrrargli che presto gli avrebbe mandato un gufo con degli snack.
Con tristezza, Harry si separò dai suoi amici e andò versi i suoi custodi. Dudley fece uno sguardo malizioso a Hermione, che ne parve nauseata e svelta camminò verso i suoi genitori.
"Quella è la tua ragazza? Bona, per un freak come te."
Harry si morse forte le labbra. Non voleva far vedere a Dudley quanto gli stesse dando noia. Hermione gli piaceva solo come amica, ma sempre lo feriva sentirne parlare come aveva appena sentito.
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Harry ovviamente era poco conosciuto al 4 di Privet Drive. Era stato confinato nel ripostiglio sotto le scale, di nuovo, almeno questa volta c'era un piccolo vaso in un angolo - ovvio, nessun privilegio di bagno - e la sua roba di scuola era al piano di sopra, del tutto inaccessibile visto che la porta del ripostiglio veniva chiusa a chiave. Harry stava pensando se avrebbe potuto usare una spilla per scassinare la porta di notte, quando sentì un assurdo crepitio. *Oh dio, no, per favore fa che non sia . .*
Allungò il collo più che poteva. Ogni cosa che possedeva era stata arsa. Per fortuna…o forse no… non c'erano oggetti per la magia. Ma ogni pezzo di compito, quaderni, inchiostro, e abiti, stavano andando in cenere. Senza curarsi delle conseguenze, picchiò alla porta, gridando a Vernon di smettere. Petunia stava allegramente spargendo la fiamma, che ora divorava il mantello dell'invisibilità, e Harry non poté trattenere le lacrime dallo scorrere giù per le guance. L'ultimo contatto che aveva con suo padre se ne era andato. Mentre guardava, Dudley prese l'album delle foto e lo aprì. Lo gettò con un grido. "Mamma! Mamma! Si muovono !" Petunia gridò e calciò le uniche foto dei suoi genitori nel fuoco. Mentre le fiamme consumavano le foto sorridenti e ondeggianti dei suoi genitori, Harry scivolò contro la porta, reclinando la testa sul legno. Il crepitio risuonò nella sua testa fino a quando non volle gridare.
La porta si aprì, facendolo cadere di lato, e suo Zio stette sulla soglia, un ghigno perverso sui lineamenti suini. "Hai visto tutto? Tutto il tuo essere freak, e l'esser freak dei tuoi genitori, è andato. Non tornerai mai più in quella scuola. Non rivedrai mai più quei tuoi strani amici. Chiaro?"
"No! Non puoi impedirmi di tornare!"
"Davvero credi?" chiese Vernon, avanzando verso Harry. "Pensi davvero di essere più potente di me, senza una bacchetta magica?"
"Verrà il mio Padrino e ti ammazzerà. Lo ha già fatto prima… Sono certo che un'altra vita in più non gli farà differenza," disse Harry, cercando di mantenere la voce ferma.
Harry assaggiò il sangue quando il pugno carnoso dello zio colpì il lato della faccia. Vernon sovrastò ghignando Harry per qualche secondo. "Oh, che peccato. Non sembra che il tuo amato Padrino stia arrivando, nevvero?"
Harry si accasciò contro il muro, pregando che qualcuno venisse ad aiutarlo. Chiunque…
**********************************
"Severus! Buongiorno ! Dormito bene?"
Snape annuì breve al Preside, "Sì, grazie, Preside."
"Felice di essere libero dagli studenti?"
"Non poco."
"Ho avuto una conversazione interessante con Harry, lo scorso giorno…" Dumbledore ebbe il piacere di vedere le vene di Snape gonfiarsi appena.
"Davvero?" buttò fuori il Maestro delle Pozioni.
"Sì. Deve averti chiesto, Severus, di non parlare di sua madre." Gli occhi di Albus sembravano adesso pezzi di ghiaccio. "Facemmo un accordo, non te lo ricordi?"
Snape annuì di mala voglia. "Dissi che non avrei detto a Harry del tuo passato con Lily, a condizione che tu non avresti mai usato il suo nome su di lui. Non forzarmi a rivelare il tuo passato a Harry, Severus."
Snape annuì. Averebbe desiderato che Dumbledore lo lasciasse in pace. Immagini di Lily corsero per la sua mente. Lei che rideva, lei che sorrideva, lei al matrimonio con James, lei e il suo figlio. Severus Snape era stato innamorato di Lily Evans per parecchio tempo, fino a quando non era arrivato James sulla scena, e lei l'aveva corrisposto. E poi Mister Arroganza gli aveva rubato la fidanzata, e aveva dato un figlio a Lily. Non aveva voglia di ricordare Lily, ancora sentiva amore per lei, ed era più che felice che il ragazzino Potter non potesse mai sapere che il suo untuoso Maestro delle Pozioni quasi aveva sposato sua madre. Dopo tutto, quello avrebbe potuto dare un legame a Potter con Severus, e meno tempo doveva fronteggiare un qualsiasi Potter, passato o presente, e meglio era.
********************** 6 settimane dopo *****************
Harry giaceva a terra, fissando il soffitto dello stanzino. Poteva immaginare come appariva, non avendo magiato niente dalla sua ultima Gelatina Tutti Gusti ( che sapeva di cavolo ), tre giorni prima. Gli veniva concesso un bicchiere d'acqua al giorno, e dieci minuti per vuotare il suo vaso, lavarsi e lavare gli occhiali. Poi veniva di nuovo chiuso nello stanzino. Molto spesso Vernon o Dudley venivano, ridevano di lui e lo insultavano, e spesso lo picchiavano. Non era molto, ma i lividi sembravano sempre più frequenti. Harry non sapeva se era così perché era così spossato da aver perso il conto, o se era che i pestaggi erano più regolari. Ma non gli importava. Harry Potter non se ne stava tornando a Hogwarts.

CAPITOLO SECONDO: RITORNO A HOGWARTS Going back to Hogwarts
Ron stava percorrendo su e giù la carrozza, passandosi le mani attraverso i capelli ribelli color ginger. "Dove è, 'Mione?"
Hermione sospirò. "Ron, mi farai impazzire. Siediti, per carità. Di certo è stato bloccato dal traffico."
Ron si illuminò. "Così pensi che stia bene, allora ?"
"Sì," mentì Hermione. "Sono certa che sta bene. E anche se ha perso il treno, può mandar un gufo a Hogwarts e loro di certo manderanno un insegnante a prenderlo. Non preoccuparti - Dumbledore non perde un colpo."
Veramente, lei era preoccupata. Sapeva di non essersi immaginata la tensione crescente sulla faccia di Harry, nelle ultime settimane del trimestre. Da quello che poteva dire, il toffee della lingua era stata un'idea pesante e cattiva. Credeva agli Weasleys. Sembravano non aver idea dei guai in cui potersi cacciare, giocando un simile tiro. Dentro di sé, era inquieta, mentre si tastava la nuova spilla da Prefetto.
"Muoio di fame, 'Mione!" frignò Ron.
"Prendiamo qualcosa da quel maledetto carrello !" scattò Hermione, sorprendendosi anche più di Ron.
In un momento di sensibilità poco tipico, le mise una mano sull'avambraccio. "Tu non sei convinta che Harry stia bene, vero?"
Silenziosa, Hermione scrollò la testa.
"Che faremo?"
"Bene, se ha perso il treno, dovrà raggiungere Hogwarts in qualche altro modo. Se non sarà nella sala comune dopo il banchetto, ce ne andremo dalla McGonagall, e se lei non ne sa niente, andremo da Dumbledore. Sono certa che stiamo reagendo troppo. Starà bene."
Ron annuì dubbioso e entrambi fecero uno scomodo silenzio, Ron faceva i palloni con la gomma Droobles Best Blowing e Hermione leggeva un libro di incantesimi. Dopo cinque minuti il treno ripartì e ancora non c'era traccia di Harry. Comunque, venne qualcuno. Qualcuno che né Hermione né Ron desideravano vedere in particolare, a parte per il fatto che erano preoccupati per Harry.
"Cosa vuoi, Malfoy?" chiese rude Ron.
Hermione non si affrettò a guardarlo,anche perché aveva la bacchetta stretta in mano e ben nascosta tra le tuniche. Malfoy non rispose per un attimo. Hermione guardò su e notò quanto sembrava pallido.
"Dove sta Ha - Potter?"
{strano} pensò Hermione {era come se stesse per dire Harry} "Non lo so. Di certo ha perso il treno. Cosa volevi?"
Draco esitò. "Io. . .Io. . .Io volevi…uh… voglio dire…"
"Sputa tutto, faccia di furetto!" esclamò Ron, e il Serpeverde arrossì, trattenendosi dall'insultare Ron.
"Volevo scusarmi per il modo in cui vi avevo trattato in passato. Certe… cose… successe questa estate, e il fatto che non mi sono voluto unire ai Mangiamorte… Io … io non so come ho fatto ad arrivare a scuola." Improvvisamente parve molto giovane e molto smarrito {ma poteva simulare!} si disse Hermione. "E. . .posso chiamarvi Ron e Hermione?"
Ron stava boccheggiando come un pesce rosso peloso e sovra dimensionato.
"Sì che puoi" disse Hermione. "Ma… un solo commento sui Mezzosangue e ti maledirò così malamente che lo sentiranno anche i tuoi antenati!"
"Non puoi maledire i miei antenati, invece?" mormorò Draco e Hermione rise.
"Chiudi quella bocca, Ron!" esclamò.
Draco sorrise timido. "Così… dove sta Harry. . .Potter. . . o come posso chiamarlo?"
"Onestamente non so," disse Hermione con un sospiro. "Non ha risposto alle nostre lettere di queste vacanze, e non era sul treno."
"Bene, il Professor Dumbledore lo manderà a prendere, se ha perso il treno!"
"Gìà, quello che pensiamo." Hermione contemplò il ragazzo biondo davanti a a lei e alla fine chiese quello per cui strava morendo di curiosità di sapere, da quando le aveva parlato civilmente. "Cosa diavolo ti è successo?"
forse un giorno 2
************************************
Harry si piegò su sé stesso appallottolandosi, il dolore stava esplodendo in ogni suo arto. Non era più lui; Vernon aveva iniziato a rendersi conto che Harry poteva essere il suo punching bag personale e nessun Padrino rabbioso con l'ascia tra le mani sarebbe arrivato a ucciderli. Harry non era dottore; non conosceva nessun incanto curativo. Ma si accorgeva che sarebbe morto di stenti e, con qualche altro pestaggio, il ragazzo che sopravvisse… non sarebbe più vissuto.
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Snape era nel suo ufficio, preparandosi per affrontare tutti i piccoli noiosi Serpeverde, figli di Mangiamorte. Merlino, come odiava dover fare il ruffiano con loro. Aggiungeva offesa alla ferita del Marchio che bruciava spesso. Eppure, poteva succedere qualcosa di peggio. Come…
*Knock Knock*
"Vieni" scattò. Francamente, non avrebbe voluto fare entrare nessuno, nemmeno se fosse stato Albus; non voleva essere disturbato. "Lupin. Che bello rivederti" la disdetta trapelava da ogni sua parola.
"Snape, dobbiamo parlare"
"Oh, davvero? Che bello. Buona giornata a te. Per favore chiudi la porta dietro a te"
Lupin fissò Snape, i suoi occhi luccicavano feroci. "C'è bisogno di parlare, e ne abbiamo bisogno adesso."
Snape sospirò, cercando di trattenersi dall'esser nervoso col mannaro ben cresciuto. "Perché mai ?"
"Perché ho una lettera assai interessante, portata ieri da un gufo incantato e devi leggerla."
"E allora, fammela leggere, Lupin, e finiscila di alitarmi sul collo!"
"No."
Snape non discusse. Sollevò la busta e iniziò a leggere mentre Lupin attendeva. Alla fine la posò. "Se è una specie di scherzo sciocco, Lupin, non lo trovo affatto divertente." "Non lo è. E neppure io ne sono assai divertito."
"Esci." ordinò Snape, teso, e Lupin lo accontentò, con uno sguardo triste sulla faccia. Mentre lasciava la stanza, disse piano, "Non lo scacciare, Severus. Ha bisogno di una famiglia, almeno quanto ne hai bisogno te." E lasciò Snape a meditare su quelle parole.
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Draco sospirò e tirò su col naso, assente. "Mio padre decise che sarei stato marchiato. Guardai i Mangiamorte torturare e stuprare una piccola… ragazzina Babbana. Io.. mi sono sentito nauseato. Non ho potuto reggere. Mio padre era livido. Mi ha colpito con la Cruciatus, e mi ha spinto a terra così che potessi venire marchiato. Mi ha promesso che appena arrivato a casa sarei stato picchiato finché non mi restava un alito di vita. Ma non ci ho pensato su due volte, e mi sono teletrasportato. Sono finito in mezzo a tanta gente nella Londra Babbana e ho corso… Ho continuato a correre."
Hermione annuì, gli occhi tristi."Harry lo dovrebbe sapere."
"Come?" chiese Draco, perplesso. Hermione sospirò e guardò Draco negli occhi. "Il suo legame con Voldemort gli mostra qualsiasi cosa avvenga quando Voldemort si sente davvero perverso. Ha incubi atroci."
Draco parve scioccato, e rimase zitto per tutto il tragitto alla scuola.
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Harry non aveva idea di quale giorno fosse. Aveva perso la cognizione del tempo. Non gli importava di quale giorno fosse. Nessuno veniva a salvarlo. Stava morendo, sanguinante, pesto ed emaciato, in quello stanzino sotto le scale, tutto solo. Nessuno poteva impedirlo.
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Venti minuti dopo, Snape stava ancora fissando la lettera che aveva tra le mani. Non poteva essere vero, proprio non poteva. Non quando assomigliava così tanto a James. Come poteva essere così crudele, Remus? Se fosse stato qualsiasi altro, Snape avrebbe bruciato la lettera, ma da Remus… Non da quel tipo di persona. All'improvviso Snape si rese conto di essere in ritardo per il banchetto. Scomparendo attraverso un arazzo, emerse proprio vicino al tavolo degli insegnanti nel Salone. Dumbledore lo osservò tagliente, e gli fece segno di sedere accanto a lui. Snape lo fissò e sedette.
"Buona serata, Severus. E' bello che sei tra noi," disse la McGonagall disapprovandolo.
Snape a malepena la guardò. Poteva sentire gli occhi di Lupin bruciargli sul dietro del collo. Dumbledore fissò penetrante Snape.
"Preside, dovrei parlarti dopo pranzo. Ah, è una faccenda urgente…"
Dumbledore annuì serio, e poi si voltò per parlare con la Professoressa Sinastra, lasciando Snape a fissate il suo piatto con grande disgusto e meravglia per quanto sarebbe accaduto presto. Dopo il pranzo, seguì Dumbledore nel suo studio. Prima che il vecchio uomo potesse fargli domanda alcuna, Snape gli mise la busta in mano. Il Preside la controllò, con gli occhi she si stavano sbarrando. "Bene, bene. Questo è un bel pezzo di sorpresa, eh?"
Snape appena lo fissò.
"Devo ammetterlo, non avrei mai immaginato la possibilità, ma questa lettera è davvero autentica …" "Ne sei certo?"
"Oh sì, Severus, del tutto. E va detto a Harry, immediatamente. Solo ci sta un problema…"
"Quale?"
Improvvisamente ci fu un bussare alla porta. "Venite, signorina Granger, signor Weasley" disse Dumbledore, ignorando con cautela il sibilo irato di Snape.
"Professore, signore. . non riusciamo a trovare Harry. . .non era sul treno…o al banchetto. . ."
"Adesso, mia cara ragazza, calmati. Che cosa c'è?"
"Harry non era sul treno. Non ha risposto a nessuna delle nostre lettere e pensammo che potesse avere perso l'Espresso così attendemmo ma non è neppure qui!"
Dumbledore si girò verso Snape. "Ecco, quello è appena diventato il nostro secondo problema."
"Signore, non sai dove è adesso?" la voce di Hermione era tremula e gli occhi, pieni di panico.
"No, signorina Granger, mi spiace ma non lo so. Ci metteremo comunque in contatto con i suoi parenti quanto prima e più svelti che si può. Severus, ci pensi tu? Devo restare qui e ci vorrà un attimo per informare Minerva."
Snape annuì rapido, e si defilò verso le sue stanze, prendendo un mantello pesante e la sua scopa. Virtualmente, corse fino al punto di apparizione, e si trasportò al limite della cancellata, fuori dalla casa di Harry. Gli sembrava a posto, e per un attimo Snape fu seccato. Quello stupido ragazzo si era certo scordato il giorno. Trasformò le sue vesti in un completo Babbano - ovvio: nero ! - e bussò alla porta. Una donna dalla faccia ossuta aprì la porta. "non sono interessata, qualsiasi cosa vendi."
"Scusi, signora," disse teso, "Sono qui per vedere il signor Harry Potter."
La donna parve momentaneamente confusa, e la rabbia lampeggiò sul suo viso. "Non c'è nessun Harry Potter qua." disse secca. "Buonasera."
Snape guardò la porta che gli era stata appena sbattuta in faccia. Doveva aver avuto il numero sbagliato. Ma… quella donna aveva gli occhi di Lily. Decisamente. Riluttante, si lanciò addosso un incanto di invisibilità e levitò su fino al secondo piano della casa. Mormorò 'alohomora' e spalancò la finestra, entrò silenzioso. Poteva sentire diverse voci gridare, e tonfi provenivano dal giro delle scale. <Oh, Merlino, Severus, questa certamente è la casa sbagliata. Come sembrerai idiota quando il Ministero ti accuserà di aver attaccato dei Babbani?>
Ignorando la sua voce interiore, Snape scese le scale. Che buffo, i rumori sembravano venire da sotto la scala. Quando raggiunse il fondo, vide che la porta era aperta, e una sagoma ingombrante e massiccia stava sulla porta, colpendo qualcosa. Dai gemiti che la cosa emetteva, poteva essere stata un essere umano, ma era troppo piccola. In un modo grottesco, assomigliava a Voldemort; o a un bambino non ancora venuto alla luce, piegato in posizione fetale. Snape si mosse attorno alla massa dell'uomo, e quasi vomitò. Il grottesco mucchio di ossa e contusioni era un ragazzo. E non un ragazzo qualsiasi. Potter.
"Stupeficium" sibilò, furioso. Con veemenza, l'incantesimo congelò anche gli occhi dell'uomo. A malincuore Snape allentò la magia e lasciò respirare l'uomo. Rapido tramortì la donna ossuta e il ragazzo taglia balenottero, e scivolò verso il sottoscala. Puzzava di sangue, di urina e di sudore. Immaginò che il ragazzo fosse stato rinchiuso là dentro per l'intera estate. Con un gesto, fece levitare Harry e dopo essersi resi invisibili entrambi, si trasportò nei pressi di Hogwarts.
Poppy era in Infermeria e quasi gridò vedendo le condizioni di Harry. Prese a curarlo meglio che poteva, e alla fine fulminò Snape. "Che stai facendo qui? Sei l'ultima persona di cui lui ha bisogno. Serve gente che abbia cura di lui; ora, per favore, vai e agguanta Minerva e Albus."
La gola di Snape si strinse parecchio mentre usciva dall'Infermeria diretto all'Ufficio di Dumbledore. Poppy aveva ragione; lui e Potter non potevano essere come padre e figlio. Sopo tutto, si odiavano a vicenda; Potter probabilmente si sarebbe ammazzato, prima di accettare Snape, e viceversa. E allora, perché mai Snape si sentiva così scontento?
CAPITOLO TERZO: SNAPE RIFLETTE - Snape considers
Dumbledore giunse in Infermeria e sembrava fossero passati dieci anni dall'ultima volta che aveva visto Harry. Il vecchio stregone di rado lasciava trasparire certe emozioni, ma oggi la furia e l'apprensione erano esposte sulla sua faccia in modo ben visibile. "Come sta, Poppy?"
La Medi-strega scosse la testa. "Non bene. Ho curato tutte le ferite esterne, ma non posso fare niente per quelle interne. Guarire sarebbe difficile già per la maggior parte delle persone in salute, e lui è così malnutrito e io…" crollò e guardò a terra. "Io non sono certa che ce la farà."
Dumbledore chinò la testa per un attimo. "E' stato qui, Severus?"
"Sì… se ne svolazzava qua attorno come un pipistrello troppo cresciuto, mentre cercavo di curare Harry. Lo ho mandato via a cercarti e portarti qui. E' importante che Harry abbia gente attorno che si preoccupa per lui, in questo momento."
Vedendo l'espressione pensierosa di Dumbledore, aggiunse tagliente, " E non credo che cercare di espellerlo ad ogni trimestre sia preoccuparsi per lui !" Albus sorrise appena e, cambiando argomento, le disse, "Vorrei stare qui, ma temo che, dato lo stato attuale del Ministero, Fudge non mi permetterà di perdere questo incontro. Per favore, informami sul momento se le condizioni di Harry dovessero cambiare."
"Sì, certamente, Preside."
A mezza strada verso la porta, Dumbledore parlò di nuovo. "E se Severus decide di tornare, può stare quanto vuole con Harry."
Poppy, sebbene a malincuore, annuì.
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Snape stava seduto nel suo ufficio; si passava le mani tra i capelli, quando ci fu un insistente bussare alla porta. Chiunque stesse bussando, aveva ragione di essere preoccupato, a disturbare il Maestro delle Pozioni dopo il coprifuoco. Con un sospiro, si alzò in piedi, calciando un poco la sedia mentre la oltrepassava, e aprì la porta. Nulla. Arrabbiato, si voltò, quando una voce sussurrò, " Aspetta un minuto! Fammi entrare!"
Confuso, Snape si guardò attorno. Non c'era nulla. E poi, nel suo ufficio, una sagoma tremante si consolidò in Draco Malfoy, mantello dell'invisibilità su un braccio.
"Signor Malfoy," disse Snape, cercando di apparire felice di vedere il figlio di Lucius. "Cosa ti porta qui, a quest'ora ?"
"Posso sedere?" chiese educato Draco, e Snape quasi cadde a terra. Draco non chiedeva mai. E giammai con gentilezza.
"Oh… Sì… ovvio," disse, ricomponendosi rapido.
"Volevo parlarti… e non quando altri potevano sentire."
"Oh," disse Snape. "Bene, cosa c'è?" Non sapeva se era la sua immaginazione, o Draco stava arrossendo. Un Malfoy non arrossisce mai. O non fa niente che assomigli di lontano a un'emozione, che sia amore, imbarazzo, vergogna o rabbia.
"Volevo chiedere scusa. Per il modo in cui ti ho trattato, per il modo in cui ti ho fatto fare preferenze con me. Mi dispiace davvero."
Determinato a non perdere la sua freddezza, Snape si riappoggiò alla sedia e sollevò un sopracciglio. "Che lodevoli sentimenti, signor Malfoy. Come. . ."
"No!" esclamò Draco, con gli occhi che lampeggiavano. "Per favore, Professore non chiamarmi così. Fammi spiegare - Ascoltami.. Per favore." La voce si ammorbidì sul finale, e contro le sue intenzioni, Snape annuì e fece un gesto con la mano. "Mio padre mi prese per iniziarmi. Io. . .Io ero troppo atterrito. Odiavo quello che facevano. Io sapevo che non potevo farlo. . Mio padre invece credeva che potessi. Era chiaro che sarei stato marchiato, e cercai di correre ma lui mi inchiodò a terra e loro usarono la Cruciatus su di me. Voldemort fu quasi sul punto di farlo, ma mi teletrasportai, nella Londra Babbana." Vedendo l'esasperazione sulla faccia di Snape, proseguì affrettandosi. "In un vicolo, ovvio! Dove altro potevo andare? E ci sono corso! Potevano trovarmi se avessero cercato, ma non era che non sapevo le identità di nessun Mangiamorte, comunque, chi avrebbe creduto alla perola di un ragazzo? Così me ne restai nella Londra Babbana, e venni qua all'inizio del trimestre."
Snape stette zitto per un attimo. Infine si riscosse dal sogno ad occhi aperti in cui era piombato. "Draco, non ti pare di essere stato un po' sciocco venirlo a dire a me, essendo io stesso un Mangiamorte?" Sporse l'avambraccio, e Draco sorrise forazto.
"Io lo so. E loro sanno."
Snape impallidì. "Impossibile! Come?"
"Non lo so. Non ti sei chiesto come mai non sei stato convocato per così tanto tempo? Voldemort presto ti chiamerà e ti ammazzerà. In modo doloroso e brutale."
"E tu come lo sai?"
"Non sono uno stupido," disse, spingendo il petto in fuori. "Stavano parlando di vendicarsi, essendoci stato un traditore di mezzo."
Snape ondeggiò parecchio. Questo giorno stava prendendo la forma di uno dei peggiori che riuscisse a ricordare. Ed era solo il primo pomeriggio del trimestre. "Grazie a te si.. Draco, per le scuse. Può essere così brusco, sono sollevato che non dovrò passare il trimestre a fare il ruffiano con te, tuo padre o Voldemort. Sarà un cambio piacevole."
Draco rise.
"Se ti sta bene, ti chiamerò Draco in ogni occasione. Immagino che non sei in contatto pure con Narcissa, vero?"
Draco annuì, "Non ho famiglia."
Snape annuì. Se Draco fosse stato in qualsiasi altra Casa, avrebbe potuto dire che quella Casa era la sua famiglia. I Serpeverde se la sarebbero rifatta con Draco, e pochi altri gli avrebbero perdonato il comportamento crudele, svelti quanto aveva fatto Snape. "Capirai che sarà una faccenda dura da superare, Draco."
"Lo so. Mi sono già andato a scusare con Ron e Hermione. Non so Ron, ma Hermione pareva fidarsi di me."
"Due Grifondoro, per quanto spavaldi, non potranno salvarti dai Serpeverde, specialmente i figli dei sostenitori di Voldemort."
Draco cennò appena. "Non credo che è sicuro per te stare nel dormitorio Serpeverde. Ne devo parlare con il Preside." Snape cennò. "Sì, e parlerò anche per tuo conto. Fino a allora, vorrei che tu restassi qui."
Draco annuì. E poi, del tutto fuori dalla tristezza: "Dove sta Harry?"
"Prego?"
"Dove sta Harry Potter?"
Snape sospirò. "Lo sono andato a prendere dai suoi parenti. Aveva perso il treno."
Accorgendosi che Snape non aveva niente altro da dire, Draco cennò, e andò a prendersi le valigie dalle stanze dei Serpeverde.

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Si svegliò più tardi, quella notte, sentendosi assetato, e zampettò attraverso la stanza principle dell'appartamento di Snape. Una lettera era posata sulla scrivania, accanto a un mucchio di compiti corretti, e Draco fu incapace di leggerla.
'Caro Severus, Se tu stai leggendo questo, adesso siamo morti, e Pettigrew ci ha tradito. Sì, abbiamo cambiato l'affidatario all'ultimo momento. Nessun altro che Dumbledore, Sirius e Pettigrew lo sanno. E, ovvio, io e James. Avrei voluto avertelo detto prima, Severus, davvero. Ti amo e ti ho sempre amato. Ma qualcosa che non avevi mai saputo, è che sono una veggente. Non una forte; ma una vera ( non come Sybil )e ho visto cosa ti succederà. Ho visto come il futuro cambierà. Comunque, non so come farà a cambiare. Sono stata io a chiedere a James di cambiare l'Affidatario Segreto, avendoci visti traditi. Non so e se sia stato giusto. Ho chiesto solo due cose: vedere che la spia venga catturata e assicurata alla giustizia, e prendersi cura di Harry. Lui è tuo figlio. Sì, Harry James Potter è tuo figlio. Ricordi la nostra ultima notte assieme? Io sì. Sapevo che dovevo lasciarti, per la sicurezza mia e tua. Dopo poco tempo mi resi conto che ero incinta,e gli incanti dissero che il bambino era tuo. James era triste¸ma fummo d'acccordo nel mettergli nome James, e permettere a Sirius il ruolo di Padrino. Ha anche incanti piazzati addosso a lui che assicurino la sua rassomiglianza con James, almeno fino al quindicesimo compleanno. Dopo quello, se avrai ricevuto la lettera, e nessun altro sa, devi dirlo a Harry. Ti prego, Severus, abbi cura di lui. Dagli quella famiglia che ho visto non avrà mai, grazie a mia sorella. Guarda oltre James in lui, ti supplico, e preoccupati per lui come faresti con tuo figlio. Ti vorrò sempre bene, Lily.
Draco rantolò verso il pezzo di carta. Non poteva essere, oh, no, non Snape, non Harry - non era possible… Lily e Snape? E come faceva a non essersene accorto nessuno? "Come diavolo può essere successo ?"
forse un giorno 3
"Nel modo normale, Draco. Immagino di non doverti dire come si fa?" Il Professor Snape era in piedi dietro a Draco, con indosso una camicia da notte grigia e un'espressione irritata. "Ora, Draco, io so che tuo padre non ha messo molto impegno per darti regole, ma di certo ti ha insegnato a non leggere le lettere delle altre persone, se non vuoi scoprire qualcosa che è meglio non venire a sapere?"
Draco annuì, le guance in fiamme. Poteva concentrarsi difficilmente sulla lettura di Snape, i fatti gli turbinavano nella testa. Harry era figlio di Snape… Snape aveva un figlio… Snape e Luly avevano… Ugh! No no no! Ugh!
Snape mise la faccia assai vicina a quella di Draco. "Se fai una sola parola di questo a chiunque. Avrò gran piacere di smembrarti pezzo per pezzo, e farò penzolare il tuo scalpo dalle gargolle della Torre Astronomica."
Draco ondeggiò, all'improvviso desiderò di non aver mai letto la lettera.
"Tu non farai mai parola alcuna di questo, capito?"
Non fidandosi della propria voce, Draco si limitò ad annuire, e arretrò.
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Snape si ritirò nella camera da letto. Merlino, che gli era preso a Draco di leggere quella roba, tra tutte le cose sul tavolo. Piccolo monello insopportabile. Ma adesso doveva dire la cosa a Potter… a Harry… Merlino, come avrebbe dovuto chiamare il ragazzo? Come avrebbe reagito il ragazzo? I pensieri corsero nella testa di Snape, roteando e ballando. Senza sorpresa, quella notte non riuscì a prendere sonno…

CAPITOLO QUARTO : IN BIBLIOTECA In the Library
Harry si svegliò. Ogni cosa era di un nero soffocante, come quella volta che Zia Petunia lo aveva colpito sulla faccia con un mattarello e gli aveva rotto gli occhiali. Il respiro prese ad uscirgli più svelto, e afferrò i lenzuoli rigidi, cercando invano di liberarsi. Cacciò un agghiacciante gemito di terrore; di certo era cieco, o stava morendo, o chissà cosa altro… e sentiva pesante ogni parte del suo corpo, con uno stordimento che appariva strano se confrontato al dolore costante che aveva provato per tutte le vacanze. Recuperando un briciolo di forza, spinse via le lenzuola che lo trattenevano, e scagliò da parte un braccio.
Una mano gelida lo afferrò, e lo trattenne con delicatezza, carezzando le cicatrici che ne segnavano il dorso. "Va bene. Guarirai; però devi aprire gli occhi…"
Sentendosi ridicolo a causa del terrore e della confusione, Harry si accorse che teneva gli occhi ancora chiusi. Aprendoli cauto, sbatté le palpebre verso la macchia nera contro la parete, confuso. "Signore?"
Pensò di aver immaginato la voce gentile che aveva udito prima, poiché ora il Maestro delle Pozioni parlava brusco.
"Sei rimasto addormentato a lungo. E' importante che mangi qualcosa."
Quando Harry piegò appena le dita, l'amicizia che aveva sentito era sparita. E c'era Snape.
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Snape aprì la porta dell'ufficio di Pomfrey e nemmeno guardò dentro mentre le diceva, "Potter è sveglio, Poppy. Sto andando a dirlo al Preside."
Pomfrey grugnì per affermazione e svelte andò al capezzale del letto di Harry. Gli aveva riparato gli occhiali la notte prima, e ora glieli posò con delicatezza sul naso; insieme, posò una ciotola piena di zuppa davanti a lui.
"Non ho fame, grazie," mormorò roco.
Guardandolo con disapprovazione, Poppy gli mise una mano sulla fronte e sentì il ragazzo tendersi un poco verso la frescura. "Hai un bel po' di febbre, ma devi mandar giù qualcosa, o non guarirai" gli disse dolcemente.
Proprio allora Albus entrò, con gli occhi che ammiccavano. "Ah, Harry, come ti senti?"
"Bene, grazie, signore" disse Harry con voice piatta.
"Poppy, pensi che potrei avere qualche minuto da solo con Harry?"
A malincuore, Poppy annuì e si ritirò nell'ufficio. Non ci guadagnava mai a litigare con Albus.
"Harry, cosa ti è successo? Eri in condizioni atroci, quando il Professor Snape ti ha raccolto…"
Sapendo che il Preside non ammetteva contraddizioni, Harry scosse la testa e parlò cauto. "Nel mondo Babbano… ci sono un sacco di piccole gang… niente del genere c'è nel mondo stregonesco. Mio cugino ed io siamo parte di una e c'è stato un brutto combattimento. Sono stato preso nel mezzo, e i miei amici non si sono resi conto che non c'ero, quando sono scappati. Ero appena arrivato a casa quando il Professor Snape arrivò, e si preparavano a portarmi all'ospedale."
Dumbledore annuì, il sollievo negli occhi blu "Ho sempre, e sempre riterrò che i Babbani sono una delle razze più pericolose dell'universo. Posso sperare che non succederà di nuovo, Harry?".
Harry scosse la testa, occhi sgranati, e sorrise meglio che poteva, mentre poteva sentirsi la faccia come se si potesse dividere in due in qualsiasi momento. "Andrò in palestra con mio cugino nelle prossime vacanze," complicò la storia vedendo lo sguardo confuso sulla faccia anziana dello stregone. "E' un posto Babbano dove puoi stare in forma e forte."
Era chiaro che Dumbledore non aveva capito, ma Harry non era stato chiaro sulla faccenda della ginnastica e stava esagerando con le bugie. Si accasciò tra i cuscini e il vecchio stregone colse l'occasione e se ne andò, borbottando qualcosa a riguardo delle palestre, sottovoce, e prima che potesse chiedere perché, Snape si era seduto accanto a lui.
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Snape incappò in Dumbledore, più tardi. "Ah, Severus. Son certo che sei sollvato che Harry sta guarendo bene."
Snape sollevò un sopracciglio, facendo del suo meglio per sembrare disinteressato alla cosa. "Si è degnato di dirti che è successo??"
Dumbledore annuì, serio. "E' stato coinvolto in una rissa, qualcosa di gang di Babbani. Quando starà meglio, gli parlerò. Non è un comportamento adatto per uno studente di Hogwarts."
Snape cennò, sorridendo malizioso, e non seppe trattenersi dal chiedergli, " E perché i suoi parenti allora non lo hanno portato in un ospedale?"
"Beh, Severus, se devo dire la verità, sei arrivato al momento opportuno. Stavano per andare in un ospedale, ma le cure di Poppy sono molto migliori, non sei d'accordo?"
Snape annuì silenzioso, furioso. Perché quell'imbecille di un ragazzo non aveva detto tutto a Dumbledore?
"Bene, Preside, se è tutto. . ."
"Certo, certo, Severus, torna a qualsiasi pozione dal gusto schifoso tu stia mescendo laggiù" disse Dumbledore con un sorriso e un gesto della mano nodosa.
Snape scomparve attraverso un passaggio segreto fino a che non sentì i passi di Dumbledore sfumare e perdersi. Allora fece la strada all'indietro, verso l'Infermeria, e ci si infilò passando dalla porta semi aperta. La ragazzina Granger era seduta vicina a Harry e gli parlava dolcemente.
"Signorina Granger, penso che è tempo per te di tornare nella tua stanza, o no ? "
Lei guardò su, rimase di stucco e poi si alzò. "Mi dispiace, Professore. Me ne sto andando."
Lui restò zitto mentre lei andava, prima di concedere di cadere alla mascherata che manteneva con tanta cura. Suo figlio… Il figlio di Lily… era stato pestato e contuso fino a lasciargli appena un alito di vita. La pelle pallida era tesa sugli zigomi di Snape. Parecchi segni arrossati correvano lungo il mento. Il processo di pensiero di Snape si arrestò improvviso, e tornò su sé stesso. Suo figlio? I suoi zigomi ? Spazzatura! Nella mente, si prese a schiaffi. < Il ragazzo non è nulla per te, Severus. E' il figlio di Lily ed è felice di esserlo.> - Felice? - disse un'altra voce - Oh, sì, deve essere un'estasi, vivere in una famiglia di Babbani che abusano di lui! <Non è affare tuo.> - Quando inizierà ad assomigliarti? Lily deve avergli messo su incanti potenti, ma non dureranno per sempre. Cosa farai allora? - Silenzio. Gettando un ultimo sguardo al ragazzo addormentato, si defilò dalla stanza in un turbine di abiti scuri, coi pensieri in subbuglio.
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Harry si svegliò al rumore della porta che veniva chiusa. Gli girava la testa e si sentiva vagamente malato. Non aveva mangiato nulla da quasi una settimana, a parte le Gelatine Tutti Gusti così, come potesse sentirsi sul punto di rigettare, proprio non lo sapeva. Ma di certo stava per dare di stomaco. Con un grugnito si svuotò lo stomaco e immediatamente si addormentò, per risvegliarsi dopo cinque minuti. La nottata proseguì in quel modo; svegliandosi ogni cinque minuti da un sonno irregolare, rigettando, e cercando di nuovo di dormire. Harry era consapevole che avrebbe avuto occhiaie enormi sotto gli occhi. Aveva provato di tutto; pozioni soporifere del tipo più forte che aveva trovato a Knockturn Alley; pozioni dreamless sleep rubate dell'ufficio di Madam Pomfrey; aveva pure colpito il muro con la testa parecchie volte, pur di tramortirsi. Ma anche nel peggior pestaggio ricevuto dai suoi parenti, l'incoscienza si era rifiutata di reclamarlo. E poi c'era l'altro problema. Dumbledore credeva che Harry si fosse picchiato con altri ragazzi; ma di certo chi lo aveva trovato presto lo avrebbe rivelato a Dumbledore; dopotutto, Harry era stato liberato definitivamente dallo sgabuzzino dei Dursley da qualcuno che sapeva che i Dursley non lo avrebbero mai lasciato uscire. Ma allora… Doveva essere stato Snape! Qualsiasi altra persona avrebbe rivelato la verità a Dumbledore ; Snape non se ne sarebbe certo preoccupato. Col cuore parecchio alleggerito, la mente di Harry vagò verso il più impellente motivo di agitazione: caversela se qualcuno di loro era a conoscenza della sua mancanza di sonno. Harry avrebbe dovuto fare un salto in Biblioteca.
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Era riuscito a convincere Madama Pomfrey di aver mangiato pesante e di sentirsi davvero meglio. Harry aveva lasciato l' Infermeria prima che aveva potuto il mattino dopo e si era diretto all'Infermeria. A mezza strada nel corridoio, lo raggiunse la più strana delle sensazioni. Si sentiva la testa leggera e galleggiante, come se gli impulsi del cervello fossero stati troppo lenti. Poi la sensazione crebbe e crebbe, fino a che macchie danzarono davanti ai suoi occhi, e si aggrappò al muro cercando disperatamente di restare in piedi. Dopo aver chiuso gli occhi e preso respiri costanti per qualche momento, il mondo si raddrizzò, e con una piccola alzata di spalle, Harry si rimise in cammino per la biblioteca, sebbene più lento di prima. Da dietro l'angolo, occhi neri lo guardarono con sospetto.
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Snape seguì Harry per i corridoi che sapeva che portavano alla biblioteca. Anni di spionaggio e grazia naturale ereditata dalla madre gli avevano insegnato ad aggirarsi tranquillo e silenzioso per i corridoi. Attese qualche istante, mentre Potter entrava in Biblioteca; vide il ragazzo scambiar qualche parola con Madama Pince e sparirsene dietro un largo scaffale pieno di volumi. Borbottando un incanto di invisibilità. Snape seguì il ragazzo, che vagava senza scopo tra le trincee di volumi. Molto spesso si fermava per riprendere la sua strada e cambiava direzione facendosi strada tra i volumi. E forse anche trovava quello che stava cercando.
"Ah!" esclamò forte. "Trovato!"
Snape allungò il collo per osservare il libro da sopra la spalla di Harry. 'Come ottenere i migliori piaceri sessuali dal vostro gufo domestico'
Snape, che di solito era maestro nel fare facce inespressive, inciampò all' indietro in una pila di libri, ansimando. Sentì Potter balbettare davanti a sé. "Chiunque tu sia, davvero dovresti imparare a camminare più silenzioso. Ti ho sentito seguirmi per tutta la strada, fino da fuori."
Snape, con la faccia in fiamme, se la filò prima che poté, cercando di mantenere una sua dignità. Harry si concesse un'alzata di spalle al suono ansimante, e un'occhiataccia al libro schifoso; poi tornò alla sezione delle cure e degli incantesimi per nascondere che stava cercando. Dieci minuti dopo scoprì che le magie di cura non funzionavano su tagli e lividi e seppe che la Pomfrey lo aveva guarito delle ferite interne. Ggli incantesimi per nascondere non sembravano così difficili. Svelto trasfigurò uno specchio e si guardò. Rantolò e mollò lo specchio, che si cadde sul pavimento. Era così cambiato! I capelli erano cresciuti e parevano più lisci, e il naso era lievemente aquilino. Disgustato, Harry ricompose lo specchio ed estrasse la bacchetta.
'Obscuro' mormorò, immaginando la sua faccia normale; o, piuttosto, come era stata all'inizio delle vacanze, con solo un paio di lividi. Sentì una vibrazione attraversargli le ossa e guardò nello specchio. Perfetto. Sembrava come se i lividi stessero schiarendo.
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Harry era piuttosto sollevato. Nessuno avrebbe potuto scoprire cosa era accaduto, ilividi sarebbero scoloriti, nessuno avrebbe visto le cicatrici e la vita sarebbe tornata alla normalità. Fino a quando Dumbledore mpm lo trovò fuori della libreria.
"Ah, Harry! E' arrivato alla mia attenzione che tu hai bisogno di recuperare le tue cose dalla casa dei tuoi parenti. Ovvio, dovrai riprendere le lezioni domani, così io stesso ho preparato un portale per te, che oltrepasserà le barriere attorno a casa tua e ti porterà diritto a casa. Puoi metterci quanto vuoi a salutare i tuoi, purché tu sia qua domattina."
Dumbledore sorrise felice.
"Abbi cura di te, Harry!" disse, e premette il portale nella mano di Harry. Con un sobbalzo, Harry sentì il mondo dissolversi, e atterrò qualche attimo dopo nella cucina dei Dursley. Se ne stavano tutti attorno al tavolo, berciando in modo spiacevole, e appena lo zio Vernon si mosse verso di lui, Harry ebbe un pensiero rapido. <Benvenuto all'Inferno>.
forse un giorno 4
CAPITOLO QUINTO : ALTERNA VOCIS - Alterna Vocis
Harry si guardò attorno, il disagio divenne in breve panico. Lo zio stava oltre il tavolo da parte opposta alla sua, Petunia a destra e Dudley alla sua sinistra. C'era una smorfia sulla sua faccia da maiale. "Che bello che sei tornato Harry. Ti abbiamo preparato una bella festa di addio…"
Harry cercò di non lasciar trasparire sulla faccia il terrore paralizzante. Guardò Vernon dritto negli occhi e gli parlò più calmo che poteva. "Non pensate che sospetteranno, a Hog… alla mia scuola… se torno con un occhio nero?"
Vernon rise, Petunia gigioneggiò. "Bene, siccome pretendi di dichiararti stregone, allora di certo saprai come mascherarlo, no? Sono certo che odieresti dover ammettere che non riesci ad essere decente neppure nella tua carriera."
Harry si ritrasse: come l'aveva capito Vernon? Era l'unica cosa che lo spaventasse più di ogni altra; la gente che scopriva che il perfetto, famoso Harry Potter non poteva far fronte a un paio di Babbani. Mentre ci stava pensando, Vernon si scagliò su di lui, lo agguantò per le spalle, sbuffando mentre Harry si scuoteva.
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BOTTE
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Sanguinante e pesto, Harry attraversò il portale verso Hogwarts all'una del mattino dopo. Lanciò gli incanti curativi più svelto che poté, e fu fortunato dato che incappò in Snape che se ne stava tornando dalla Sala Comune.
Snape lo contemplò col sopracciglio alzato. "Perché sei fuori così presto, Potter?" Con sua tristezza, non c'erano punti da sottrarre, e siccome era mattino, il coprifuoco non poteva essere applicato.
"Stavo cercando il Professor Dumbledore" disse piatto Harry.
"Dieci punti dal Grifondoro per aver risposto. Adesso fila nella tua stana comune," gli disse gelido Snape.
In silenzio, Harry obbedì, lasciando lo a guardarlo andare via.
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Il mattino dopo avevano Trasfigurazione, Incantesimi e poi, Pozioni. Harry sedette con Ron e Hermione, che fecero un silenzio tattico per qualche attimo, prima che Ron non potesse più resistere ed esclamasse, "Dove sei stato? Stai bene?"
Harry sorrise con più calore poteva. "Yeah, sto bene. Sono stato in una rissa, mi è andata male, ma sono quasi del tutto guarito adesso."
Ron guardò perplesso Hermione, che rise."Ti prometto, Ron, ti regalerò un libro sulla cultura Babbana, per il tuo compleanno. Non sai proprio niente delle cose Babbane!"
"Certo, ma quando mai potrebbe servire?" piagnuccolò Ron.
"Che faresti se finissi bloccato nel mondo dei Babbani? Non sapresti usare un telefono, o che danaro utilizzare…"
Ron roteò gli occhi implorando Harry, e Harry rise. Proprio allora entrò la Professoressa McGonagall. "Bene, classe, oggi continueremo a lavorare sulla trasfigurazione della voce. Non scoraggiatevi, mi ci sono voluti parecchi anni per usarla bene. E' una delle più difficili trasfigurazioni che potrete imparare a scuola, e sarei sorpresa se qualcuno ce la facesse bene questo anno. E' una magia assai avanzata, e di solito non sarebbe in programma, ma il Professor Dumbledore crede che sarà una buona idea, considerando l'attuale… clima politico… imparare alcune tecniche per mascherarsi. Ora, recuperate gli appunti dalla scorsa settimana, partner compresi, signorina Granger col signor Longbottom, e Neville, per favore cerca di non fare niente di irreversibile a Hermione; voi altri potete prendere il compagno che preferite, Signor Potter, vieni."
Harry andò davanti alla cattedra.
"Come ho detto, si tratta di una trasfiguazione avanzata" disse la McGonagall mentre controllava che ogni coppia lavorasse bene."Capirò se questa volta vorrai copiare gli appunti e provare la prossima settimana, o solo leggere gli appunti e fare una prova. E' assai difficile danneggiare il tuo partner. Quale scegli?"
Harry ci pensò. "Credo che mi piacerebbe provare oggi, per favore, professoressa." disse.
La McGonagall sorrise."Bene, ragazzo. Leggi gli appunti della signorina Granger e poi lavora col signor Weasley. "
Harry spulciò gli appunti. Non sembrava così difficile; solo una questione di avere o meno la forza mentale per convogliare la sua magia dentro Ron. Apparentemente la trasformazione era più dura su sé stessi, poiché dovevi immaginare il tono di voce che desideravi più chiaro possibile; mentre parlavi, ovvio, l'incantamento avrebbe ricordato la tua voce attuale. Era comunque un lavoro vantaggioso a essai utile. Ron ci provò diverse volte, ciascuna improduttiva, fino a quando abbassò la bacchetta con un sospiro sofferto e lungo. "Oh, prova tu ora, Harry. Questa è dannatamente impossibile. Nemmeno Hermione ce la fa."
Harry fissò Ron, cercando di schiarirsi la mente. Si ricordò delle botte, di come aveva separato la sua mente da Vernon e dal dolore, e di come l'anno prima avesse sconfitto l'Imperius. Poi si fece l'immagine della voce acuta di una ragazzina che squittiva, e pronunciò la magia. "Alterna Vocis!"
Nello stesso tempo che iniziava, Ron parlò con la sua solita voce. "Non oggi certo, Harry! Ops, mi spiace, non mi sono accorto che partivi."
Harry ghignò. "Lo ho quasi fatto, Ron! Fammi riprovare."
"Poca speranza, compagno. Dico, senza offesa, ma se non ci riesce 'Mione, come puoi te?"
"Vedi, Ron, dammi una possibilità! Era il mio primo tentativo!"
Mugugnando, Ron si sottomise e rimase in piedi, zitto. Harry chiuse gli occhi e ancora si costrinse a immaginare che la classe non ci fosse; che non ci fosse nessuno; che non ci fosse niente. "Alterna Vocis!"
Sentì la sorgente della magia scorrere in sé, e dentro la bacchetta. Non avvenne niente di tangibile, o così pensarono lui e Ron, fino a quando la McGonagall non li guardò tagliente. "Cosa era quello?" chiese loro. "Non lo so, Professoressa," disse dolcemente Harry.
"Cosa era …Ahhhh!" esclamò Ron. La voce era diventata più acuta di un paio di ottave e ogni parola usciva come un acuto squittio. "Harry! In nome di Merlino, che cosa mi hai fatto?"
Harry rantolò. "Uhm … mi spiace, Ron…"
La McGonagall si era alata e stava guardando scaltra Harry. "Signor Potter, per favore rimetti a posto la voce del tuo amico e dopo vieni con me. Per tutti gli altri, la lezione è terminata. Avete tempo libero fino alla prossima lezione."
Dopo aver reso a Ron la sua voce normale, arrossendo per la rabbia, seguì la McGonagall nel suo ufficio. Lei gettò una manciata di polvere che una volta Snape usò per chiamare Lupin nel caminetto, e chiamò il nome di Dumbledore. La saggia testa del vecchio stregone apparve tra le fiamme. "Ah, Minerva, posso aiutarti?"
"Sì, Albus, posso dirti qualche parola a riguardo del signor Potter?"
La testa di Dumbledore scomparve e l'intero corpo se ne uscì dal caminetto. "Minerva, Harry, come posso esservi utile?"
"Il nostro giovane Potter, qui," disse la McGonagall, dando a Harry l' impressione di averne fatta una grossa,"ha appena completato la trasfigurazione Alterna Vocis al secondo tentativo!"
Dumbledore chino la testa e guardò Harry da sopra gli occhiali. "Mmmm, questo è interessante, Minerva. Forse potrebbe avere un nuovo incarico, la prossima volta. Che ne dici della… trasfigurazione permanente? Quella dovrebbe tenerlo occupato per parecchio tempo."
La McGonagall parve sconvolta. "Ma Albus - e se sbagliasse?"
Gli occhi di Albus parvero perdere il loro brillio. "Credo che sia un rischio da calcolare."
Ci fu un opprimente silenzio, e Harry si schiarì la gola. "Cosa può andare male?" "La trasfigurazione permanente non viene praticata al livello N.E.W.T., soprattutto poiché è di base per parecchie Arti Oscure. E vedi… come dice il nome, è irreversibile. Se va male, qualcuno può finire sfigurato in modo permanente. Nel caso, uno studente, se il tuo tentativo fallisse."
Harry impallidì parecchio, e non replicò. Aveva visto la determinazione nello sguardo di Dumbledore. "Ma signore. . . perchè mai vuoi che la impari?"
Ci fu una lunga pausa, e Dumbledore parlò, sembrando più vecchio di quanto non appariva di solito. "Non possiamo ripararti da Voldemort per molto ancora, Harry. Devi apprendere incantesimi più pericolosi di un 'expelliarmus' per sconfiggerlo. Non ti insegneremo le Arti Oscure, ma potresti trovare libri a giro per la scuola e ricevere le basi dell'Allenamento Oscuro e magari decidere di insegnare tu stesso le Protezioni Oscure, noi non ti intralceremo."
Harry rimase zitto, ma annuì.
"Ora puoi andare, Harry. Grazie per avermi informato, Minerva."
McGonagall cennò e condusse Harry fuori dal suo ufficio. "Ora dovresti andare alla tua prossima lezione," gli disse.
"Professoressa?"
"Sì?"
"Perché hai fatto rendere normale la voce di Ron a me?"
"Perché non ci riuscivo." Disse lei dolcemente. "E credo che il signor Weasley preferisse la sua voce normale."
Con un cenno, girò l'angolo, e Harry tornò indietro verso l'altra direzione, per Incantesimi.

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Flitwick cennò a Harry appena questi entrò. "Il Professor Dumbledore mi ha spiegato dove eri, Harry. Stiamo ripassando un paio di incantesimi di base e poi duelleremo per il resto della lezione."
Questo era un altro motivo per ricordare il possibile ritorno di Voldemort . Erano spariti gli incantesimi divertenti e le trasfigurazioni senza scopo che avevano studiato prima. Ora facevano pratica in duelli, trasfigurazioni di mimetismo, e Harry avrebbe scommesso che avrebbero fatto qualcosa di utile pure in Pozioni. Proprio un'altra opportunità per Snape per insultarlo e fargli pressione. I pensieri rabbiosi di Harry furono distratti da Flitwick che annunciò l'inizio dei duelli con voce squillante.
Si mosse verso Ron, ma vide che aveva fatto coppia con Hermione. Harry andò verso Flitwick che sorrise. "Senza dubbio, Harry, puoi aiutarmi a giudicare."
Il duellare era noioso. Poca gente usava altri incantesimi interessanti, se non <stupeficium> o <expelliarmus>. Alla fine, Harry e Flitwick furono d'accordo che Parvati era senza dubbio la vincitrice assoluta, ma Harry poteva dire, dallo sguardo preoccupato sulla piccola faccia dello stregone, che c'era di che preoccuparsi davvero.
Expelliarmus serviva a ben poco, contro la Cruciatus.
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Quando tutti gli altri se erano andati per il pranzo, Flitwick trattenne Harry "Harry, vorrei che tu ricercassi quante più maledizioni, incanti e scongiuri puoi trovare. Potrai incontrarmi durante le tue ore di divinazioni per fare pratica di duelli. Non ci saranno limiti, eccetto per le Imperdonabili, ovvio, così assicurati di sapere alcuni incantesimi bloccanti!"
Mugugnando tra sé, Harry decise che non gli andava pranzo alcuno. La testa gli pulsava per la mancanza di sonno e gli occhi facevano male. Si lasciò cadere sul letto nel Dormitorio e gemette per il dolore, ringraziando Merlino che fossero tutti a pranzo. Con delicatezza rimosse gli incanti che nascondevano e trasfigurò uno specchio.
"Ooh che ti è successo, caro?" chiese lo specchio.
Irritato, Harry lo zittì con un gesto della bacchetta, e osservò il danno.
~~~~~~~~~~~~~~ Flashback ~~~~~~~~~~~~~
Si piegò sul pavimento, la camicia strappata sulla schiena, mentre Vernon gli calciava le costole con brutalità, e poi ci su solo silenzio, e un grugnito basso. Sentì un sibilo e uno schiocco, e istintivamente si ritrasse sperando che la frusta non lo toccasse. Quella volta. CRACK Gridò dal dolore e la frusta calò di nuovo. CRACK - CRACK - CRACK
Fu molto tardi, con la voce spezzata dal prolungato gridare, che si afflosciò su una sedia pestato e sanguinante. Solo.
~~~~~~~~~~~~~~ Fine Flashback ~~~~~~~~~~~~~
Troppo presto, fu ora di Pozioni, e ripristinò gli incanti he nascondevano, forzando le membra doloranti fuori dal letto.
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Snape turbinò per l'aula. Potter era in ritardo. Stupido ragazzo. Non era possibile fosse suo figlio. Tutto James e James, con la sua arroganza. Una voce indisponente nella testa gli disse <oh, bene, tu invece non sei mai arrogante.> Andò da Neville, si limitò ad alzare un sopracciglio, e guardò il terrore salire nel viso del ragazzo. Vera vergogna, se non avesse avuto genitori maghi sarebbe stato più dotato di qualsiasi Magonò. Ma Snape odiava pensare a Susan e Frank Longbottom. Gli portava alla mente troppi ricordi da Mangiamorte. L'espressione trionfante di Lucius quando annunciò a Voldemort che il suo primogenito aveva avuto ragione di due dei più grandi Auror della sua epoca. La sensazione nello stomaco di Snape quando vide come uno dei suoi amici di scuola era impazzito. Era ironico, come i discendenti di due degli unici amici di Snape erano i soli che trattava peggio di tutta la classe. Merlino, odiava l'umorismo.
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Harry guardò l'orologio. Aveva un poco, non aveva bisogno di correre. Girò l'angolo e capì che non c'era nessuno ancora in classe. Forse Snape c'era di già e gli avrebbe permesso di sedere. Era così sfinito…
Guardò dalla porta e il cuore gli sobbalzò. Come era potuto succedere? L'intera classe era in azione, distillava e filtrava. Guardò con orrore l'orologio. Perché? Cosa era mai accaduto? Saltò indietro, pregando che Snape non lo vedesse, e si accasciò contro la parete di pietra. Non seppe mai se era la sua immaginazione iperattiva, me gli parve che gli mormorasse parole di conforto e rassicurandolo. Probabilmente era mancanza di sonno, o le pareti stavano mentendo, poiché la porta venne spalancata di scatto, e Snape apparve sulla soglia.
La fortuna di Harry pareva essere tutta nel tenerlo vivo ma in condizioni miserevoli, così neppure pensò di maledire alcuna divinità quando Snape lo fissò, attendendosi una parola forte. Non potevano esistere le divinità. E Snape… bene, Snape lo guardava come se volesse squartarlo arto per arto, dar da mangiare i suoi genitali a Mrs Norris, prendere a mazzate la sua appena viva testa con un braccio strappato, e bere il sangue di Harry prima di strappargli il cuore che ancora pulsava. Con simili immagini nella testa, era difficile meravigliarsi che l'unico suono che Harry riusciva a fare fosse uno squittio balbettante.
Snape si stava chinando su di lui, e all'improvviso, attraverso gli occhi semi chiusi gli parve che si ingrandisse, la faccia si facesse rossa e più grande, muggendo parole; e Harry si afflosciò sul pavimento scuotendosi, raggomitolandosi, supplicandolo in ogni maniera di non fargli del male.
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Snape era furiouso. Che faccia, quel ragazzo! Passare dalla porta e poi provare a nascondersi; Snape lo avrebbe potuto ammazzare con gusto. Aprì la porta e fu gratificato di vedere terrore puro sul viso del ragazzo. Se non altro, da quando sapeva che era il padre di Potter, il suo astio nei confronti del ragazzo si era ancor più intensificato. Fece un passo indietro, e un altro, ringhiando, e Potter si rannicchiò di nuovo contro la parete. Ma a questo punto non era più divertente; si stava scotendo forte e sussurrava, "Fermati, per favore, no, mi dispiace, per favore, no…"
Snape contemplò il ragazzo e fece un passo indietro. "Dove sei stato?"
Guardò su verso i capelli rapidamente cresciuti e sbarrò gli occhi. "Sono così dispiaciuto, signore, ho fatto confusione con gli orari."
Snape sbuffò. "Ovvio che sì, Potter. Di certo non sei così pigro ed arrogante da dimenticare la mia lezione."
"Arrogante? Cosa ci incastra essere arroganti?"
"Osi rispondermi ?"
Harry barcollò.
Snape decise di non farsi più vicino a Potter; non voleva far prendere un attacco di cuore al Ragazzo - che - sopravvisse, almeno non prima che potesse sconfiggere Voldemort.
"50 punti dal Grifondoro, e stanotte punizione, qui. Saranno altri 50, se farai tardi. Bene, cosa stai aspettando? Vai!"
Harry camminò voltando l'angolo più svelto che poteva, e si accasciò contro il muro, spossato, appena fu fuori dalla visuale. <Che giornata!> mormorò tra sé.
CAPITOLO SESTO - TRISTI NOTIZIE E DOLOROSE VERITA' - Sad News, Painful Truths
Harry sprofondò lentamente in una sedia morbida e tirò fuori il testo di Pozioni, pensando che potesse ripassare, dato che Snape stasera era costretto a fargli fare qualcosa del tipo pulire i calderoni incrostati di acido. Ma poteva anche dover essere preparato per lo studio.
Prima di saperlo, la campana suonò e i Grifondoro entrarono in gruppo. Seamus guardò Harry. "Va tutto bene, Harry? Che sfiga, per quei punti. Snape non era nemmeno un briciolo di umore trattabile, quest'oggi."
Dean cennò. "Potresti aver sentito sgridare Neville" disse piano. "Ha ricordato i suoi genitori, dicendogli che loro avrebbero avuto vergogna di loro. Neville era così scosso. Lo sai cosa gli è successo?"
Harry annuì triste. "Dumbledore l'anno scorso mi disse di non dirlo a nessuno. Io lo ho scoperto per caso."
Rimasero silenziosi per qualche attimo prima che Seamus dicesse piano, "Ti va di giocare a scacchi, Harry?"
"No grazie, Seamus, adesso sto leggendo."
"Pozioni!" esclamò Ron, che era strisciato silenzioso verso Harry.
Harry sorrise senza entusiasmo. "Credo che Snape darà qualcosa di terribile da fare stas. . ." Si interruppe appena Ron lo prese per il braccio.
"Io e Hermione dobbiamo parlarti da soli."
"Hermione e io," corresse l'ingegnosa strega, facendo sorridere di cuore Harry. Ron, comunque, pareva alquanto infastidito. "In ogni caso, vieni o no?"
Senza una parola Harry posò il libro e seguì Ron e Hermione fuori nel corridoio. "Dove hai imparato quella magia?" chiese brusco.
La faccia di Harry ammiccò infastidita. Non gli piaceva il tono di accusa di Ron. "Non lo so." Rispose piatto. Ron arrossì per la rabbia.
"Non credi di essere stato un po' antipatico con noi? Non ci hai scritto per tutta l'estate, non sei salito sul treno, non ci hai detto niente? Eravamo preoccupati marci per te, Harry, preoccupati fino alla nausea e tu non ti sei preoccupato un istante solo di darci spiegazione. E adesso te ne vieni fuori con tutta quella magia, e nemmeno ci spieghi cosa ti è successo. Non siamo più tuoi amici, o cosa altro è successo?"
Harry era furioso."E cosa vorrebbe dire?"
"Vuol dire proprio questo. Se non vuoi esserci per Hermione e me, Hermione ed io non ci saremo per te. Scommetto che non hai idea di esserti dimenticato del compleanno di 'Mione e di Ginny, o no?"
Harry arrossì, rispondendo alla domanda di Ron senza parlare "Stai diventando antipatico, Ron. Hermione. . ." la guardò ma lei aveva distolto lo sguardo. "Hermione!"
"Ron ha ragione, Harry. Abbiamo bisogno di spiegazioni, e anche di quelle buone. In altro modo non capisco come possiamo ancora essere amici.Noi ci siamo stati per te nonostante tutto, e tu vai via se abbiamo bisogno di te. Gli amici dovrebbero sempre esserci, ciascuno per l'altro."
Ci fu silenzio e Harry guardava con orrore ai suoi amici. La faccia di Ron era inespressiva, quella di Hermione triste, quando capirono che non ci stavano scuse, e niente c'era da dire. Senza una parola, Ron si voltò e camminò verso la Sala Comune, con Hermione dietro di sé. Nessuno di loro si guardò indietro.
forse un giorno 5
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Harry rimase in piedi a fissare il muro per parecchi minuti, prima di entrare e camminare di sopra. Ron e Hermione erano seduti nell'angolo e lo ignoravano o non gli badavano. Devvero importavano i perché? Dean stava venendo giù dalle scale e guardò comprensivo Harry.
"Ho sentito cosa ti è successo con Ron e Hermione - Mi dispiace, Harry."
Harry scrollò le spalle. "Va bene. Me ne sto andando a dormire. . .non svegliarmi!"
Dean sorrise ed annuì, continuando a scendere le scale, e Harry lasciò svanire il sorriso dalla faccia. Merlino, se lo era meritato. Era un amico così atroce. Si trascinò nel letto, e rimase sdraiato a fissar il soffitto. Lo stomaco brontolò ma non se ne curò. La testa gli pulsava ma la ignorò. Si limitò a stare sdraiato e guardare. Più tardi sentì dei passi e chiuse gli occhi doloranti, fingendo di dormire. Ci furono passi delicati e poi silenzio.
"Harry?" era Seamus. Il ragazzo irlandese scosse con delicatezza Harry, che capì che non poteva fingere di star dormendo così alla grossa . Si stropicciò gli occhi e guardò su. "Ehi Seamus."
"Harry, mi spiace di svegliarti, ma Snape ti ammazzerà se manchi alla punizione. . ." Harry sobbalzò; non si era reso conto del tempo passato, Se ne scese dal letto, ignorando il dolore delle frustate che erano state inflitte alla schiena. "Grazie, Seamus, ci si vede dopo."
"Hei, Harry, ma non hai mangiato nul. . ." Le parole di Seamus gli morirono sulle labbra appena Harry schizzò fuori dalla stanza e scese le scale diretto alla sua punizione.
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Snape guardò i secondi assottigliarsi come un bambino che attende Natale. Ventisecondi e avrebbe potuto togliere altri 50 punti al Grifondoro. 18, 17, 16. Forse non sarebbe proprio venuto. Quella sì che era un'offesa seria. 13, 12, 11. Poteva farlo espellere. 10, 9, 8. Stupido arrogante ragazzino. Proprio uguale a James. 7,6,5. Quello era solo uno scherzo di Lupin. Non era vero Ma stanotte lo avrebbe scoperto. 4,3,2. <Toc Toc>
Irritato cl ragazzo poiché era giunto in tempo, Snape aprì la porta e fece entrare Harry. "Devo fare una pozione e tu mi aiuterai. Vieni."
Richiamò il ragazzo con un gesto, e questi lo seguì in silenzio. Il cuore di Snape stava battendo all'impazzata. Sapeva che le pozioni non sbagliavano mai. Questa serviva per mostrare i veri genitori del soggetto esaminato. Questa era la pozione che avrebbe detto la verità sulla vita di Harry. Riuscì a staccare un capello dalla testa di Harry da dietro, senza che il ragazzo se ne accorgesse, e quando la pozione fu pronta, congedò rapido il ragazzo.
Se questi era sorpresi di cavarsela così svelto, non disse nulla… In effetti, era stranamente silenzioso. Snape si chiese perché.
Con le mani sudate, si avvicinò al calderone come se dentro ci fosse una bestia pericolosa. Fece cadere la striscia del capello di Harry nella pozione che si scuoteva e guardò. La trasformazione ci mise parecchio, fu estenuante; il liquido chiari giro attorno come se fosse girato da una mano invisibile, prima di dividersi nel mezzo e riunirsi. Nel mezzo del vortice c'era la faccia di Lily. Questo era ovvio, davvero. Snape non poteva lottare con un simile shock. E poi, col respiro spezzato guardò la pozione girare ancora. La faccia di Lily scomparve, e nel vortice d'acqua, come se stesse guardando un uno specchio, vide sé stesso incupirsi sul calderone. Era così concentrato che neppure sentì che la porta veniva aperta, e non s'accorse del corpo dietro al suo fino a quando i ginocchi non gli si piegarono e prese a tremare. Forti braccia gli si avvolsero attorno e la barba ispida gli solleticò le guance mentre Dumbledore gli sussurrava parole rassicuranti all'orecchio e, per la prima volta dalla morte di Lily, Snape si concesse di piangere.
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Dumbledore aveva visto Harry andare via in direzione opposta dalle stanze di Snape e aveva deciso di investigare. La prima cosa che aveva notato era che la porta di Snape era chiusa senza lucchetti, il che era strano, Snape era cos'ì sospettoso da tenerla chiusa con serrature magiche tutte le volte.
Dumbledore era entrato nella stanza e aveva visto Snape, chino su un calderone a guardare fisso dentro, e alla fine Dumbledore aveva capito cosa stava accadendo. L'unica cosa di cui Snape si fidava del tutto, erano le sue pozioni. Avrebbe controllato chi erano i veri genitori di Harry.
Era in piedi dietro Snape, guardava da dietro le sue spalle.
La faccia di Lily si dissolse nelle profondità del calderone e poi apparve il viso di Snape. Con un grido strozzato, Snape cadde all'indietro e Dumbledore lo afferrò, sentendo le lacrime dell'uomo affondare nella tunica.
"Sssh Severus, andrà bene. Andrà tutto a posto, tutto finirà bene."
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Harry era a metà strada per tornare alla Sala Comune quando si rese conto di aver lasciato la sua borsa nell'Aula di Pozioni. Non aveva alcun desiderio di recarsi da alcuna parte con Snape vicino, ma aveva un sacco di compiti e se non se ne andava a dormire, quella notte poteva lavorare nella Sala Comune. E non voleva vedere Ron o Hermione, per il momento. Dopo tutto, si disse, se veniva trovato fuori dal letto aveva una scusa perfetta. Zampettò attorno all'angolo, sperando di poter sgusciare dentro senza farsi notare. Poi sentì il suono dei singhiozzi, e una voce più bassa che parlava. Curioso, voltò l'angolo e quasi rantolò forte.
Snape era tra le braccia di Dumbledore, e si scuoteva tra le lacrime, mentre il Preside cercava di consolarlo. Poteva solo sentire i gemiti. Snape singhiozzava ripetendo "Non può essere, Albus. Nessun destino può essere così crudele! Albus, ti prego, fa che non sia così!"
"Va bene, Severus. Il passato non può governare il domani Non è mai troppo tardi per dimenticare e perdonare."
Harry si stropicciò la fronte. Sulle prime, gli era parso come se Snape avesse perso un membro della famiglia, ma poi, cosa intendeva dire Dumbledore a riguardo del futuro? Decise che non voleva proprio così tanto recuperare la borsa, e tornò su nella Sala Comune prima che poteva.
<<< C'era freddo e buio, e non poteva vedere nulla. C'erano voci che gli correvano per la testa, incrociandosi tra di loro. E poi lo richiamavano; "Harry, Potter, Harry" e poi venivano inghiottite e deformate in striduli starnazzi. "Assassino! Traditore!">>>
Harry si destò di scatto, tutto sudato. Doveva essersi addormentato sulla sedia. Stava ancora tremando. Dannati incubi.
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Aveva due lezioni di Pozioni il mattino dopo, e Harry certo non se le augurava. Del resto, forse Snape avrebbe potuto esser malato. Avrebbe potuto. Le sue speranze furono deluse appena Snape arrivò sventolando come al solito, e Harry si chiese se per caso non si fosse immaginato quanto aveva visto quella notte.
All'improvviso, a caso, si chiese cosa poteva essere la pozione che aveva aiutato a fare per Snape. Rivedendo ora la cosa, sembrava che Snape lo avesse cacciato via prima che la pozione potesse essere finita. E la cosa era strana assai, per Snape. Ci rimuginò per tutta la strada verso la lezione, riuscendo pure a recuperare la borsa, e se ne andò dirigendosi verso Incantesimi per ripassare le contro fatture.
Non si sentì dell'idea di mettere il pranzo nello stomaco. Dopo essersi riapplicato gli incanti che nascondevano, si piazzò in una sedia nella Sala Comune e iniziò a guardare nel libro di testo di Pozioni. Non trovò niente che combinasse con gli ingredienti che aveva usato la scorsa notte, e all'improvviso, pensò che fosse come un puzzle. In una pozione, la pelle di boomslang mescolata con la radice di mandragola in polvere poteva ottenere una forma molto semplice di veritaserum, e in un'altra il veritaserum combinato con l'asfodelo creava un miscuglio che poteva mostrare immagini nel calderone. Nessuno degli ingredienti usati era nel libro, ma tutti fornivano cibo per i suoi ragionamenti. Snape stava cercando di scoprire la verità su qualcosa, qualcosa che non voleva che Harry sapesse, e qualcosa che Dumbledore sapeva, e che aveva messo così sottosopra Snape. Ancora una volta Harry desiderò di non aver perso Ron e Hermione. La strega in particolare era di gran valore in momenti come questo. Cosa poteva voler dire? E perché Snape gli aveva chiesto aiuto per quella pozione?
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Transfigurazione era facile. La trasfigurazione permanente era davvero facilissima, purché venisse usato il movimento corretto del polso. C'era voluto davvero poco tempo ad Harry per padroneggiarla, e la McGonagall fu sorpresa e anche un poco spaventata. Sapendo di essere più potente di lei, Harry era un po' spaventato pure lui.
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Ebbe duello, all'ora di pranzo. E faceva un male da inferno. I suoi scudi venivano spezzati con facilità da Flitwick, che non aveva problemi a schivare semplicemente le maledizioni di Harry. Continuava a lanciarne del tipo che mordeva o pungeva; Harry aveva da contrattaccare e allo stesso tempo, tenere su i suoi fragili scudi. Inoltre Flitwick quel giorno lo aveva chiamato, lo aveva invitato a sedere. Harry si era seduto, rilassandosi per la prima volta da tanto tempo, e fu disarmato e gettato di traverso nella stanza in un istante.
"Mai dare le spalle al nemico" squittì divertito Flitwick.
Harry lo avrebbe voluto strozzare. Fu anche tentato di trasfigurarlo in un randello, per liberarsi dell'energia in eccesso; ma pensò che nel suo stato di affaticamento poteva altrettanto alterare irreversibilmente la persona del Duellista. Cosa che avrebbe davvero fatto arrabbiare. Oh che peccato.
"Per oggi è tutto. Ci vediamo domani, a ora di pranzo!"
Harry annuì, cercando di mettere insieme un sorriso caloroso e fallendo miseramente. Se ne strisciò fuori dall'aula e si accasciò contro il muro freddo, riposando la testa che faceva male. "Non posso farlo, Dumbledore" sussurrò a nessuno in particolare. "E' troppo; non posso affrontare tutto questo." Senza far caso alla figura scura all'angolo, se ne tornò alla Sala Comune, più rapido che poteva, considerando il dolore alla schiena.
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Snape guardò in silenzio suo figlio, col cuore spezzato. Perché doveva essere proprio lui? Sarebbe stato meglio per entrambi restare all'oscuro. E perché Potter doveva tenere le speranze del mondo stregonesco tutte sulle sue spalle?
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Harry non dormì quella notte. Si sentì sempre nauseato e stordito, e non si fidava abbastanza di sé stesso da andare all'allenamento di Quidditch. Non poteva davvero impegnarcisi, gli avrebbe preso così tanto tempo e fatica. Si era guardato in uno specchio senza gli incanti che nascondevano e ne era rimasto inorridito. Gli occhi erano rossi e infossati, le labbra pallide e rotte, e i suoi capelli, di solito ribelli, cadevano selvaggi sulla faccia spettrale. Era sempre coperto di lividi e sapeva che le frustate sulla schiena non stavano guarendo a dovere.
Tutto gli faceva male.
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Snape guardò i Grifondoro uscirsene dall'aula alla fine della lezione, dopo i Serpeverde. Diede un piccolo sorriso a Draco, cehe era l'ultimo ad uscire, e stava per chiudere la porta a chiave quando si accorse che Potter non se ne era andato. Strano; avrebbe giurato di averlo visto, a inizio lezione. Passò in rassegna la stanza e all'improvviso si rese conto che il ragazzo era ancora al suo banco, con la testa tra le mani.
"Potter!"
Non ci fu risposta, giaceva sbieco così che Snape ne vedeva il petto alzarsi ed abbassarsi. Si precipitò sul ragazzo e lo afferrò per le spalle con modo rude. Con un gemito sofferente, Harry venne sbalzato dalla sedia e atterrò sul pavimento, torcendosi per l'evidente dolore al tentativo di mettersi a sedere, e cedendo alla fine.
Snape gli porse la mano, sorprendendosi del gesto, e Potter la prese. Trascinò il ragazzo in piedi e comprese un secondo troppo tardi, che Harry sarebbe nuovamente collassato. Appena rimase steso scomposto sul pavimento gelido, Snape lo sollevò tra le braccia, e notando il sangue sulla pietra, lo trasportò nelle sue stanze private.
<E' ora o mai più, Severus.>
Tolse gli abiti del ragazzo e gli incanti che nascondevano, quelli almeno che poteva sentire, e lo stomaco gli si rivoltò come vide le sue condizioni, sebbene la faccia gli rimanesse priva d'espressione. Lo curò meglio che poteva, e gli pulì gli abiti prima di rimetterglieli.
Proprio allora, Harry si stiracchiò e aprì gli occhi, facendo arretrare Snape. Erano rossi e gonfi per la grande mancanza di sonno. "Cosa. . .?"
"Harry. . . Io. . . Io. . . Io. . ." Harry lo guardò incuriosito.
"Tu, cosa?"
"Io devo dirti qualcosa. Tu non hai bisogno di tornare mai più da quei Babbani, Harry. Tu hai famiglia."
Il colorito sbiadì dalla faccia di Harry, che rantolò a Snape.
<E' ora o mai più, Severus.>
"Harry. . . Sono tuo padre."
CAPITOLO SETTIMO - Reazioni e Ripercussioni - Reactions and repercussions
Harry guardò Snape e l'espressione si fece dura. "Bastardo! Questo è un tiro che vuoi fare adesso a mio padre, non è vero?"
La rabbia balenò nello sguardo di Snape, ma Harry non ci diede peso.
"Adesso è morto, a che ti giova? Perché devi coinvolgerlo in questa cosa?"
"10 punti dal Grifondoro, per aver replicato a un insegnante," sbuffò Snape.
Con sua sorpresa, Harry prese a ridere forte. "Ecco tutto quello che sei, Professore. Solo un professore. Dopo tutto, che tipo di padre avrebbe mai odiato tanto il suo figliolo? Quale tipo di padre avrebbe reso vittima tutta la famiglia per anni, salvo aspettarsi poi che il figliolo volesse vivere con lui? Preferirei vivere coi Dursley che con te!"
A vedere che Snape sarebbe di certo esploso se apriva bocca, Harry si trascinò in piedi e disse: " Credo che questo fosse tutto quello che volevi dirmi ? Stai certo che Dumbledore verrà a sapere di questa conversazione."
E con quelle parole, girò sui tacchi e si precipitò fuori dalla stanza, con le tuniche svolazzanti dietro di sé.
Snape era livido. Come osava parlargli così il ragazzo? La mente turbinava. Di certo Potter… no! Snape! Non poteva dire in onestà che avrebbe piuttosto preferito vivere con una famiglia di Babbani violenti piuttosto che con lui? <Bene, io potrei> rimarcò la sua voce interiore, malinconica. Non se la sentiva di discutere il Problema Potter , lasciata perdere la sua deragliata psiche, Snape scrollò le spalle, e soprassedette. Troppo presto fu rimpiazzata da una parimenti noiosa voce da fuori della porta.
"Glielo hai detto, non è vero, Severus?"
"Vattene, Lupin."
"Bene, che hai intenzione di fare?"
"Ignorarlo e concentrarmi sui miei studenti."
"Lo sai che se te la rifarai sugli studenti finirai a Azkaban?"
Snape roteò gli occhi. "Quale parte di <Vattene Lupin> non hai capito?"
Il noioso licantropo lo ignorò e si abbandonò in una sedia, rimbalzando per esperimento sulle molle che emisero uno squittio nello stesso momento che Snape cacciò un sospiro irato. Lupin smise, ma mantenne lo sguardo fisso su Snape. "Cosa ti ha detto?"
"Mi ha detto che preferirebbe vivere piuttosto coi Dursley che con me." Rispose depresso Snape, incapace di nascondere il disappunto a Lupin. Dannati sensi di mannaro.
Lupin ammiccò. "Questo non va bene."
"Oggi sei osservatore, o no ?"
Entranbi caddero in un silenzio imbarazzato, Lupin guardava Snape che contemplava le fiamme che oscillavano nel camino. Dopo un po' Lupin parlò. "Te ne rendi conto che ci sta una classe del primo anno che aspetta che inizi la lezione, o no ?"
Snape mugugnò. "Dì loro di andarsene. Voglio bere il mio veleno."
Remus scosse la testa. "Questo non aiuterà nessuno. E meno di tutti, Harry."
"E che me ne dovrebbe importare di lui? E' James fatto e finito. Non c'è nulla di me in lui; potrebbe anche essere stato uno scherzo. Lui mi odia, e io lo ricambio, e questo è il modo in cui dov… ehkkk!"
Lupin sorrise tra sé mentre teneva Snape fermo al muro con una mano. Sirius e James ne sarebbero stati fieri. Sbuffò al Maestro delle Pozioni, "Tu gli hai appena detto che sei il suo padre biologico, ti aspettavi che ti abbracciasse e piangesse dicendo <papà> sulla tua spalla? Vuoi aspettare che ti perdoni anni su anni di disprezzo e miseria? Non hai mai pensato che il suo mondo è stato appena capovolto? Si era modellato su James per tutto il tempo che ricordava. E ora glielo dici, ora! Che ha un padre, un padre che lo ha tormentato così a lungo? E ti aspettavi che potesse andare bene?"
"Che sentimenti adorabili, Remus," venne una voce dolce e divertita, da dietro Lupin, facendo mollare al mannaro Snape, che cadde disarticolato sul pavimento.

"Ora, Severus, ho rimandato la tua lezione e penso che sarebbe meglio per te fare una chiacchierata con Remus. Al momento sto cercando di far stare calmo Harry, che è un poco confuso da quello che gli hai raccontato. Ho anche sentito che hai tolto punti alla casa?"Ci fu un'ammiccata negli occhi di Dumbledore, mentre Snape arrossiva e Lupin sospirava rumoroso e faceva roteare gli occhi.
"Hai tolto punti poiché tuo figlio ti ha maledetto per aver scoperto che tu dormivi con sua madre?" chiese Lupin. Snape parve deluso. "Non mi ha maledetto!"
"Pazienza da santo, allora," mormorò cupo Lupin, "Mi ci vorrebbe proprio."
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Dumbledore sospirò e guardò Harry. Proprio adesso sembrava pallido e atterrito, ma la faccia era serrata e c'era un piglio cocciuto nella sua mascella. "Severus non voleva ferirti, Harry."
"Non me ne importa. Il Professor Snape non ha diritto alcuno di parlare così dei miei genitori. Sta implicando che mia mamma era una donnetta da poco!"
Dumbledore ammiccò parecchio. Questa volta era dura. "Sono certo che non intendesse quello. E' confuso quanto lo sei tu, lo sai…"
Harry annuì, sbattendo gli occhi. Continuarono così per alcuni minuti, fino a che Dumbledore non dovette arrendersi. "Allora, Harry, se mai avessi voglia di parlare, sei libero di venire qui."
Harry annuì silenzioso e uscì dall'ufficio.
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Il mattino dopo si rifiutò di andare a Pozioni senza motivare. Andò a tutte le altre lezioni, facendosi qualche minuto di sonno durante Storia della Magia, versandosi addosso il composto magico durante Erbologia, il che gli diede una scusa per andare in Infermeria. Fece finta di dormire fino a passata la metà della lezione di Pozioni, quando si ritirò nella Sala Comune.
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Snape fece caso che Harry non era a Pozioni. Nemmeno era venuto a colazione. Contro il suo senso comune si recò all'Infermeria, sebbene la Pomrfey gli disse riluttante che Harry era andato lì dopo Erbologia ma poi se ne era andato. Quella sera Snape arrivò a cena presto e se ne andò tardi, ma non vide traccia del figlio.
L'indomani non si presentò a nessuna delle lezioni, e Snape orecchiò il giovane Thomas sussurrare che Harry non si era alzato. Colse qualcosa tra Thomas e Finnigan e sentì il ragazzo irlandese dire che Harry non aveva mangiato in una settimana. Il cuore gli si fece pesante.
Cosa stava facendosi il ragazzo? E cosa poteva fare, lui? Alla fine decise di chiedere agli Elfi domestici nelle cucine di fargli sapere quando portavano il cibo a Harry. Se nelle successive ventiquattro ore non avesse avuto notizia, allora sarebbe salito nelle stanze dei Grifondoro e avrebbe cercato di parlare al ragazzo.
****************** 24 ore dopo *****************
Snape turbinò su verso la Sala Comune Grifondoro, il solito disprezzo sulla faccia me un'eccessiva preoccupazione dentro di sé. Da due giorni Harry non andava a lezione e apparentemente non aveva mangiato niente. Come minimo, doveva dormire abbastanza, si disse cercando di rassicurarsi.
Tutti gli altri Grifondoro erano alle lezioni, ma dal Dormitorio alla sua sinistra Snape udì un profondo singhiozzo e un colpo secco molto strano. Silenzioso aprì la porta e guardò dentro.
Harry si era tolto gli incanti che nascondevano e appariva orribile. La testa era tutta piena di lividi, gli occhi rossi sottolineati da enormi occhiaie scure scavate nella carne, e gli zigomi sporgevano così tanto che avrebbero potuto tagliare il formaggio. L'origine dei lividi era evidente, in quanto Harry stava prendendo a testate una parete.
Con un grido, Snape si precipitò dentro e tirò via Harry dal muro. "In nome di Merlino, cosa stai facendo?" gli chiese.
Harry scosse le spalle, con lo sguardo sfuocato. "Non riuscivo a dormire."
Shockato e inorridito Snape si protese per toccare il ragazzo, ma questi si scostò da lui, con lo sguardo selvaggio. "Non ti avvicinare a me!"
Il dolore si mostrò sulla faccia di Snape per un momentaneo istante, e Harry si sentì un poco colpevole. Ma… anche se Snape lo aveva appena scoperto, come mai non aveva mai dato a Harry un collegamento con la madre, che avrebbe potuto mettere insieme con gli anni? Come poteva aver amato così tanto Lily , se poi aveva fatto passare al suo figlio le pene dell'inferno? Sebbene fosse un grosso sforzo, Snape si scostò lentamente. Al contrario di quanto la gente credeva, aveva una parte di sé che si preoccupava degli altri, una parte che solo qualche Serpeverde aveva visto in privato e in situazioni disperate, e Harry era così malconcio…
"C'è qualcosa che posso fare?" chiese vellutato, osando a stento di guardare negli occhi iniettati di sangue.
"Sì. Lasciami solo. Dimenticati di me."
Snape scosse la testa. "Non posso farlo."
Harry rise; un profondo suono gutturale che fece venir in mente a Snape una lunga galleria nera. "Ma certo che puoi."
"Harry, se non lasci che ti aiuti in qualche modo, allora dovrò portarti da Poppy - svenuto, se devo."
Harry lo fissò, e sembrava simile a Snape in modo sorprendente. "Me ne sto andando a letto per concedermi un riposo più che necessario, professore. Apprezzerei assai che tu mi lasciassi dormire."
Contemplando la sua espressione, Snape disse, "Ti va una Pozione Dreamless Sleep? Oppure potrei evocare quei tuoi amici?"
"No!" disse forzato Harry. "Basta che tu mi lasci solo!"
Incapace di trattenere le lacrime più a lungo, Harry si voltò per fissare la parete. Ci fu il silenzio per qualche momento, e poi sentì i passi di Snape avvicinarsi esitanti. Merlino, ma questo uomo sapeva quando era che doveva lasciarlo solo? Divenne più teso mentre l'uomo si avvicinava, come una sorgente che scorreva a spirale, fino a che non sentì un nodo di magia selvaggia che si torceva in fondo allo stomaco. Disperato, sibilò "Esci!" attraverso i denti serrati, cercando di bloccare la sua magia. Snape si immobilizzò, ma Harry non riuscì a controllare il suo potere, e lo sentì esplodere fuori di sé. Ci fu un boato e un grugnito, e poi passi verso la porta. Quando Snape se ne fu finalmente andato, Harry si concesse di piangere per la situazione così ingiusta.
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Snape non era stato colpito dallo scoppio di magia selvaggia che il figlio aveva emesso; in effetti, l'aveva a malapena notato. Era in completo shock per il cambiamento completo che era calato sul figlio, un tempo bello. Non poteva credere che qualcuno potesse cambiare così tanto in un paio di giorni, e non sapeva che fare. Se lo raccontava a Dumbledore, avrebbe perso la fiducia di Harry; non che così l'avesse ottenuta, ma che sarebbe successo a Harry se nessuno lo avesse scoperto? E perché mai, in nome di Merlino, nessuno se ne era accorto? A che gioco stavano giocando i suoi amici?
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Harry tirò le tende attorno al letto e si sdraiò, pizzicando la pelle sui polsi ossuti, senza pensarci. Immaginò di essere dimagrito; ma in realtà non sembrava che gliene importasse. Niente gli importava. Non si era preoccupato quando Oliver era venuto a sgridarlo per aver mancato il Quidditch; né aveva fatto caso quando gli occhi del ragazzo il grande lo avevano guardato con tristezza e poi erano spariti. Non si era preoccupato quando Dean e Seamus lo avevano implorato di venire a lezione, o quando gli avevano portato piatti di cibo dal salone e li avevano portati via intatti quella sera. La sua vita intera era divenuta uno scherzo; una bugia. Ogni cosa in cui aveva creduto se ne era scomparsa all'improvviso; mentre le fondamenta della sua vita si erano incrinate ed erano crollate nell'abisso nero, altrimenti detto 'essere figlio di Snape.'.
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"Signorina Granger, dove è Potter oggi?" chiese la Professoressa McGonagall, rassegnata.
"Mi spiace ma non lo so, professoressa" disse Hermione senza entusiasmo. "Seamus e Dean potrebbero saperlo."
Alquanto confusa, la McGonagall se la rifece con i due ragazzi. "Avete qualche idea su dove potrebbe essere il signor Potter?" chiese gelida. Vedendo le loro reciproche occhiate furtive, scattò, "Bene, sputate!"
Seamus rispose, lievemente a disagio. "Non ha voluto alzarsi. Non sappiamo perché."
La McGonagall si raddrizzò, le labbra strette tra di loro. "E ci dovrebbe essere, presumo, una buona ragione per cui nessuno me lo ha detto?"
Sia Dean che Seamus si torsero in silenzio.
"Andate e trovatelo! Adesso! Ditegli di venire nel mio ufficio."
Dean scomparve in un batter di ciglia, e corse su nel dormitorio. "Harry! Harry! La McGonagall vuole vederti!"
"La McGonagall può andarsene a quel paese" mormorò Harry da dietro le tende.
Dean si avvicinò, aprì le tende, e quasi gridò. Harry sembrava uno zombie, aveva i capelli lunghi e unti, gli occhi erano affondati in profondità nella pelle cerea del viso. "Cristo, Harry, cosa ti è accaduto?"
Harry scosse le spalle apatico, e Dean comprese all'improvviso che il suo amico era seriamente malato. "Hai bisogno di vedere la Pomfrey, Harry. Hai un aspetto terribile!"
Harry fece di nuovo spallucce, voltandosi dal compagno di stanza. "Non mi frega" sussurrò. "Proprio non me ne frega più niente."
forse un giorno 6
CAPITOLO OTTAVO - DUELLO, DI NUOVO - Duelling again
Dean guardò giù verso il suo amico, triste; poi si rivolse a Seamus. "Che facciamo?"
Seamus tremò, e la sua faccia si fece addolorata. "Non può andare dalla McGongall in queste condizioni, immagino."
Dean sbuffò. "Allora che dobbiamo fare? Harry, vuoi vedere la Pomfey?"
"Andatevene, Non voglio vedere nessuno."
"Harry, compagno, starai molto male se non cerchiamo aiuto…"
Silenzio.
"Guarda, vado a chiamare Madama Pomfrey. Seamus, resta con Harry, io an. . ."
Qualsiasi cosa Dean stasse per fare, andò persa nel suo grido soffocato. "Cosa stai facendo qua? … signore…"
Snape sbuffò. "La Professoressa McGonagall mi ha mandato a prendere Potter." Mentì calmo, e poi voltò lo sguardo ai due Grifondoro. "Cosa stavate facendo qui?"
Ci fu un silenzio pieno di disagio e infine Seamus parlò. "La Professoressa McGonagall ci ha mandati a prendere Harry."
<Merlino, Severus, potresti essere più bravo di così, a dire bugie. Certo la McGongall li ha mandati!>
Ci fu un altri imbarazzante silenzio, finché Snape non schioccò, "Bene, che state aspettando? Tornate a lezione!"
Seamus e Dean si defilarono. Quando ebbero raggiunto la relativa salvezza dell'Aula di Trasfigurazioni, Dean si voltò verso l'amico, con gli occhi sgranati. "Ma che diavolo succedeva? Come ha fatto ad entrare Snape? E perché stava mentendo?" gesticolò Seamus, sembrando deluso.
La loro conversazione fu fermata rapidamente dall'arrivo della McGongall.
"Che aspetta?"
"Uhm, no professoressa, il professor Snape è arrivato mentre stavamo recuperando Harry e disse che lo avevi mandato tu. Poi ci ha sbattuti fuori!"
La McGongall divenne bianca come un lenzuolo, pensando tra sé, ' Qui hai fatto un errore, Albus. Ammazzerà Harry!" e marciò diretta alle stanze dei Grifondoro.
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Snape era livido. "Cosa diavolo ti è successo, non sai nemmeno prenderti cura di te?" muggì, sputacchiando dalla bocca. "Non riesci nemmeno a portare avanti una semplice missione, come mantenerti vivo?"
"E tu non riesci neppure nella semplice missione di tenere il tuo fottuto grosso naso fuori dai posti dove non è benvoluto?" gridò Harry shockando Snape.
"Come osi parlare…"
"A me così, e son dieci punti…"
"Dal Grifondoro." Finì Snape prima di rendersi conto d'improvviso che Potter lo stava sfottendo alla grande. Per peggiorare le cose, udì un suono soffocato dalla porta e vide la McGongall lì in piedi.
"Come osi parlare. . ." disse prima di rendersi conto che sarebbe ricaduto nella stessa identica trappola. Arrossì, furioso.
"Perché sei quassù, Severus?"
"Sono venuto a vedere come mai il signor Potter non sta frequentando le lezioni negli ultimi tempi."
"E non ti sembrava adatto venire e parlare con me, la sua Capo Casa?"
"No," disse Snape, puntando il suo naso nell'aria. "Non mi pareva."
Roteando gli occhi, la McGonagall si rivolse a Harry. "Bene, signor Potter, vieni. Dobbiamo discutere il tuo attuale comportamento," gli disse.
Per Snape fu dura trattenersi dallo schizzare. Si ricompose e sollevò un sopracciglio. "Forse potrebbe fare una visitina a Poppy, prima?"
"Perché?" chiese la McGongall, e Snape quasi si strozzò. Buon signore, la donna era cieca? Il ragazzo appariva… del tutto in salute. Oh, certo, gli incanti che nascondevano. "Finite incantatem" mormorò. Non successe nulla. "Finite incantatem! Reducto distinguo! Disalterum Personis!" esplose, sventolando la bacchetta qua e là.
La McGonagall e Harry lo stavano fissando attoniti, la McGongall stava davanti a Harry come se avesse dovuto proteggerlo dal Maestro dall'aria rabbiosa. "Severus, non penso che ci siano incanti su di lui" gli disse dolce, cercando di trattenere un sorriso.
Snape stava quasi per dirle che lì c'erano più che certamente, quando all'improvviso colse lo sguardo implorante negli occhi di Potter. Non aveva idea del perché ci avesse fatto attenzione, a cose normali non gliene sarebbe importato di meno. Eppure….
"Molto bene, comunque stasera voglio vederti nel mio ufficio, Potter, per sistemare tutto il lavoro che ti sei perso. Non vorrai mica bocciare all'esame, o no ?"
Harry annuì zitto, e seguì la McGongall. Era già vestito e Snape si chiese se il ragazzo non stesse attendendosi quelle convocazioni.
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"Harry, devo ammettere che sono assai deluso da te. Semplicemente, non è accettabile per uno studente perdere così tante lezioni senza un buon motivo. Perderai il vantaggio che avevi sugli altri, in particolare in trasfigurazione."
Harry annuì e parve molto addolorato. Sapeva di essere stato sciocco a perdere così tante lezioni, ma tutto quell'affare con Snape non lo mandava certo in estasi. Fin da quando poteva ricordare, aveva pregato per un padre e una madre, e alla fine le sue preghiere erano state esaudite con un simile bastardo? Qualcuno lassù davvero lo odiava, pensò cocciuto. All'improvviso, Harry si rese conto che la McGongall stava ancora parlando. "
"…così devi recuperare il lavoro che ti sei perso da tutti gli insegnanti, e spero che lo portarai avanti con il buon profitto che hai avuto all'inizio del trimestre. Il Professor Flitwick è molto contento di te, e di certo sono sicura che tutti i tuoi insegnanti saranno felici di riaverti. Eccetto forse il Professor Snape. . ."
Harry si costrinse a sorridere insieme alla sua Capo Casa. Lei aveva ragione; probabilmente Snape lo detestava ancora più dei Dursley, il che era tutto un dire. Sarebbe stato meglio che non avesse conosciuto nessuno di loro.
"Comunque, Harry, se non c'è altro è meglio che tu vada a prenderti qualcosa da mangiare. Ovvio, se ci sta qualcosa che possiamo fare per rendere le cose più agevoli…"
"Bene, Professoressa, pensi che sarebbe possibile per me mollare uno dei miei corsi?"
La McGongall contemplò triste Harry. "No, Harry, temo che nessuno te lo possa permettere… Quale lezione è, e perché ?"
"Bene, stavo pensando a Divinazione. Ho così tanto lavoro, specialmente con queste lezioni extra di duello, e… è un po' shockante quando la Professoressa Trelawny predice la mia morte così spesso. Sono certo mi manda di fuori col lavoro. . ."
La McGonagall sbuffò. "Sei un Serpeverde nel cuore, signor Potter. Parlerò col Preside e vedremo cosa si può fare; la dea sa quanti altri studenti ha da terrorizzare, non ne perderà un altro."
"Grazie!" le disse Harry, sgusciando dalla porta.
Non aveva in programma di mangiare, ma Dean e Seamus lo avevano trascinato in Salone e gli avevano letteralmente ingozzato il cibo nella gola. Per la prima volta che ricordasse, Harry si sentì come se i suoi amici si stessero preoccupando di lui. Quando era stato amico di Ron e Hermione, era sempre stato timoroso di offendere Ron o sconvolgere Hermione. Con Seamus e Dean si sentiva… libero. Libero di essere sé stesso. Ma pur sempre doveva andare e trovare il suo padre naturale…
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Snape camminava nervoso davanti al caminetto, parlando con fare assente alla testa di Dumbledore. Non sentì i passi che entravano nella stanza. "Come pensi che possa funzionare, Dumbledore? Non siamo mai andati d'accordo. Sarebbe stato meglio per entrambi se non lo avessimo saputo mai. Lui mi odia e io lo detesto, così è sempre stato e così sempre avverrà."
"Ora, adesso, Severus. Ogni cosa nel nostro mondo avviene per un motivo. Se tu e Harry non foste stati destinati a sapere la verità, non lo avreste mai scoperto. Dovete farne l'uso migliore. Caramella al limone?"
Snape grugnì e roteò gli occhi e poi proseguì come se non avesse sentito le ultime parole dello stregone. "Mi ha detto che preferirebbe vivere coi Babbani anzi che con me, e se non va male questo, dimmi te cosa lo è. Questo pende tra di noi e lo rende ancora più irritante. Se è possibile. Cosa che dubito assai."
"Oppure potrebbe renderti migliore del viscido bastardo che già sei per lui!"
Snape quasi saltò fuori dalla pelle al suono della voce irata di Draco, che veniva da dietro sé.
"Giusto, lascerò voi due a parlarne," disse la testa di Dunbledore, che scomparve con un pop.
"Come osi parlare a me in questo modo?" esclamò Snape.
"Perché tu sei suo padre. Voi entrambi avete bisogno di una famiglia, ed entrambi siete così dannatamente cocciuti da non volerlo ammettere. Come lo sai che non hai una possibilità? Ti ho visto fare il bastardo con lui, negli ultimi tempi. Questo significa che tratti diversamente i tuoi ragazzi, appena riesci a sapere chi sono!"
"Ma… tu… come osi. . ."
"Zitto! Vi ho visto tutti e due soffrire troppo in questi ultimi giorni e sono stanco e nauseato della cosa. E che, ti aspettavi che ti saltasse tra le braccia? Hai fatto la carogna fin da quando è arrivato a studiare qui!"
"Sì, certo, ed è questo il punto. . ."
"E' quello il punto! Ed è per questo che ti odia! Sei stato tremendo con lui, prima e dopo, e non ha mai saputo niente altro di te. Tu amavi sua madre, per Merlino! Ti avrebbe ucciso, dovergli dire qualcosa di lei, ogni tanto?"
Draco seppe di essere andato troppo oltre. Snape arretrò ondeggiando come se fosse stato colpito da uno schiaffo.
"Vedo lei, ogni volta che lo guardo. Ma ogni cosa che c'è di lei viene deformata da Potter. E' come rivederla morta, di nuovo." Sussurrò con voce sofferente, e il rossore attraversò Draco che rimase in piedi rigido e sconvolto.
"Oh Merlino" mormorò, sentendo chiudersi di botto la porta della camera da letto di Snape.
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Snape non seppe per quanto tempo era rimasto sdraiato sul letto. Le parole di Draco gli avevano dato parecchio da pensare. Era stato sgradevole con Harry. Ma non aveva avuto mai motivo di dubitare che fosse qualcosa d'altro che James Potter. Non era accaduto niente di buono con Severus Snape, e non credeva che potesse cambiare dopo tutti questi anni. <Ecco tutti i Babbani innocenti che ho torturato.> Non avrebbe mai trovato la felicità; si era allontanato da quella strada parecchi anni prima. Adesso, nel suo sonno, quando di fatto riusciva a dormire, udiva gridare di dolore. <Questa è la gente che ho tradito.> Non avrebbe mai avuto tregua, o liberazione. Ecco perché stava il più possibile nei sotterranei. Il calore fisico riusciva a far solo stringere la stretta della sua anima gelida sul cuore. <Questa è la vendetta della vita.>
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Harry tornò nei sotterranei quella notte, ma non ebbe risposta, e affatto sollevato se affrettò a tornare alle stanze. Quando fu di sopra, tirò le tende del letto e trovò in cima una bottiglia con un biglietto scritto da una mano familiare. Il messaggio non conteneva preamboli, e ciò non era davvero sorprendente.
<<Questa è una versione adulterata di Pozione Dreamless Sleep. Non ti causerà assuefazione. Puoi continuare ad usarne per quanto tempo vuoi. Professor Severus Snape.>>
Sorpreso, Harry la ingollò e sentì ondate di sonno attraversarlo placide. Il suo ultimo pensiero cosciente fu, <Potrebbe darsi che Snape non è così male?>
Dormì bene, quella notte, e l'indomani andò in Biblioteca per cercare altre maledizioni da usare sul Professor Flitwick all'ora di pranzo. Lavorò su incanti di scudo con Dean e Seamus, fino a quando non trovò uno scudo abbastanza buono per parecchie maledizioni, e poi guardarono delle maledizioni divertenti. Imparò la Maledizione Pungente (Bourdonus) e quella per svegliare nel sonno (Dormientes) e poi, pensando che fosse divertente, una trasfigurazione che avrebbe alterato la percezione della forma del corpo, (altero aedificio). Ammesso fosse possibile, era preparato per duellare.
Lui e Flitwick andarono del centro della stanza, si inchinarono, tenendo le bacchette nella posizione stabilita. Il professore di incantesimi dette il via al duello con una maledizione che Harry bloccò rapido. "Stupeficium!"
"Rictusempera!"
"Titellandus!"
Harry cadde in ginocchio, respirando affannosamente per l'effetto di un incanto che dava solletico. Flitwick rise e mentre il minuscolo stregone brevemente abbassava la guardia, Harry attaccò. "Bourdonus!"
In ogni caso, Fletwich bloccò la maledizione con una rapidità incredibile per uno stregone così anziano e iniziò a spedire maledizioni verso Harry. Harry si sentiva stancare, e si stava preparando ad arrendersi quando all'improvviso comprese che poteva fare qualcosa che neppure Flitwick poteva contrastare. Con rinnovato entusiasmo iniziò a bloccare e mandare maledizioni, questa volta con un proposito.
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Flitwick stava iniziando a preoccuparsi. Imparare incantesimi non dava alcun vantaggio alla gente, quando duellava. Se c'era qualcosa che davvero non poteva venire insegnato, era l'uso personale delle tattiche. E ovviamente, chiunque duellasse con te aveva metodi diversi che richiedevano tattiche differenti. Disgraziatamente, Harry non sembrava aver compreso ciò. Flitwick era annoiato oltre ogni limite, a tirare maledizioni a casaccio al ragazzo, senza l'intenzione di ferirlo. L'unica cosa buona del modo di duellare di Harry era lo scudo, che poteva respingere o assorbire maledizioni abbastanza forti. Ma Voldemort usava le Imperdonabili… e non potevano essere bloccate. Comunque, mentre stava quasi per far terminare il duello, vide un lampo di determinazione attraversare la faccia del ragazzo. Lievemente preoccupato, alzò lo scudo mentre Harry gli tirava maledizioni. Questo andava meglio ! Harry stava cercando per le debolezze e gli incantesimi che non piacevano a Flitwick. Molto meglio!
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Harry all'improvviso seppe cosa stava fecendo. Poteva sentire quali maledizioni Flitwick cercava di respingere più duramente di altre, e iniziava a esser capace di prevedere quando lo stregone avrebbe parato e quando si sarebbe portato fuori traiettoria. Durante quel passaggio anticipò che Flitwick si sarebbe mosso sulla sinistra, e fu capace di spedire il suo incantesimo diretto verso lo stregone prima che potesse bloccarlo.
"Altero aedificio!"
Sulle prime, Flitwick pensò che l'incantesimo indirizzato a lui non avrebbe funzionato, sebbene avesse sentito la fonte della magia. Poi aveva provato a muoversi e si era sentito ondeggiare. Questa era una maledizione nuova! Si sentì come se fosse raddoppiato di altezza. Di nuovo barcollò sulle gambe che gli sembravano troppo lunghe per lui, e fece appena caso che Harry lo stava disarmando e lanciava un contro incantesimo.
"Bene bene bene," giunse una voce dalla soglia della stanza. "Molto impressionante, Harry. Congratulazioni!"
"Grazie, Preside," disse Harry sorridendo. Per la prima volta in vita sua si sentiva fiero.
CAPITOLO DECIMO
Albus sorrise deliziato a Harry. "Questo era uno sforzo davvero ben indirizzato, Harry. Devo confidarti che, vedendo i duelli precedenti, mi ero parecchio preoccupato, ma credevo che avessi la capacità per arrivare a questo, non è vero, Professor Flitwick?"
Flitwick annuì e dimostrò il suo apprezzamento. "Questo era eccellente, Harry. Ora non ti rimane che imparare qualche maledizione davvero forte, di quelle che possono incapacitare o ottenebrare la mente del tuo avversario. Come quella che hai lanciato su di me, però ce ne sono di più forti che potrebbero esserti utili… in futuro.."
"Vuoi dire se dovessi combattere contro Voldemort o i Mangiamorte?"
Flitwick arretrò e Voldemort sorrise. "Sei cresciuto parecchio, e purtroppo sei cresciuto rapidamente. Hai ragione a voler andare al sodo. Devi sempre puntare sulle le paure peggiori della gente, quando le hai trovate."
"Sì, signore" disse Harry. Si sentì incapace di trattenere più a lungo il sorriso. "Con tutto il dovuto rispetto, Professor Flitwick, sembravi così buffo quando pensavi di avere le gambe lunghe!"
Dumbledore iniziò a ghignare. "In effetti, credo che dovremmo usare di più l'incantesimo, per tenerci in allerta. Forse potrei far credere a Severus che è molto basso e grasso, domani. Potrebbe essere parecchio divertente."
Flitwick ghignò ancora, ma il viso di Harry cadde al nominare suo padre, e Dumbledore lo notò.
"Harry. . .non puoi continuare a fuggire dale tue peggiori paure. Presto dovrai affrontarle…" Harry annuì poco convinto. Sapeva che il Preside aveva ragione, ma non sapeva se avrebbe potuto sopportare la reazione che sarebbe seguita.
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Draco si sentì un po' colpevole. Snape non era ancora uscito dalla sua stanza ed era mancato alla colazione. Portando alcune fette di toast con marmellata dal Salone, bussò timido alla porta. Non ebbe risposta. "Severus! Lo so che sei lì. Non puoi ignorare per sempre lui e me, lo sai e se non vieni fuori verrà a cercarti Dumbledore. Lo so che sei sconvolto e so tutto, ma non puoi nasconderti per sempre, devi affrontare…"
La porta si spalancò e Snape lo fissò."Quando hai finito, Draco, io non sono sconvolto, ho già divorato la colazione e mi stavo godendo un libro prima che decidessi di scassare alla porta."
Draco all'improvviso si interessò molto al pavimento.
"Non mi preoccupo minimamente per Potter. E ora, se è tutto, mi piacerebbe che mi permettessi di finire di preparare la lezione" Arricciò un sopracciglio e Draco ebbe una sensazione molto brutta sul modo in cui Draco avrebbe chiamato un Potter <figlio>.
Contrariamente a quanto aveva detto, Snape era scosso.
Era stato adamantino che sarebbe stato il padre biologico di Harry anche prima che Draco gli parlasse la notte prima, e dopo la loro discussione aveva a malapena dormito, pensandoci. Ma era sempre convinto di non essere capace di badare a un ragazzino, per quanto fosse mai stata dura la sua vita. Non sarebbe stato d'aiuto a nessuno ammettere di avere famiglia con Voldemort che recuperava potere. Non c'era verso che Snape potesse lasciar tornare Harry dai Bbabbani, ma decise che il ragazzo sarebbe potuto stare in un orfanotrofio, fino a quando non avesse terminato gli studi. "Non posso fare il padre per lui," si mormorò, fissando le fiamme verdi che ballavano nel caminetto.
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Quel mattino era del tutto distratto. La testa gli pulsava e gli doleva senza posa, e avrebbe desiderato soltanto di potersi rannicchiare e dormire. Non voleva vedere Neville Longbottom alla prima lezione del giorno.
Neville era stato messo un anno indietro in Pozioni e a Snape era stato detto proprio in modo davvero risoluto che ci sarebbero stati grosse grane se nominava ancora i genitori di Neville. Come punizione, Snape adesso doveva combattere il doppio del normale con Neville ( stava facendo il quarto e il quinto anno di Pozioni, così sarebbe davvero passato ). Non doveva pensare che un bel giorno avrebbe dovuto affrontare Neville con quadrupla lezione; avrebbe dovuto combattere contro un quadruplo Neville Longbottom. Neppure Neville era entusiasta.
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"Entra, svelto, svelto! Boccerai questo anno se non ti sbrighi e raccogli i tuoi ingredienti!" scioccò Snape, guardando arrivare i ragazzi del Quinto Anno. "Oggi, farete il Veritaserum, e quanti di voi lo faranno davvero bene lo faranno provare dopo la lezione. A meno che, ovvio, non vogliate spiattellare i vostri più intimi segreti all'intera classe!" Sbuffò acido e la classe tremò lievemente.
"Bene, cha aspettate? Le isruzioni sono sulla tavola!" Sovrastando il brusio, disse, " Oh, e chi riesce a realizzarlo senza esplosioni o gas velenosi sarà ricompensato con dieci punti."
I visi della classe si allungarono. Se Snape stava offrendo punti, voleva dire che era una pozione davvero difficile. Harry rimase comunque inespressivo e iniziò a tagliare con calma le sue radici di Butternut in pezzetti ancora più piccoli. Mentre tagliava con metodo, pensava alla pozione. Senza dubbio, era difficile. Dipendeva proprio dalla consistenza del miscuglio quando veniva portato a ebollizione. Sì, la bollitura era un passaggio cruciale. Se la pozione era troppo liquida, si sarebbe surriscaldata e sarebbe esplosa; se era troppo densa, non sarebbe stata scaldata in modo appropriato e quando fosse stata mescolata di nuovo gli ingredienti caldi e freddi avrebbero reagito tra di loro, emettendo gas puzzolenti. Ma come arrivare alla consistenza perfetta? Avrebbe dovuto aggiungere ogni cosa in dose esatta e poi… ovvio! Il crine di unicorno doveva venir spezzettato in modo da farlo penetrare nel corno di grindylow e farlo espandere in modo che avrebbe reso la consistenza ideale. Fiero di sé per averlo scoperto, Harry iniziò a mettere gli ingredienti nel calderone. Appena prese il crine di unicorno, sobbalzò. Avava la sensazione di sbagliare; era troppo irreale. Strano. Poi Harry capì cosa c'era, e cosa fare. I crini di centauro erano assai più facili da ottenere che non i crini di unicorno, sebbene sembrassero la stessa cosa. I crini di centauro potevano provocare esplosioni assai forti, e non era buona idea aggiungerli a una pozione semi gassosa.
Pansy Parkinson. Appena aveva scoperto che Draco non era un Mangiamorte e non aveva intenzione di diventarlo, se l'era presa a cuore di odiare i Grifondoro. Era meglio per certi versi che non ci fosse nulla simile allo stregone che era Draco, e di conseguenza, nessuno era in pericolo. Comunque, quando faceva cose del genere… l'intera classe poteva venire uccisa, se la pozione di Harry fosse esplosa. Con un sospiro, si allungò e prese uno dei veri crini di unicorno ei Dean e lo spezzettò.
"Potter, perché frantumi così quel capello?" chiese pigro Snape. Decidendo di sconvolgere il padre dopo la lezione, Harry rispose, " Oh, mi spiace Professore, non ci stavo pensando."
"Bene, allora concentrati! " schizzò Snape e si voltò.
Di sotto, sentì Harry sibilare a Seamus per un altro crine. Vergogna. Pensò che il figlio come minimo potesse esser capace come minimo di seguire le istruzioni sulla lavagna. Gli ingredienti del ragazzo erano stati aggiunti in ordine errato, e di certo la pozione sarebbe stata un fallimento. Ma la testa gli doleva troppo per preoccuparsene. Che esplodessero tutti, che gliene fregava.
Harry sollevò una mestolata della sua pozione e la contemplò mentre ricadeva nel calderone. Era della consistenza giusta ma c'era una leggera opacità, mentre il liquido avrebbe dovuto essere del tutto chiaro. Doveva raffreddarlo, di nuovo. Ah! Ecco perché andava male a tutti. Stavano semplicemente togliendo il calore dalla pozione. Anche se, era certo, risarebbe solidificata. Harry se ne accorse e lanciò un incanto che raffreddava sul calderone. La sua bacchetta sputò qualche scintilla e il calderone raffreddò, la pozione divenne chiara e lucente. Harry ghignò felice da sopra.
"Che fai, dici le preghiere, a chi stai ghignando così senza ritegno, signor Potter?" chiese vellutato Snape, facendolo scostare con un balzo da lui per riflesso condizionato. Il ricordo di quello che gli aveva fatto Vernon non lo aveva mai abbandonato.
"La mia pozione, signore," disse Harry più fermo che poteva.
"Di già?" Snape si chino sul calderone e cacciò un debole <ohhh>. Merlino, dannato ragazzo, aveva distillato il Veritaserum! Si raddrizzò, consapevole che l' intera classe lo stesse guardando col respiro mozzato. Che avrebbe fatto? Era una coincidenza incredibile, eppure… non poteva obbligarsi a implorare che il ragazzo assomigliasse così tanto solo a James; i tratti delicati di Lily contorti dall'arrogante Grifondoro.
"Bollito poco" mentì. "Credo che possa funzionare, ma è stato fatto alla buona."
Gli occhi di Harry lampeggiarono di rabbia, ma se ne rimase silenzioso.
"Vieni a vedermi dopo cena e lo potrai provare."
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Il giorno passò in un attimo per entrambi. Harry in pratica fu di nuovo ingozzato a forza da Seamus e Dean e presto fu per lui ora di incontrare Snape. Bussò innervosito alla porta. Snape lo fissava. "Entra." Harry entrò e restò in ombra così Snape non gli vedeva la faccia dall'espressione preoccupata.
"Bevi," disse Snape, porgendogli la pozione che Harry aveva distillato.
Harry la scolò e all'improvviso si sentì la testa leggera in modo curioso.
"Come ti chiami ?"
"Non lo so."
"Quanti anni hai?"
"Quindici."
"Quale è lo sport che preferisci?"
"Quidditch"
"I tuoi parenti ti fanno del male?"
"Sì"
"Chi è tuo padre?"
"James Potter"
"Quale è il tuo più grande sogno?"
"Avere una famiglia. Essere amato. Appartenere a qualcuno."
Incapace di sopportarlo più a lungo, Snape congedò Harry col gesto rude della mano. "Vai!"
Harry andò.
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Si rannicchiò nel letto piangendo lacrime amare, rifiuitandosi di parlare a Dean o a Saemus o a chiunque altro, ignorando il cibo lasciato fuori per lui. Non sapeva né gli importava quanto tempo passava. Suo padre lo aveva rifiutato.
Oh certo che se l'era aspettato. Ma non aveva per questo motivo fatto meno male, quando era arrivato. L'aveva visto negli occhi dell'uomo; l'aveva sentito nelle sue parole. Non c'era speranza in quello. Con un grugnito, Harry se ne andò. Quale era il problema?
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Snape si passò le mani nei capelli. Merlino, perchè il ragazzo lo faceva sentire così colpevole? Credeva che Potter era suo padre, ma non sapeva chi era lui. Si stava arrampicando sugli specchi, il ragazzo? Le sue parole gli risuonarono in mente. "Quale è il tuo più grande sogno?" "Avere una famiglia. Essere amato. Appartenere a qualcuno."
Suonavano come un qualcosa che Snape si sarebbe dovuto dire quando era più giovane. Non si era mai sentito come se avesse famiglia. Il padre lo aveva forzato ad entrare nei Mangiamorte quando era giovanissimo, vedendo l'atttudine del figlio per la Magia Oscura e le Pozioni. La madre di Severus era stata uccisa dagli Auror quando era piccolo ed era cresciuto con un forte risentimento nei loro confronti. "Avere una famiglia. . .essere amato. . .appartenere a qualcuno. . .""Essere amato… essere amato. . ." "No! Non posso darti affetto!" "Avere una famiglia . . .essere amato. . ." Snape scosse la testa rapido, cercando di scacciare quelle voci.
"Non posso dargli quelle cose." "Non posso darti quelle cose" mormorò tra sé Snape. "Non è in mio potere. Non ho la forza."
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CAPITOLO DECIMO - RIFIUTO - Rejection
Harry non si era mai sentito così male. Il rifiuito che aveva visto negli occhi di Snape mentre gli faceva le domande lo stava rodendo. Si sentì così solo che avrebbe anche accettato Snape come padre se solo l'uomo avesse provato. Ma non l'aveva fatto. Era confuso. Quando Snape gli aveva curato le ferite, aveva detto che poteva stare con lui, ma non l'aveva più ripetuto. Qualche volta aveva visto la preoccupazione sul suo volto, quando l'uomo l'aeva guardato. Ma altre volte era apparso scostante e distaccato. In ogni caso, comprendendo che sarebbero sorte domande imbarazzanti, Harry era riuscito a levarsi dal letto e andare alle leziomi. Al primo giorno di rientro, per fortuna, non aveva Pozioni. Non era certo di poter reggere la smorfia di rifiuto sul viso del padre, di nuovo.
Giaceva sul letto dopo una giornata parecchio noiosa quando sentì passi correre di sopra, e un frenetico singhiozzare. Rimase sdraiato fermo e sentì il tonfo di qualcuno che si accasciava nel letto e soffocava i singhiozzi nel cuscino. E seppe di chi era il guanciale.
"Neville?"
I singhiozzi cessarono un attimo e Harry costrinse la membra indolenzite a alzarsi, e camminò verso il letto dove giaceva Neville. Si sedette accanto all'altro ragazzo e gli mise una mano sulla spalla. "Che cosa c'è, Neville?"
"S. . .Sn. . .Snape" singhiozzò Neville, e rimase sconvolto dallo sguardo sul viso di Harry. "Lui… ha detto che scriverà a mia nonna se i miei voti non migliorano, ma io non riesco a capire e la nonna sarà co…così dispiaciuta…"
Istintivamente, Harry strofinò cerchi sulla schiena di Neville. "Andrà tutto bene, Neville. Non può mandare gufi a tua nonna senza il permesso di Dumbledore,e tu sai che Dumbledore farà solo quello che è meglio. Ma se ti andasse…" si fermò, imbarazzato, e Neville lo guardò curioso con gli occhi arrossati.
"Cosa?"
"Bene… Di Pozioni ci capisco… Potrei aiutarti, se tu volessi…"
Il viso di Neville si illuminò e abbracciò forte Harry. "Oh, Harry, sarebbe una grande cosa, se non ti scoccia…"
Harry sorrise al ragazzo più piccolo. "Nessun problema, Neville."
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L'indomani, che era Sabato, iniziarono. Neville era terrificato che potessero fare una pozione e avrebbe potuto uccidere Harry, ma Harry gli assicurò che avrebbero fatto solo teoria, quel giorno. Si piazzarono sul pavimento davanti al camino nella stanza commune e Harry gli spiegò le pozioni di base meglio che poteva. "Guarda, è come un puzzle. E' un po' come Erbologia. Devi sapere le piante e le loro proprietà davvero bene. Per esempio…questa pozione, la Vectra: tu devi sapere che la radice di mandragola da sola sarebbe velenosa. Ma pensaci… è altamente acida, così ti serve un altro ingrediente per bilanciarla. Cosa pensi che funzionerebbe?"
Neville ci pensò per qualche attimo e poi la faccia si illuminò. "Foglie di Dragonfire! Sono alcaline e non sono così volatili come tante altre piante di Dragonfire. Così… ci sarebbe una possibilità di reazione con la mandragola. Ma la mandragole reagisce veloce con l'aria, così devi mettere le foglie di Dragonfire per prime!"
Harry sghignazzò per rassicurarlo. "Yeah, questo va bene, Nev! Grande. Ora, guarda queste pozioni e vedi se riconosci a cosa servono. Non mi sorprende che sei bravissimo in questo, sei molto dotato per Erbologia e come puoi vedere, Erbologia e Pozioni sono molto complementari."
Neville annuì, il vso, di solito teso di proccupazione ora splendeva di felicità. Ondeggiò appena e si voltò impaurito verso Harry, un po' come faceva Dobby.
"Harry. . .ora ho capito. . .stanotte potrei provare a fare una pozione?"
Harry fu stupito e divertito allo stesso tempo. "Oh, ma certo. Quale vuoi fare? O vuoi dare un'occhiata al libro e scegliertene una?"
"Credo che ne sceglierò una dal libro."
"Ok, grande Neville. Andrò e chiederò di usare una stanza sgombera. . ."
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Snape si stava godendo un bicchiere di vino rosso quando Harry bussò nervoso alla porta. "Entra," gli disse con la voce che presagiva qualcosa.
Harry entrò,a testa alta.
"Signor Potter. C'è un motivo per cui mi vieni a distubare a quest'ora?"
"Posso aver il permesso di utilizzare una delle aule di Pozioni per fare una pozione stanotte, signore?" chiese Harry. Fu così educato che Snape poteva difficilmente trovare motivi per sottrarre punti.
"Quale pozione?"
"Non saprei, deciderà Neville."
Snape sputazzò il suo vino in un modo … poco da Snape… e rantolò verso Harry "Devi star scherzando, signor Potter. Non ci starà mai Longbottomin questi sotterranei senza supervisore, lasciato solo a distillare una pozione."
"Non sarà senza sorveglianza, signore, io rimarrò con lui."
Snape sbuffò e sollevò un sopracciglio. "E dovrei essere confortato da questa affermazione."
All'improvviso si sentì sollevare dalla sedia e sbattuto contro il muro. Cercò la bacchetta ma Harry la stava tenendo in mano, e gli occhi gli brillavano di rabbia. Una delle mano del ragazzo era protesa, e appendeva per magia Snape al muro. L'altra era posata sul fianco. "Bastardo! Sei mio padre, il mio fottuto padre, e nemmeno vuoi saperlo! Mi fai rivelare i miei segreti a te sotto il Veritaserum e poi mi hai congedato con niente. Potevo affrontare quello, ma solo se ti importava…" Le lacrime rotolarono giù per la faccia di Harry, la sua magia tremava parecchio per la rabbia.
"Ti importava, lo sentivo. E non desidero sentirlo ancora." Con un singhiozzo strozzato fuggì, chiedendosi se alla fine sarebbe stato espulso per tanto.
Snape cadde a terra e si trascinò alla porta. "Potter! Po. . .Harry!" Sentì i passi fermarsi. "Per favore, torna indietro. Come minimo fammi spiegare…"
Harry apparve da dietro l'angolo, lo sguardo freddo e duro. "Ora devo andare. Se hai ancora le p**** per parlarmi e dirmi la verità, domani allora io verrò nel tuo ufficio o ovunque tu vorrai. Buona serata, Professore." E con quello, voltò l'angolo in un turbinare di tuniche, lasciando Snape senza parole dietro di sé.
forse un giorno 7
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Harry stava cenando quella sera, quando un gufo della scuola planò su di lui e gli porse la zampina. Gli diede un boccone di toast e lesse il messaggio.
'Signor Potter. L'aula principale per Pozioni sarà libera stanotte per il tuo esperimento. Dovrai pagare ogni danni. Professor S. Snape.'
Con un piccolo sorriso lo porse a Neville. "Hai deciso quale pozione vuoi fare??"
"Yeah" rispose piano Neville. "Memorandum."
Il respiro di Harry si mozzò in gola. La pozione Memorandum ricordava a chi ne aspirava i vapori la cosa che desideravano di più, donando un ricordo assai realistico della cosa o della persona. Nel caso di persone, la pozione avrebbe dato un'immagine che avrebbe avuto tutte le caratteristiche della persona originale. Non aveva dubbio del perché Neville la volesse distillare; né del perché volesse farlo con una pozione e si opponesse a un incantesimo. Questa poteva essere la migliore rivincita che Neville potesse avere su Snape, e la più facile per sentirsi vicino ai suoi genitori.
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Harry rimase in piedi, la faccia oscurata dalle ombre della stanza delle Pozioni poco illuminata, mentre guardava Neville finire la pozione. Nonostante tutto lo studio, più era grande la magia nelle vene e tanto più forte e accurate serabbe venuta la pozione. Ma un' immense parte del completare la magia stava anche nel semplice capire quello che anche un Babbano. La pozione di Neville non era distinguibile dalle strabilianti miscele che di solito riusciva a fare, e Harry non riusciva a ricordarsi di essere stato più fiero. Si chiese rapido di cosa lui andasse fiero, ma si arrese e si godete la sensazione di tepore che non sentiva da tanto tempo. Vedendo che Neville stava per aggiungere l'ultimo ingrediente, Harry si voltò con molto tatto, per consentire a Neville la personale visione dei suoi genitori, così come erano prima che le loro menti fossero diventate una dolorosa ragnatela. Fu allora che una voce lo disturbò.
"Potter."
Era Pansy Parkinson, la bacchetta sfoderata e un piglio che a lei doveva apparire da predatore sulla faccia. Veramente assomigliava a uno scoiattolo raffreddato. Quell'immagine mentale fece ridere forte Harry, e le sopracciglia di lei si piegarono in un modo bizzarro, che ai suoi occhi doveva esprimere un ovvio cupo cipiglio. Bene, sembrava proprio infuriata…
"Sei pronto a morire, Potter?"
arry non riuscì a contenersi e scoppiò a ridere a singhiozzo. I cliché che usava Pansy erano peggio pure di quelli di Draco!
"Yeah, fai del tuo meglio, Parkinson" disse calmo, deflettendo la maledizione morsicante proprio rispedendola verso di lei che l'aveva mandata.
Sfortunatamente non pareva conoscere la contro maledizione, e cadde in ginocchio, tremando. Con poco garbo Harry le strappò la bacchetta di mano, e le prese il mento nella mano, sollevandolo. "Vuoi unirti a Voldemort, Parkinson? Vuoi mangiare la morte? Scelta tua. Ma ti avverto, una maledizione morsicante ti farà ridere quando lui avrà finito con te… provvedendo che tu stia proprio bene…"
Rimosse la maledizione morsicante e lei scappò squittendo, con gli occhi pieni di lacrime.
Il buonumore di Harry se ne era andato, e posò la mano sulla spalla di Neville. "Andiamo, Neville, è ora di tornare alla sala comune o Snape ci prenderà e ci toglierà punti."
"O forse il Professor Snape è già qui," si levò una voce da dietro Harry.
"Signor Potter, una parola nel mio ufficio, per favore. Longbottom, torna alla tua stanza comune."
Harry seguì preoccupato l'uomo fin dentro il suo ufficio e si sedette al gesto rude di Snape.
"Ti ho sentito parlare alla signorina Parkinson. Dimmi, che diritto avevi di parlarle di Lord Voldemort?"
"Nessuno. In ogni caso, nessuno."
"E perché allora?" la voce di Snape era calma, ma tra le ombre, la faccia era sorpresa.
"Qualcuno una volta mi disse che esiste solo il potere e quanti sono troppo deboli per usarlo." Disse Harry, guardando tra le fiamme. "Sono d'accordo con loro. Parkinson non arriverà mai a nulla. Ha un'abilità magica mediocre e nessun buonsenso. Può non piacermi, ma vederla andare alla morte per ignoranza? Stavo usando il mio potere. Poca gente a scuola ha incontrato Voldemort. Credo che tu, io e Dumbledore siamo gli unici, sebbene parecchi conoscessero Tom Ridde. Voldemort non ha diritto di uccidere Babbani e stregoni innocenti, ma aveva il potere. Io non avevo diritto di dire la verità a Parkinson, ma avevo il potere. Ho preferito usare il potere piuttosto che consentirle di andare in malora."
Snape rimase zitto per un momento, prima di parlare, con lo sguardo che non incontrava quello di Harry. "Tu pensi che sono stato antipatico; sgradevole, probabilmente."
Non era una domanda. Harry annuì.
"Non sono una brava persona e la relazione che ebbi con tua madre fu la cosa migliore che mai mi sia capitata. Quando lei andò con Potter divenni amaro e perverso. Tu sai che ho voltato le spalle ai Mangiamorte ma non rinnego quello che ho fatto in passato. Nessuno di noi avrebbe dovuto venire a sapere del legame che condividiamo. Non mi importa se mi vuoi come padre o meno. Per quanto mi riguarda, io non ho figlioli."
La voce e la faccia rimasero fermi sebbene lo stomaco gli si contorse al pensiero di come avrebbe potuto reagire il ragazzo. Fu davvero sorpreso quando Harry annuì calmo e si alzò con garbo dalla sedia.
"Questo è tutto… professore?"
"Sì, Potter. Ora togliti di vista."
Harry annuì rispettoso e uscì dalla porta, con la luce delle candele che si rifletteva sulla sua faccia. Non era meno di quanto si era atteso.
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Salì nelle stanze di Dumbledore sentendosi stranamente distaccato. Aveva sentito crescere il legame tra lui e Snape da quella sera in cui aveva visto Snape piangere sulla spalla di Dumbledore, ed aveva coltivato la debole speranza che avrebbero messo da parte le loro divergenze. Ma, ovvio, non era andata così. Ora, sapeva cosa fare.
"Cioccorana" disse, sorpreso di quanto fosse piatta la sua voce, quando la gargolla si fece da parte, con una smorfia diretta a lui. Come Snape…
Salì la scala a chiocciola e bussò alla porta di Dumbledore, piano. Il vecchio stregone la aprì e sorrise a Harry. "Ciao Harry, cosa posso fare per te?"
Deciso a andare dritto al sodo, Harry disse, "Ho appena parlato col Professor Snape e abbiamo deciso di ignorare quanto una volta scoprimmo. Pertanto ti chiedo di riapplicarmi gli incanti che nascondono che avevo addosso. "
Era consapevole di quanto appariva formale il suo tono, ma pensò, ebbene, quando è il momento di esser formali, se non adesso?
"Mi dispiace, Harry, quello non funzionerebbe, e sono obbligato a dirti che non posso rimettere gli incantesimi semplicemente perché non so come li ha messi tua madre. Ci sono troppe difficili connessioni tra incantesimi che non è possibile decifrare. Credo che l'unica alternativa allo stare come sei sia trasfigurarti in una versione passata di te stesso, con una trasfigurazione non permanente. Sono certo che rientri nelle tue capacità."
Harry annuì, e si voltò per andarsene. Mentre faceva così, sentì la voce di Dumbledore dietro di sé, con una punta di rimpianto nel suo timbro saggio. "Sei certo che non ci sono speranze di riconciliazione?"
"Abbastanza certo," disse dolcemente Harry, guardando il Preside negli occhi prima di lasciare la stanza.
CAPITOLO UNDICESIMO - AMIAMO NEVILLE - We Love Neville
Harry trasfigurò la sua faccia per riottenere i lineamenti che aveva avuto prima, senza il naso lievemente aquilino e gli zigomi sporgenti che erano accentuati dal digiuno.
Comunque con l'amicizia di Neville era uscito un poco dalla sua depressione e stava riprendendo a vivere un po' come aveva fatto prima delle vacanze estive. Lui e Neville erano diventati amici stretti, e avevano in comne più di quanto non si sarebbe potuto dire. Neville aveva un gran senso dell'umorismo e faceva ridere Harry spesso.
Poi accadde qualcosa che cambiò tutto. Harry se ne stava andando a Erbologia, quando si rammentò di aver scordato i guanti nel dormitorio. Svelto se ne risalì i corridoi lunghi e annaspò la parola d'ordine alla Signora Grassa che si aprì in modo penosamente lento. Appena poté, si precipitò su per le scale e aprì di scatto la porta del dormitorio.
Non poteva sapere se Neville non lo aveva sentito, o se non si era preoccupato dei passi. Harry dava per scontato che Neville fosse già a Erbologia ma non gli pareva fosse così. In effetti, sembrava che fosse in piedi nel mezzo del dormitorio, a tagliarsi la pelle pallida dell'avambraccio con un coltello dalle bellissime decorazioni. Con la manica sollevata Harry poté vedere tagli in vari gradi di guarigione, appena prima che Neville calasse giù la manica, preoccupato e arrabbiato allo stesso tempo.
"Perché?"
Neville scrollò le spalle e, non sapendo perché, Harry sbatacchiò a terra il coltello con un incantesimo ben piazzato.
Neville rantolò, con gli occhi che lampeggiavano. "Me lo diede mia madre!"
"Oh, e scommetterei che non avrebbe voluto che tu lo usassi per quello!"
Neville si dimenò. "Mi fermerò, solo. . .dimentica," disse.
Harry annuì silenzioso e i due ragazzi scesero a Erbologia.
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Ma Harry non dimenticò. Cercò di sollevare velatamente la faccenda un paio di volte durante I giorni successive, anche se Neville non prese mai la traccia. Dopo questo, non disse più nulla, ma la sua preoccupazione continuò. Durante quei giorni, la vita continuò normale- o normale come poteva essere la vita di Harry Potter. Continuò ad essere sconvolto per il rifiuto di Snape, proseguì gli studi di Trasfigurazione e di Duello con Flitwich. Non riusciva ancora a raggiungere uno scudo perfetto, poteva essere spezzato con relativa facilità, ma lo avrebbe protetto da maledizioni forti e gli avrebbe salvato la vita.
Poi Harry ebbe una sorpresa parecchio sgradevole.
Entrò nell'aula di Incantesimi per partecipare al suo allenamento quotidiano, per scoprire che Flitwick non c'era. Poi Dumbledore balzò fuori dall'ombra, sorridendo appena la bacchetta di Harry volò in mano per istinto. "Sono compiaciuto che i tuoi riflessi siano così graffianti, Harry. Ora, il professor Flitwich non ti insegnerà più. Ovvio, lui è uno stregone della Luce e lo sarà sempre. Comunque, se duellerai con uno Stregone Oscuro, molte cose potrebbero essere differenti. E così ci siamo impegnati per trovarti un nuovo partner per duellare!"
La sensazione di disagio di Harry crebbe col sogghigno di Dumbledore. A un cenno della mano, una persona ammantata e mascherata uscì dall'ombra e Dumbledore scomparve. Tutto all'improvviso tornò fluendo in Harry: i Mangiamorte che ridevano, il coprpo senza vita di Cedric sul terreno, gli occhi che fissavano spenti il cielo notturno. Il respiro gli uscì in corti rantoli e cadde in ginocchio tremando, le mani sopra gli occhi. Sentiva avvicinarsi il Mangiamorte, e sentiva le voci dei genitori, di Cedric, di Snape, di Vernon. Tremava senza controllo, desiderando di fuggire, ma non lo fece. Ancora i passi avanzarono, e si gettò sul pavimento, cercando di scappare. I passi si fermarono e ci fu un sospiro udibile.
"Merlino, Potter, tu sei incapace. Dieci punti dal Grifondoro per eccessiva codardia."
Harry si ritirò ai toni gelidi di Snape.
"Su"
Si alzò stordito e protese la bacchetta con le mani che tremavano; si chiedeva se Snape avesse idea di quanto fosse terrorizzato. Probabilmente sì; all'uomo sfuggiva davvero poco. Senza pensare, Harry alzò gli scudi e attese. Quello fu un grosso errore.
"Passa!"
Coltelli affondarono nel corpo di Harry, li sentì infilzare pelle e organi, sentì un dolore atroce… e poi si trovò a contorcersi sul pavimento, con ricordi di Vernon che neppure Snape sapeva, che gli scorrevano per la mente, i coltelli che perforavano la sua vera anima…e poi nulla. E quasi perse la sensibilità, poiché lo fecero sentire come se stesse venendo punito per aver lasciato uccidere Cedric e i suoi genitori….
E poi Snape parlò, e le sue parole tagliarono Harry come vetro. "Che disgrazia per la memoria dei tuoi genitori che sei, Potter. Codardo al minimo segno di dolore. Mi sarei atteso grande coraggio da un Grifondoro, come minimo. Patetico!" La sua faccia non era visibile sotto la maschera, ma Harry poteva avvertire la smorfia. "Ora vattene alla tua prossima lezione, e prega."
"Perché, signore?"
"Perché? Cosa. Devi pregare se qualcuno arrogante come te prova a sconfiggere Voldemort, perché non hai possibilità alcuna. E adesso, vattene!"
Harry scappò via, col cuore che si spezzava in migliaia di piccole schegge.
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Tre giorni dopo. . . Era consapevole della mancanza di Neville al suo fianco. Non aveva visto il suo migliore amico dalla colazione. Appariva pallido, e disse che se ne andava da Madama Pomfrey, rifiutandosi di farsi accompagnare da Harry. Senza Neville, Harry si sentiva assai inutile e molto solo.
Alla fine di Trasfigurazione, la McGonagall lo prese da parte. "Dove è Neville, Harry?"
"Si sentiva male - è andato all'Infermeria."
La faccia della McGonagall si raggrinzì parecchio. "Questo è insolito… oh, certo… Oggi è il giorno che i suoi genitori… Lo andrò a trovare e vedrò se sta bene."
"Posso venire?" chiese Harry.
"No, lo puoi andare a trovare nella pausa del pranzo."
Riluttante, Harry annuì e se ne andò a Pozioni.
"Potter! La mia lezione è così dannatamente noiosa che devi dormire?"
"No, mi dispiace signore."
"20 punti dal Grifondoro. Stai sveglio, la prossima volta che ti interrogo."
Harry arrossì parecchio e avrebbe risposto perfettamente alla domanda, ma stette zitto. Snape alzò le spalle a Harry e lui ebbe una sensazione davvero spiacevole che il professore stesse per avvelenarlo o per fargli qualcosa di ugualmente disgustoso. Prima che potesse far qualcosa, comunque, ci fu un bussare alla porta.
Era la McGongall, e sembrava sconvolta. Le lacrime le scorrevano sulle guance. "Harry. . . devi venire adesso. . . oh, è così terribile. . ."
Allarmato, Harry guardò Snape, che guardava sorpreso alla strega delle Trasfigurazioni, che di solito era assai composta. Il Maestro delle Pozioni annuì netto e Harry si alzò, lo sgabello grattò sul pavimento in modo atroce nel silenzio soffocante. Appena oltrepassò la porta e vide lo sguardo addolorato negli occhi della McGongall, comprese cosa era accaduto, e il respiro gli si fece acuto e doloroso.
Neville.
Fece un respiro profondo, cercando di impedire alle gambe di barcollare. Perché? Perché lo aveva lasciato? Perché non aveva mai fatto parlare Neville; perché non lo aveva detto a nessun altro? La McGonagall filava dritta, fermandosi ogni tanto a dargli sguardi comprensivi, e presto furono in Infermeria. Harry si fermò alla porta; gli tremavano le mani. All'improvviso si rese conto di essere troppo debole; troppo patetico per fare quello. Era terrificato. Ma quei pensieri gli giunsero troppo tardi, quando le gambe lo avevano già portato oltre la soglia.
Neville stava dietro un paravento, con gli occhi chiusi dolcemente e i polsi bendati fino al gomito. Il ragazzo appariva più felice di quanto non potesse ricordarlo Harry, e per quel motivo sentì un'esplosione di colpa. Avrebbe potuto salvarlo, se fosse stato un amico migliore? La McGongall posò la mano sul braccio di Harry. "Starà bene, fisicamente. Grazie a Merlino, lo abbiamo trovato in tempo. Le sua braccia erano già coperte di cicatrici. Tu.. tu lo sapevi?"
Harry si sentì male dalla rabbia e dalla vergogna. Era colpa sua… Era tutta colpa sua.
Proprio allora arrivò Madama Pomfrey. "Minerva, la nonna di Neville è appena volata fin qui. Vuoi andare a riceverla?"
La McGonagall annuì, e se ne andò con un' ultima occhiata cattiva per Harry, che si sedette vicino a Neville. Con sua sorpresa, il ragazzo si svegliò.
"Nev! Come ti senti?"
Neville rimase zitto per un lungo periodo. Il momento crebbe, e in quel silenzio Harry comprese che Neville se ne sarebbe andato.
"Sarai felice di andartene?"
Neville annuì. "Mi mancherai, Harry… è solo che non mi sono mai sentito a mio agio qui - non ho capacità magiche. Farò di meglio in una nuova vita. Mi dispiace…"
Harry scosse la testa, consapevole che i suoi occhi si stavano appannando. "Posso vedere… le tue braccia?"
Neville srotolò le bende e Harry sentì un proiettile di.. di qualcosa.. schiacciargli lo stomaco. C'erano tre squarci profondi in ciascun polso, senza contare le lunghe cicatrici che solcavano le braccia pallide. Apparivano disgustose e affascinanti, in un modo perverso. Spinse via lo sguardo con fatica, sentendo sopraggiungere passi.
"Mandami un gufo, ok, Nev? Non perdiamoci di vista…"
Neville annuì, gli occhi che luccicavano per l'emozione e le lacrime, e strinse Harry in un abbraccio.
"Grazie di essere mio amico, Harry. Mi mancherai."
Harry strizzò la spalla di Neville e, con gli occhi gonfi di lacrime, lasciò l'Infermeria.
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Non tornò a Pozioni, ma vagò attorno alla scuola fino a quando non gli fecero male i piedi. Pensò per un attimo a tornare alla Sala Comune dei Grifondoro, e cambiò idea. Un certo nauseante sesto senso gli diceva che i Grifondoro avrebbero saputo del tentativo di Neville e probabilmente lo avrebbero accusato come aveva fatto la McGonagall. In effetti, era comunque colpa sua. Avrebbe dovuto far qualcosa. Neville, adesso, poteva essere morto…
Non sapeva dove fosse. In qualche modo, si era perso nei sotterranei e non sapeva quali stanze o corridoi lo avessero portato lì. Invece di panico, sentiva sollievo. Siccome se non sapeva dove era, allora nessuno lo avrebbe potuto trovare.
"Potter."
Beccato. Ok, forse qualcuno poteva trovarlo.
"Cosa stai facendo qui?" La voce di Draco non era del tutto antipatica, piuttosto sembrava confusa. Il ragazzo quest'anno era diventato più simpatico.
Si accucciò vicino a Harry. Harry nemmeno si era accorto d'essersi seduto. "Ho sentito di Longbottom. Mi dispiace."
Harry scrollò le spalle, apatico. Si sentiva come se tutta l'energia fosse stata risucchiata dal suo corpo, e ogni movimento era un grosso sforzo. Era tutta colpa sua, tutta colpa sua, tutta colpa mia….
"Harry? Stai bene?"
Harry si forzò un sorriso plastificato sulla faccia, e annuì. "Sto bene. Meglio che me ne torni ai miei dormitori, penso… prima che Snape mi prenda e…"
"Venti punti dal Grifondoro?"
Harry inghiottì al suono della voce dietro di lui. Ecco quello di cui non aveva bisogno. "Mi spiace, professore, me ne stavo… andando proprio alla mia Stanza Comune."
Snape sbuffò mentre Harry se ne andava, e poi arretrò di un passo mentre Draco lo fissava.
"Lo hai ignorato, vero? Il tuo figlio - il tuo fottuto parente, e tu ti limiti a fare finta che non esista? Come puoi fargli questo?"
Snape premette la faccia assai vicina a quella di Draco ed ebbe la soddisfazione di vedere ritrarsi il ragazzo. "Non è mio parente. Lui è un Potter, e se sento ancora dire a te che tra noi ci sta una parentela, sarà peggio per te."
La furia appiccicata ai lineamenti pallidi e appuntiti, Draco si voltò, non senza prima sibilare al suo insegnante, "Bastardo."
Snape agguantò Draco per le spalle, in modo rude. "Non permetterti di parlarmi in quel modo. La mia vita privata non è affare tuo."
Draco scosse la testa in un misto di incredulità e rabbia e se ne andò, e questa volta Snape non cercò di fermarlo.

CAPITOLO DODICESIMO - LEGAMI - Bonding
Snape era del tutto irritato. Si precipitò per il castello, senza aver idea di dove stesse andando, finché non si ritrovò nell'ufficio di Dumbledore. Cosa strana, nemmeno ricordava di avere dato la parola d'ordine al gargoyle. Dumbledore lo invitò ad entrare con un sorriso benevolo e un'ammiccata. "Mi sembri piuttosto sconvolto, Severus, Non c'è nulla di cui devi parlarmi?"
"Solo Malfoy che sta facendo il solito noioso, Preside," disse subito Snape, fissando le caramelle al limone che gli venivano offerte.
"Questo è strano, pensavo che tu e Malfoy foste abbastanza vicini. Che cosa ha detto?"
"Si stava impicciando in faccende che non lo riguardano."
Dumbledore siospirò e si protese sul tavolo, chiedendosi se Snape lo avrebbe davvero maledetto per quello che diceva. "Lo sai, Severus, lui ha davvero ragione. Sono certo che sei annoiato di sentir gente che te lo dice, ma hai davvero bisogno di una famiglia, proprio come Harry."
Snape strusciò assieme i denti, le dita si contorsero sulla bacchetta.
"Voglio dire, posso immaginarmi che lo porti a Hogsmeade… che ci giochi a Quidditch … che ti fai dei legami padre - figlio…"
La voce del Preside tremolo quando fu rapidamente trasfigurato in un ranocchio dall'eccezionalmente arrabbiato Snape.
"Albus, io ho il più grande rispetto di te come stregone, ma sei un pazzo! Potter e io non potremo mai avere una parentela, poiché io lo odio e lui odia me!"
Snape si fermò, attendendo la solita risposta confortante, ma tutto quello che ebbe fu un' occhiata d'acciaio. "Oh m****!" mormorò. Si alzò e camminò fino a metà strada dalla porta prima di trasfigurare di nuovo Dumbledore, e poi correre via. Quando raggiunse i sotterranei, quasi saltò fuori dalla pelle.
Nell'aula dove si supponeva che lui dovesse duellare con Harry, stava una figura in tuniche nere con una maschera bianca. Si raggelò, e fu subito colpito da un incanto solleticante. Lo respinse, furioso verso il ragazzo perché lo aveva colto con la guardia abbassata, e lanciò una maledizione che trafiggeva. Il respiro del ragazzo divenne affaticato e lottò per respingere la maledizione. Sbuffando, Snape fece un errore stupido e si voltò, senza rendersi conto che Harry stava solo simulando il dolore e aveva bloccato la maledizione prima che lo raggiungesse.
"Occulis Obscuris!" strillò Harry, e gli occhi di Snape si chiusero. In panico, lanciò l'unico incantesimo che riusciva a ricordare che non richiedesse un'intenzione precisa. "Umbra Previoso!"
Fu sconvolto dalla taglia del fantasma che venne fuori dal corpo di Harry. Si divise in quattro parti, che all'istante lo circondarono. Uno era Diggory, che additava Harry, accusandolo e mormorava parole che Snape non riusciva a distinguere, sebbene stessero influenzando il ragazzo in profondità, tanto che tratteneva frenetico la bacchetta ferma. Un'altra parte del fantasma formò i suoi genitori, che rimasero a fissare il ragazzo nel modo più indisponente. Poi c'era un uomo grasso, che Snape non riconobbe, e diede per scontato fosse lo zio di Harry, dal modo in cui gesticolava con il pugno in aria, verso Harry che cercava di ritrarsi. E alla fine c'era Neville Longbottom, che gli tendeva le braccia insanguinate, e gli sussurrava.
A questo punto Harry stramazzò, afflosciandosi a terra sotto il peso di centinaia di mondi.
"P. . .passa" rantolò, e l'improvviso dolore attraversando il corpo di Snape gli fece perdere la concentrazione.
Il fantasma si riunì e tornò dentro il corpo di Harry, e il ragazzo si accascò contro la parete, il corpo scosso dai singhiozzi. Snape tolse l'incantesimo e esitante, avanzò verso di lui. Harry lo ignorò, abbracciandosi le ginocchia al petto e cullandosi avanti e indietro.
"Cosa accadde a Longbottom?" chiese Snape curioso.
"Si è tagliato i polsi" mormorò Harry, la voce spessa per la pena.
Snape ne ebbe il respiro mozzato. Chi l'avrebbe mai potuto pensare… Longbottom. . .si mosse per avvicinarsi a Harry, ma il ragazzo si ritrasse.
"Professore, per favore, smettila di prendermi in giro così. Basta che ti decidi se puoi essere un padre o no, e per favore, per favore smettila di mettermi tanta confusione in testa…"
Il rimorso si diffuse nel cuore di Snape e lui disse dolcemente, "Potremmo essere solo civili l'un l'altro?"
Ci fu una lunga pausa, durante la quale Harry cercò di non singhiozzare forte. All'improvviso, accorgendosi che Snape stava attendendo una risposta, annuì; e sentì le calde ripiegature del mantello nero di Snape racchiudersi sul suo corpo tremante. Le dita eleganti carezzarono i capelli di Harry, e l'eredità di un'intera vita di ingiustizie si riversò dal ragazzo, mentre singhiozzava senza posa sulla spalla di Snape, appena consapevole delle parole di conforto che giungevano alle sue orecchie. Lo stesso Snape era a stento conscio di star piangendo lui stesso, mentre strofinava la schiena di Harry. Appena comprese che aveva smesso di singhiozzare, cercò di rimettere in piedi il ragazzo. A malincuore Harry lasciò le tuniche di Snape e cercò di alzarsi, ma ricadde di nuovo. Snape lo tenne stretto a sé, consapevole del freddo del sotterraneo che si infilava nelle loro ossa.
"Sei troppo magro," sussurrò all'orecchio di Harry.
Lui alzò le spalle spigolose e non si mosse, e Snape capì shockato che, probabilmente, Harry non era mai stato abbracciato prima di allora. A meno di non contare le strette da orso di Hagrid, o Molly Weasley. Ugh. Strofinò ancora la schiena di Harry, ritirandosi al contatto delle costole tra le dita, e poi lo sollevò rimettendolo in piedi. "Harry, adesso devi tornare alla tua torre, ok?"
<Non posso stargli troppo vicino. E' pericoloso.>
Harry annuì silenzioso, il dispiacere dipinto nei lineamenti, la testa china a terra.
<Non posso metterlo ancora di più nel pericolo. Non è corretto.>
Diede una strizzatina alla spalla ossuta e lasciò lì la mano mentre accompagnava Harry alla porta, cercando di offrirgli un po' di conforto.
Harry guardò indietro una volta, con un'espressione indefinibile negli occhi, e poi se ne andò.
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Draco era seduto e guardava il fuoco quando Snape entrò. Ovvio, rifuggì dal guardarlo apertamente, però Snape si accorse che lo scrutava attraverso le ciglia incolori. La finzione si dissolse appena Draco si alzò svelto, e si mosse verso Snape, mettendo una mano sulla spalla dello stregone più anziano.
"Che è successo? Tu hai pianto!"
Snape fece spalluccia. "Ho visto cose che non mi sarei mai aspettato di vedere," rispose ermetico, e si diresse verso la camera da letto, ignorando le suppliche di Draco, "Sev, non parlare in Turco!"
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Il mattino dopo Harry ebbe Incantesimi per prima materia. Flitwick annunciò che avrebbero lavorato in coppia, per allenamento. Harry si guardò attorno cercando un partner, ma sembravano tutti già accoppiati. Tutti… eccetto Draco.
"Posso?" chiese educato Harry, facendo segno a Draco.
Il Serpeverde annuì rispettoso e si inchinò, con gli occhi rivolti al pavimento. Harry quasi lasciò cadere la bacchetta per lo shock: abbassare lo sguardo mostrava gran rispetto e fiducia nel partner, perché, se voleva, poteva maledirti mentre non stavi guardando. Harry rese la cortesia, e fu compiaciuto di vedere la sorpresa negli occhi di Draco. Non si erano parlati, quel trimestre, il che era già insolito; di solito, si sarebbero dovuti attaccare a perole o fisicamente fin dall'inizio del trimestre. Harry aveva sentito voci su Draco che abbandonava i Mangiamorte e ci aveva creduto; in parte perché l'aveva detto Hermione, e in parte poiché dubitava che Draco potesse recitare così bene da simulare l'espressione piena di scuse e rimorsi che aveva portato addosso tutto il trimestre.
Entrambi tennero le bacchette protese e Flitwick diede il via con uno sparo della sua bacchetta.
"Rictusempera!" esclamò Harry, e Draco fece stridere i denti, ricordando quell che aveva passato nel club del duello del secondo anno. Poi il biondo esitò. Davvero non conosceva nessuna maledizione leggera, aveva imparato solo le Imperdonabili e diverse alter maledizioni dolorose. Harry lo disarmò rapido, balzò in avanti e scosse la mano, e lo sguardo morbido negli occhi verdi disse a Draco che aveva capito tutto, e sarebbe sempre stato al suo fianco…
E poi se ne andò, e la bacchetta di Draco rimase stretta in mano, e rimase in lui una specie di vuoto. Guardò Harry e vide la sorpresa negli occhi del ragazzo. Lento, protese la mano pallida, senza fare caso al resto della classe, e prese quella di Harry.
Una scossa partì rimbalzando tra i due, e mandò Harry barcollante all'indietro. Colpì il tavolo con un rantolo e scivolò a terra, scuotendosi.
Draco e Flitwick in un attimo gli furono accanto, essendo stati gli unici a vedere cosa era accaduto. Harry si rialzò, pallido in modo innaturale, e sempre tremando se ne andò verso la porta, mormorando a Flitwick, "Era una visione. Credo che dovrei andare dal Preside. Draco potrebbe accompagnarmi?"
Flitwick annuì, appariva ansioso; i ragazzi uscirono lesti. Appena furono abbastanza distanti dall'aula, Harry si voltò verso Draco, con gli occhi che dardeggiavano. "Cosa mi hai fatto?"
"Non ti ho fatto niente! … Non so. . ."
"Non lo senti?" Draco cennò silenzioso.
"Lo sento… non così forte. Ma che cosa era?"
"Non lo so." Disse piano Harry. "Ma non voglio dirlo a Dumbledore. Non penso che sia importante." - E non sono convinto di voler mai scoprire che cosa è - pensò tra sé. Conoscerlo, probabilmente non sarebbe bene.
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Lui e Draco si separarono così, e Harry tornò alla Sala Comune, dove trovò Hedwig che lo aspettava con una lettera. La aprì, impaziente, e si concesse un raro sorriso che gli illuminò la faccia mentre leggeva. Era di Neville.
'Caro Harry, Come te la passi? Mi mancate tutti, saluta tutti i Grifondoro e Hagrid. Spero che tu e Ron e Hermione abbiate ripreso a parlarvi. Mi diverto assai a casa. La McGongall ha fatto una lunga chiacchierata con mia nonna ed è riuscita a convincerla che non ho abbastanza potenziale magico per riuscire a Hogwarts. Mi sono iscritto a una scuola Babbana chiamata Stonewall High. Il grosso dei ragazzi lì sono simpatici, molto meglio di un posto dove tutta la gente orribile con genitori prepotenti, che vadano a… farsi friggere. Credo. Dovresti vedere le loro uniformi, sembrano cos' cretine. C'è un ragazzo che assomiglia così tanto a un porco che nemmeno sembra vero! Lo vedo tutte le mattine e mi piego in due dal ridere. Sono diventato davvero brevo in Scienze Babbane ( davvero dovrei smetterla di considerarli Babbani! ) e credo che lo devo a tutto l'aiuto che mi hai dato in Pozioni. Come sta Snape? Mi era parso parecchio preoccupato,, prima che me ne andassi, ma sono certo che è tornato ad essere il suo disgustoso sé stesso! Ci sta niente di interessante successo di fresco? Come è andata la partita con i Corvonero? Peeves ha fatto niente di interessante? Non ho tempo di scrivere altro, adesso, perché sono nella m***** per tutto il compito, ce ne sta così tanto e né Hermione né Harry a aiutarmi! Comunque, scrivimi!
Col cuore, Neville.'
Harry rilesse la lettera con un sorriso, e svelto prese inchiostro e un pezzo di carte dal banco, e iniziò a scrivere la sua risposta.
forse un giorno 8
CAPITOLO TREDICESIMO - DUELLANDO DI NUOVO - Duelling aganist sue me
"Ciao Neville,
Grazie per la lettera! L'ho davvero apprezzata! Spero che tu stia bene. Nulla, Hermione e Ron continuano a non parlarci. Adesso frequento Dean e Seamus che sono simpatici assai - non riesco a credere che non sei riuscito a conoscere nessuno dei due nel tempo che sei stato a Hogwarts! Sono così felice che apprezzi le scienze Gabbane! Lo sai? Il tipo che hai descritto è mio cugino. Non riesco a sopportarlo! Ti comprendo, pure se vado a scuola a oltre dieci miglia di distanza. Credo che piuttosto affronterei Voldemort! Sì, hai ragione per Snape. E' tornato il suo normale essere antipatico. Credo che sia stato shockato dalla tua partenza - adesso non ha nessuno con cui prendersela! Non ricordo quando, ma a un certo punto ho superato che lui che sfottesse mio padre, e ora posso ignorarlo senza cercare di ammazzare l'untuoso bastardo. La Professoressa Sprout era davvero addolorata di vederti andare via. Tu eri senza dubbio il migliore Erborista della scuola; mi disse che avresti potuto studiare quello, all'Università Stregonesca. Che cosa è l'Università stregonesca? Non ne ho mai sentito parlare e adesso posso neppure chiederlo Hermione. Uhmm, notizie da Hogwarts? Bene, Ron e Hermione alla fine si frequentano in pubblico - del resto chi di noi poteva dire che non sarebbe finita così! Oh, è stata così comica a Pozioni… si facevano l'occhio di triglia l'un l'altra e Snape davvero li ha fatti a brandelli… Ron è diventato così rosso che pensai che andasse in autocombustione. Oh, ci crederesti? Io e Malfoy siamo diventati amici? Stai tranquillo, non sto progettando di diventare il prossimo Oscuro Signore… Nessun Serpeverde gli parla, io ero seduto da solo a Pozioni e Snape ci ha fatto lavorare assieme e davvero non è finita in un combattimento. Ma qualcosa di molto strano è successo, oggi. Draco e io eravamo a Incantesimi, duellavamo e l'ho sconfitto. Non so davvero cose fosse… Lo stavo guardando e i nostri sguardi si sono incatenati tra loro, poi gli ho preso la mano - non so perché - e poi ci fu la scossa - e entrambi cademmo all'indietro. Hai un' idea di cosa possa essere? Come va la matematica? Deve essere difficile da spiegare, senza conoscere le cose di base dell'aritmetica e il suo linguaggio. Ma poi chi se ne importa? Ti sei fatto nuovi amici? Calcia Dudley ( mio cugino) da parte mia - e poi corri, ma veloce!
I migliori auguri, Harry'
Hedwig sporse la zampina ossuta e Harry sigillò la lettera, mettendo un incanto tale che solo Neville potesse aprirla. Le carezzò dolcemente le ali con la punta di un polpastrello, e la mandò fuori. Stava ancora pensando a quelloche era successo con Draco. Doveva esserci una specie di legame stregonesco - ma a chi poteva chiedere? A suo padre? Rise tra sé, ironico, e nello stesso istante lo stomaco mugugnò forte.
"Per l'Inferno, che cosa era?" strillò una voce. Harry arrossì; non aveva sentito entrare Dean.
"Harry, sei tu? Dove te ne eri sparito?"
"Oh. . .Avevo mal di testa. . .Andai da Madama Pomfrey."
"Oh, bene. Hai mangiato?"
"No. Non ho davvero tutta quella fame. . ."
Nonostante la sua protesta, Dean lo trascinò nel Salone e lo ingozzò letteralmente. Occasionalmente Harry fissava Snape, e le volte che lo fece, il professore lesto guardò da un'altra parte. Harry era del tutto confuso. Non era stato simpatico prima, lo stesso uomo? Un'ondata di rabbia calda lo attraversò, e svelto si alzò in piedi, facendo le sue scuse. A uno sguardo pieno di significati di Dumbledore, Snape si alzò e si diresse alla porta dietro. Fece aprire un ritratto per rivalare un passaggio segreto e intercettò il figlio a metà strada per la Sala Comune dei Grifondoro. "Te ne sei andato svelto," disse incerto, senza sapere davvero come gestire la situazione.
Harry non fece nulla per rendergli la cosa più facile. "Che cosa vuoi?"
Il carattere infiammabile di Snape si rimescolò. "Dovrei ricordarti di non parlare con quel tono di voce a un tuo insegnante, Potter."
Harry stette zitto per un attimo, guardando Snape nmentre cercava di sfoderare tutto il suo coraggio. " Non puoi chiamarmi Harry, quando siamo soli?"
Snape sospirò e scosse la testa, parlando con garbo."Signor Potter, io ci sarò per te, come insegnante, ma ne abbiamo già parlato prima. Non posso essere tuo padre, ed è appropriato che ti chiami solo col nome <normale>."
Harry annuì, col cuore che sprofondava. "Buon giorno, professore" disse senza espressione, e se ne andò.
Snape si prese la testa tra le mani e mugugnò. "Perché proprio a me?"
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"Lo vuoi, Severus?" chiese Dumbledore, gli occhi che perforavano in modo non comune.
"E' impossibile, Albus. Con Voldemort; ogni cosa con cui è cresciuto era modellata su James Potter…"
"Questo non è quello che ti ho chiesto. Ti ho domandato se per caso volevi Harry."
Al silenzio confuso di Snape, proseguì. "Voldemort sta risollevandosi, così come cresce Harry. Il loro potere sta aumentando in modo drammatico e forse Harry, sapendo che tu sei suo padre.. dopo tutto sei più potente di come era James da giovane. Voldemort ha fiutato questo potere; presto ci sarà battaglia. Sta radunando con sé tutto il male; i Dissennatori, i mannari, e così mi dice Lupin, ogni sorta di creatura pazza. Ma sono soli sotto il suo comando; e quando morirà, anche loro cadranno. Harry ha bisogno di essere forte. Abbiamo bisogno di lui per sconfiggere Voldemort."
"Ma perché? Perché Harry? Ci sono un sacco di stregoni e streghe forti; perché devi mettere questo fardello su Harry?"
"Perché è l'unico di cui Voldemort ha davvero paura. E' l'unica persona, per quanto ne so, che è scampata a Voldemort e ai suoi seguaci per moltissime volte. Sembra come se ci fosse un incanto sulla sua vita; e potrebbe esserci. Ecco perché Voldemort ha paura di lui, e questo potrebbe essere la rovina di Voldemort stesso."
"Potrebbe anche distruggere Harry."
"Potrebbe. Potrebbe distruggere chiunque. Eppure, non ha scelta. Voldemort deve provare ai suoi seguaci di essere invincibile. Per farlo, deve uccidere Harry. Nessun altro lo ricatta." Snape chinò la testa. "Lo voglio."
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Harry sedette nell'aula di Incantesimi dando colpetti leggeri con la bacchetta tra le file di banchi. Ogi tanto un fuoco d'artificio sprizzava miserevole dalla punta, ma Harry non era in vena. Draco non gli era voluto star vicino, terrorizzato da quello che poteva essere la scossa d'eletricità. Harry era immerso nei pensieri in modo così profondo che nemmeno fece caso a Flitwick che gli si avvicinava da dietro.
"Harry?"
Quasi schizzò via dalla pelle, puntando la sua bacchetta alla gola di Flitwick in un batter d'occhio. Si costrinse a rilassarsi e abbassò la bacchetta con mano tremante. La classe era silenziosa. Con un sorriso forzato, Flitwick arretrò un poco, con un'espressione sul viso che diceva che Harry era in un mare di guai. "Harry, come stavo dicendo, possiamo dare alla classe una piccola dimostrazione di duello?"
Harry annuì. Si rese conto che aveva scosso e fatto arrabbiare il vecchio stregone. Così non era il momento migliore per un duello…
"Ora, inchiniamoci," disse Flitwick, inconsapevole di star ripetendo le parole di Voldemort.
Si inchinarono l'un l'altro, nel silenzio dell'aula. Flitwick e Harry si puntarono reciprocamente le bacchette addosso, e Harry ebbe improvvisa paura del piccolo stregone. Gli sembrava che fosse cresciuto e che ci fosse del fuoco che ardeva nei suoi occhi. Harry si rese conto che i suoi riflessi avevano umiliato il campione titolare di duello, facendolo apparire lento. La prima maledizione che tirò Flitwick lo prese quasi di sorpresa, ed ebbe da saltare via dalla traiettoria per evitarla. Come sentì la magica firma, si irrigidì. Flitwick senza dubbio usava maledizioni pesanti. Quella avrebbe potuto imporgli un fuoco che non si sarebbe estinto. La rabbia crebbe in lui; a dimostrazione che, nel duellare, era importante che i contendenti sapessero quanto duramente potevano venire maledetti. Con lo sguardo gelido, alzò uno scudo attorno a sé che luccicava. Rimase immobile mentre una maledizione gli rimbalzò addosso, godendosi lo sguardo inferocito sulla faccia di Flitwick. Poi seguitò con alcune maledizioni più pesanti e cupe. Flitwicl ne schivò una con sorprendente agilità, e ne bloccò un'altra, obbligando Harry a muoversi come un papero, così da non venir colpito. La gente stava iniziando a mormorare tra sé, nel dietro della stanza; ma Harry non ci badò. Non ci fece caso, comunque, fino a quando non sentì due maledizioni dirigersi su di lui nello stesso attimo, una da davanti e l'altra dal dietro. Si abbassò muovendosi come una papera, e rialzò di nuovo il suo scudo, balzando qua e là.
Dietro a lui,in piedi, c'era Snape.
Furioso per l'ingresso dell'uomo, Harry lanciò la maledizione più difficile da evitare che potesse controllare verso Snape. L'uomo volò all'indietro, sbatté nella parete e ricadde immobile sul pavimento…
CAPITOLO QUATTORDICESIMO - LA STORIA VERA - The true story
La bocca di Harry ricadde aperta e corse al fianco del padre. "Pa - Professore - stai bene?"
Non ebbe risposta. Snape era svenuto, il sangue gocciolava da un lato del viso. I capelli neri oscuravano le guance ma Harry poteva vedere che gli occhi erano dolcemente chiusi. Un tremito gli percorse la colonna vertebrale. E se avesse ferito seriamente quell'uomo? Flitwick si inginocchiò vicino a Snape e spostò via i capelli dell'uomo, cercando di sentirne le pulsazioni. Per fortuna Snape stava respirando bene - sembrava solo esser stato tramortito.
"Qualcuno vada e porti qua Madama Pomfrey!" disse teso Harry, consapevole dei sussurri e dei rantoli che venivano dagli studenti.
Flitwick non rialzò gli occhi. Era pallido. "Lezione terminata. Andate!" Si voltò verso Harry e posò una mano sul braccio del ragazzo, che tremava. "Non è colpa tua, Harry. Tu hai reagito bene. Lui avrebbe dovuto parare. E' in parte colpa mia, per averti fatto arrabbiare; ma è provato che sei un duellante abbastanza forte da tener testa a chiunque serva. Sono certo che il professor Snape starà bene."
Harry annuì stordito, alcune sensazioni tornavano nelle sue gambe. Madama Pomfrey giunse, esitando. "Cosa è successo stavolta?"
Harry e Flitwick rimasero zitti, e la Medi-Strega roteò gli occhi prima di controllare Snape. "Sì, sì, starà bene. Qualcuno di voi potrebbe accompagnarlo ai sotterranei? So per esperienza che non c'è verso di farlo stare in Infermeria. Intanto rintraccerò Dumbledore per fargli annullare le lezioni di oggi; avrà un mal di testa atroce quando si riavrà."
Flitwick scosse la testa. "Temo di avere già una lezione che mi sta aspettando, Poppy, temo che dovrà portarcelo Harry."
Harry ondeggiò. Questo poteva essere interessante… "Posso lanciargli addosso una mobilicorpus? Sarebbe più facile portarlo nei sotterranei e non sarà capace di rompere niente col suo carattere, quando sarà nelle sue stanze…"
La Pomfrey sorrise e annuì. "La parola d'ordine è Salazar," gli disse, mentre Harry faceva levitare il Maestro delle Pozioni, ancora svenuto.
Ci mise circa cinque minuti per scendere nei sotterranei. Harry aprì la porta di Snape e levitò l'uomo sul letto, facendolo scendere delicatamente. Si voltò per andarsene, e poi cambiò idea. Se non altro, Snape si meritava delle scuse. Si mise a sedere accanto al letto e guardò suo padre. L'abituale disprezzo se ne era andato dai lineamenti, e all'improvviso Harry comprese cosa sua madre aveva visto in lui. Il viso era forte e bello senza la sua consueta smorfia. Non seppe mai dire quanto tempo rimase seduto prima che Snape si muovesse leggermente. Harry andò rapido in bagno e inzuppò nell'acqua un piccolo asciugamano. Snape sembrava che stesse per riaversi, quando Harry ritornò nella camera da letto e posò l'asciugamano freddo sulla testa di Snape. Di impulso, pulì con delicatezza il taglio sul lato della testa di Snape, chiedendosi perché la Pomfrey non lo avesse già disinfettato o avesse provveduto a far abbassare il gonfiore. La sua mano coprì l'asciugamano sulla testa di Snape, e la bocca dell'uomo si curvò in un sorriso; un sorriso genuino, non una smorfia o un ghigno. Gli occhi erano ancora chiusi. Sentendo le lacrime negli occhi per quella dolcezza interiore che mai aveva visto prima - e mai prima aveva cercato - Harry dolcemente scostò i capelli dagli occhi scuri del padre e gli sorrise mentre li apriva. "Come ti senti?"
Snape sbatté le palpebre e disse dolcemente, "E' un sogno questo, vero?"
Harry scosse la testa, sempre sorridendo, "Non ricordi professore? Stavo duellando con Flitwick e poi tu mi hai sorpreso da dietro. Ti ho disarmato e tu hai colpito il muro…"
Le labbra di Snape si curvarono in un sorriso. "Pensavo che anche quello fosse un sogno. Anche se i sogni, di solito, non fanno così tanto male…"
"Madama Pomfrey mi ha detto di portarti qua, ma non ti ha curato."
"A lei non piaccio. Non si fida di me."
"E io, posso?" Snape fece una pausa di una frazione di secondo, prima di annuire.
Harry fece ondeggiare la bacchetta, mormorando "exducto", e vide il gonfiore abbassarsi. "Dovresti dormire, professore."
Snape alzò le spalle. "Non sono stanco. Ora mi sento meglio…" Cercò di alzarsi, e immediatamente ricadde sul letto, tenendosi la testa.
Harry fece una smorfia. "Vuoi che resti?" Snape lo guardò stupefatto. Il ragazzo aveva chiesto di stare in compagnia di Snape, di sua volontà? "Se ti va," disse. Dannazione! Avrebbe dovuto dire al ragazzo di andarsene!
Harry evocò una sedia dall'altra parte dela stanza e sedette. Contemplò Snape per un istante. "Mi dirai cosa è successo tra te e mia madre?"
Snape sollevò un sopracciglio. "Sei sicuro di sapere come va la vita? Immagino di non avertene parlato?"
Harry arrossì e distolse lo sguardo. "Bene, davvero. . ."
Snape impallidì e il ragazzo infuriato rise. "Certo che so! Voglio dire… come hai incontrato … perché mamma ha sposato James…"
Snape annuì lento. "Bene, non posso dire che me lo ricordo bene. Voglio dire. Ero Serpevede, lei era Grifondoro. Facemmo delle lezioni insieme, ma lei restava con i suoi amici e io con i miei. Frequentò Sirius Balck per un breve periodo; era molto.. pubblica, la cosa. E così fu la loro rottura. Black disse cose pesanti su tua madre, e per sfortuna, il grosso dei Grifondoro gli diede retta. In quel periodo,ovvio, lui e Potter erano i ragazzi d'oro del Grifondoro. Lily non era niente- solo una tranquilla chioma rossa con un talento straordinario per gli Incantesimi. Bene, stavo proprio uscendo dal laboratorio quando sentii il suono di qualcunoche piangeva. La trovai e feci del mio meglio per confortarla, e credo che la nostra amicizia sia cresciuta da lì. Comunque, quando i Serpeverde e i Grifondoro lo scoprirono, andò tutto in pezzi. Lei era terrorizzata di perdere tutti gli amici, e perdere il lavoro - il nostro lavoro. Noi.. passammo un'ultima notte insieme. Mi piace ingannarmi e credere che mi amasse ancora. Ma era troppo tardi - e l'indomani ricevetti il Marchio. Alcune settimane dopo venne a trovarmi. Vide il Marchio e scappò senza darmi le altre notizie. Ora so cosa era successo. Era incinta di te. Non so come sia finita a sposare James. Non poteva sopportare che lui stesse a Hogwarts. Seppi dell'attacco di Voldemort e immediatamente capii cosa dovevo fare. Informai Dumbledore e il Ministero, ma alla fine James e Lily cambiarono l'affidatario e non ci fu niente che potessi fare. Voldemort cadde e Dumbledore testimoniò per la mia innocenza. La mia punizione? Fare la spia per i maghi della Luce…"
Cadde il silenzio, Harry ondeggiò. "Grazie. Ti ringrazio di avermi detto la verità. L'ho appprezzato."
"Meritava che te la raccontassi. Posso fare una domanda a te??"
Harry annuì, incerto su cosa potesse volergli chiedere Snape.
"Quanto pesi?" Harry alzò le spalle e la faccia di Snape divenne sospettosa e un po' preoccupata. Harry si affrettò a rassicurarlo.
"No, onestamente, non sto digiunando o chissà cosa - non ho proprio idea."
"Stai mangiando abbastanza, adesso?"
"Sì" Piombarono in un silenzio complice, fino a che Snape non parlò. "Sei in contatto col signor Longbottom?"
"Sì - ho appena risposto a una sua lettera."
"Potresti… potresti dirgli che mi scuso per esser stato così antipatico?"
Harry annuì e guardò serio Snape. "Non sei te per cui ha fatto così. Da anni si tagliava le braccia..."
"Ma cosa sarebbe accaduto, se lo avessi spinto ancora?"
". . ." Harry scosse la testa. "Ha trovato dura ogni cosa, qui a scuola. Sarebbe successo, prima o poi. Adesso è felice. Gli manderò i tuoi migliori auguri."
Snape sbuffò all'improvviso."Mi immaginerei che gli prenderebbe un attacco di cuore!"
Harry iniziò a ridere. Troppo presto fu ora di andarsene. Non aveva mai immaginato quale buona compagnia fosse il padre, e la sua mente stava riflettendo sulla storia dei suoi genitori. Sirius e sua madre - nessuna meraviglia che si detestassero. All'improvviso, Harry si coprì la bocca con la mano. Snape lo guardò. "Che succede?"
"Sirius!"
"Harry - no, non andare. Non ho intenzione di sgridarti. Solo, rimani e ascolta. E' pericoloso per chiunque amare un'altra persona, al momento. E noi due portiamo più rischio di chiunque altro. Non capisci, Harry?"
Harry annuì, triste. "Capisco, signore."

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Lasciò il sotterraneo e decise di camminare verso il lago, per cercare di schiarirsi la testa. E così incappò in una delle persone che non avrebbe desiderato incontrare. "Draco. Cosa vuoi?"
Draco guardò Harry. "Merlino, hai un aspetto orribile. Ne vuoi parlare con me?"
Harry alzò le spalle, non del tutto certo di cosa fare di questo Malfoy simpatico. Draco sembrò intendere il gesto come un sì, e tirò Harry per il braccio. "Davvero speravo di vederti. Penso che è tempo che si parli un po'..." Il Serpeverde condusse Harry in un'aula piccola, all'interno del castello, e sedette su una sedia. "Io so che Snape è tuo padre."
Harry sembrò vagamente sorpreso.
"E vorrei sapere come mai voi due non fate uno sforzo. Voglio dire, solo Merlino sa se tutti e due non avete bisogno di una famiglia."
"Draco, ho fatto questa conversazione con Snape parecchie volte. E' troppo rischioso, con Voldemort ancora in giro là fuori. Nessuno di nioi può permettersi legami, meno che mai un ex-Mangiamorte e il Ragazzo - che - Sopravvisse. Ci farebbe solo uccidere più in fretta."
Draco rimase zitto per un momento. "Davvero non so che dire. Credo… Penso. . ."
"Non pensare, Draco" disse dolcemente Harry, e si sporse verso l'altro ragazzo.
Ma con suo disappunto, Harry gli toccò solo la spalla. Ondeggiando, Draco cercò di schiarirsi la gola. "Ho scoperto cosa è successo l'altro giorno."
Le orecchie di Harry si rizzarono e lo guardò incuriosito. "E' un legame di amicizia. Di solito assicura vicinanza per sempre; empatia e comprensione."
La faccia di Harry si aprì in un sorriso aperto. "Un migliore amico! Finalmente!"
Non fece caso alle lacrime che sgorgavano negli occhi di Draco.
CAPITOLO QUINDICESIMO - VACANZE DI NATALE - Christmas Holydays
Draco a sua volta era davvero confuso. Ok, era ucito con alcune ragazze Serpeverde. Pansy Parkinson era una che preferiva non ricordare. E perché, alle parole ' migliore amico' aveva sentito come se l'intero stomaco gli venisse trafitto? Se avesse creduto in una simile cosa, Draco l'avrebbe chiamata amore. Ma suo padre gli aveva detto che una simile cosa non esisteva. Gli aveva anche detto che non esistevano cose come 'bene' o 'male', ma solo il potere e la gente troppo debole per cercarlo. E quelli eran stati i presupposti alla sua scelta di lasciare il Lato Oscuro. Draco non era del tutto ingenuo. Aveva sentito storie di uomini che… amavano… altri uomini. Ma non avrebbe mai potuto pensare di sentire attrazione per Potter! O Harry. In verità… se ci pensava, si rendeva conto di esserne davvero attratto. Per quanto strano - per quanto rivoltante! Sfortunatamente, Draco non era uno che ci girava attorno, quando aveva una domanda. Si affrettò per il corridoio di ingresso, e quasi inciampo' in Harry. "Harry! Proprio la persona che stavo cercando !"
Bene, pensò Draco in uno dei suoi rari momenti di pura stupidità, forse potrebbe essere reciproco… Premette le labbra su quelle di Harry, usando tutti i possibili trucchi per far voltare le sue ragazzine adoranti.
Harry si ritrasse, gli occhi sbarrati per l'orrore. "Per i Nove Inferni, cosa stai facendo?" lo fulminò. La sua faccia era pallida. Draco all'improvviso si rese conto della cosa stupida che aveva appena fatto, e le spalle iniziarono a calare.
"Sei gay, vero?" era un'affermazione più che una domanda.
Draco annuì, certo che stava arrossendo. Sentì una lacrima scivolargli sulle guance, e un dito morbido strofinarla. "Mi spiace Draco. Non sono attratto per niente da te. Forse ebbi un'idea… fu molto tempo fa."
Draco scosse la testa e si asciugò le lacrime dagli occhi.
"Lo sai, se vuoi parlarne con qualcuno, Sirius lo scoprì quando aveva più o meno la tua stessa età. Puoi scrivergli, o qualcosa del genere.." Strinse Draco in un grosso abbraccio, dando patte delicate ala schiena del Serpeverde, prima di lasciarlo. "Guarda, mi dispiace davvero. Non volevo ferirti."
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Draco passò il giorno indugiando nel letto. Il bacio gli confermò i suoi sospetti terrificati - gli era piaciuto. Ora si sentiva sporco e freak. Non ebbe modo di sapere per quanto tempo se ne restò a letto, se l'insistente battere di un gufo sulla testiera non avesse messo in subbuglio il suo carattere, così malamente. Agguantò il pezzo di carta dalla zampa e lo lesse; il suo solito ghigno si smarrì mentre leggeva la lettera.
Cara persona anonima, in quanto non ho davvero indizio su chi sei tu, ho appena sentito che ti senti in vena di sentire prediche da un amico comune, Harry. E' stata sua l'idea che ti spedissi questo, e francamente non so se te lo aspettavi. Di certo non ti farò un resoconto minuto per minuto del sesso gay. Uhm, ok, Harry ti ha indicato me, così ti dirò la mia esperienza. Immagino di aver capito di essere gay quando ero nel mio terzo anno a Hogwarts. Fu una cosa graduale - non ho mai capito l'attrazione collettiva per le ragazze, e poi ho preso una cotta per un altro studente. Che era alquanto in imbarazzo, poiché era eterosessuale. Non gli ho mai detto niente. E in nessun modo, per i Nove Inferni, dirò a te oppure a Harry chi era questo studente. No. Quando si venne a sapere, ai miei amici andò bene. Il mondo stregonesco accetta molto di più di quello Babbano. Ovvio, ci sono alcune famiglie che ritengono l'omosessualità come la peggiore delle maledizioni, ma sono davvero pochissime. Uhm, yeah. Così, chiunque tu sia, persona a caso a cui Harry ha chiesto di scrivere, fammi sapere se hai domande. Basta che usi questo uccello. Un amico comune di Harry.
Draco guardò meravigliato la lettera, diviso tra la voglia di ridere e di piangere. Può darsi che un <miglior amico> non fosse poi un cattivo cambio, per un amante.
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Il Natale arrivò rapidamente, e un giorno dopo Trasfigurazione, la McGonagall fece chiamare Harry nell'ufficio di Dumbledore. Harry ebbe la sensazione orribile di sapere cosa sarebbe accaduto.
"Harry, vengo diretto al punto," disse Dumbledore, con gli occhi che ammiccavano da sopra un biscotto lingua di gatto. "Stiamo facendo rimanere gli studenti per il periodo delle vacanze di Natale."
Harry rimase piuttosto dubbioso. "Ma, signore, sono sempre stato qui. . ."
"Ah, però credo che sarebbe una buona idea,questo anno, mescolare gli studenti delle case. Aiuterebbe a dare alla scuola unità. Proprio una buona idea, se posso dirmelo da me." Dumbledore sorrise geniale e, avendo finito i biscotti, si cacciò in bocca una caramella al limone. Sedette silenzioso per un attimo, Harry preoccupato, Dumbledore che si godeva il dolce Babbano.
Alla fine parlò Harry. "Signore, non credo che questo fosse tutto quello che dovevate dirmi."
"Ah no, Harry. Vedi, alcuni studenti staranno con gli insegnanti. Tu e il signor Malfoy avrete il professor Snape. Ho pensato che vi farebbe bene stringere un po' i rapporti tra voi."
Il cuore di Harry diede in un gemito soffocato e affondò giù nel profondo, tremante, nelle scarpe da ginnastica. Senza rendersene conto, mugolò, e Dumbledore sorrise.
"Suvvia, Harry, sono certo che passerai un bel periodo. Adesso, puoi tornare alle tue lezioni."
Il teenager si lanciò fuori; sembrava piuttosto depresso.
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forse un giorno 9
"Tu vuoi cosa!?!" muggì Snape, la sua faccia contorta nella meno appropriata delle smorfie. "Dai, Severus, sono sicuro che non andrà così male. Sono solo tre settimane..."
"Albus, ti dissi in modo piuttosto chiaro che non potevo affezionarmi al ragazzo. Non fino a quando non sarà finita la guerra."
Gli occhi del Preside si incupirono e Snape, senza volerlo, si ritrasse. "E che farai, se la guerra non finisse mai? Se entrambi moriste? Non hai mai saputo cosa è avere una famiglia. Credici o no, Severus, l'amore vi renderebbe più forti. Tu stai distruggendo Harry. Lui vuole il tuo affetto, e ho visto come lo hai trattato. Un momento sembra che tu lo detesti, poi, gli dai una speranza; ci parli civilmente; e lo respingi, di nuovo."
La spalle di Snape caddero. "Sto solo facendo la migliore cosa" disse dolcemente.
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Dumbledore si rifiutò di tornare indietro sulla sua idea, iniziando a essere stufo che ogni momento, Snape o Harry lo avvicinassero per compiangersi. Così, al primo giorno delle vacanze, Harry si trovò in piedi, davanti a un ritratto di uno stregone con un serpente arrotolato sulle sue spalle. Mentre Harry guardava, il serpente contorse il corpo in curve e riccioli. Sembrò cambiare colore, dal turchese al giallo pallido. Era così interessato al serpente che quando lo stregone chiese cosa volesse, lui rispose direttamente al serpente. "Sono qui per vedere il Professor Snape. Dovrò passare le vacanze con lui."
"Un rettilofono!" esclamò lo stregone, sempre nella lingua dei serpenti. "Mi stavo annoiando così tanto, con solo Silos per compagnia !"
Il serpente fissò il suo padrone, sventolando la lingua sulla faccia dell'uomo, e sibilò, "Tu non sssei un gran converssatore. . ."
Harry sbuffò, e le due figure fissarono sorprese il ragazzo. "Cosa?"
"Assomigli proprio a Snape quando fai così."
"Tipo untuossso. . ." sibilò Silos.
Lo stregone sorrise. "Silos non può sopportare il fatto che può capire Severus ma non rispondergli. Severus potrebbe aver fatto qualche commento inappropriato a riguardo dei miei amici, in passato…"
"Mi chiamò viscido serpente e disse che tutti i serpenti avrebbero dovuto essere ammazzati!"
"Sì, ma vedi, credo che non lo dicesse per offenderti. . ."
Il serpente sbuffò e puntò la coda a Harry. "Non credi che dovremmo farlo entrare?"
Appena detto questo,Harry rispose che davvero, avrebbe atteso anche fuori, grazie molte, il Ritratto- Porta venne aperto dall'interno dall'interno. Harry ebbe appena il tempo di sentire il mugugno di Silos, 'Snarky bastardo', prima di venir depositato con poche cerimonie sul pavimento dentro il sotterraneo.
"Immagino che nemmeno ci pensi a bussare, vero?"
Harry alzò le spalle, sorridendo innocente in faccia a suo padre. "Il serpente è simpatico. Però non mi pare che tu gli piaci molto."
"Chh - oh, ovvio. Fa sempre quello spettacolo." Sbuffò Snape, il che fece ghignare ancora di più Harry. Dall'angolo ci fu un basso sghignazzare, e Harry si allungò e vide Draco. La sua faccia esplose in un sorriso piuttosto preoccupato. Un suono di porta sbattuta evidenziò l' allontanarsi di Snape. Harry sedette sul sofà vicino a Draco, in un silenzio imbarazzato.
"Grazie… Per aver fatto scrivere a me dal tuo padrino. Lo ho davvero apprezzato." disse piano Draco, e Harry sorrise. Non ne parlarono più.
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Harry e Draco stettero alzati a fare i compiti fin verso le 11.00. Snape era scomparso in alcune altre stanze del suo quartiere, ignorando del tutto i due ragazzi. A un certo punto, Draco posò la sua pergamena di incantesimi e guardò Harry. "Ti ho confuso?"
Harry non dovette chiedere di cosa stesse parlando. "Sì. Alcune volte con me è proprio un bastardo, e dice che tra di noi non c'è relazione, e che lui non può essere un padre - poi altre volte è simpatico e gentile e sembra che ci sia speranza."
Harry si sciolse in lacrime, tanto grande era lo shock. Prima di allora non era mai stato capace di parlare apertamente a nessuno di questo, e faceva così male. Sentì Draco toccargli con delicatezza la spalla; la preoccupazione si irradiava dal ragazzo biondo. "Harry. . .Io. . ."
Draco fu interrotto da un'altra voce. "Draco, ora puoi andare a letto."
Snape era in piedi sulla soglia e dallo sguardo orripilato sulla faccia, Draco comprese che aveva ascoltato l'intera conversazione. Draco svelto scappò in camera da letto e iniziò a spogliarsi. Non voleva proprio far arrabbiare Snape.
Snape venne e sedette accanto al suo figliolo singhiozzante, e tremando gli posò una mano sulla spalla. Con sua meraviglia, Harry si allungò un po' verso di lui, e quando la mano non venne ritirata, Harry si voltò così che il viso fu affondato nel petto di Snape. Il Maestro delle Pozioni carezzò la schiena di Harry. "Non so cosa dire, Harry… Non sapevo quanto fossi stato antipatico…"
Harry non rispose, continuò solo a piangere, e Snape non seppe che cosa dire, così si limitò a sedere, stringendo il suo figlio. "Andrà meglio ora, te lo prometto, Harry. Andrà tutto meglio ora…"
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Finalmente Harry riuscì a smettere di piangere e si afflosciò contro la spalla di Snape. Decidendo che era il momento buono, Snape iniziò la conversazione che avrebbe voluto tenere da parecchio tempo. "Harry?"
"Mm hmm?"
"Perché non hai detto a Dumbledore che quei Babbani ti stavano picchiando?"
Harry si irrigidì e sembrò che volesse alzarsi e andare, ma Snape lo trattenne indietro con garbo. "Io. . .Io non volevo che pensassi che sono un debole."
"Ma non è debolezza!"
Harry alzò le spalle. All'improvviso, apparve molto più vecchio e parecchio stanco. "Sono quello che si suppone dovrebbe distruggere Voldemort. E non posso far fronte a un paio di Babbani. Ti immagini che accadrebbe, se si sapesse in giro?"
Snape rimase zitto per qualche istante, e poi si accorse che Harry tremava. "Accio coperta!"
Harry lo guardò sorpreso quando la coperta si avvolse attorno alla forma ossuta del suo corpo. Snape suppose che Harry non si prendesse davvero cura di sé. "Fa freddo qui, vero? Suppongo di essermici abituato."
Harry annuì, con gli occhi semichiusi. "Possiamo parlarne di più domattina, Harry? Ci sono ancora delle cose che devo chiederti."
Harry annuì un'altra volta, e scivolò in un sonno profondo. Con un sorriso marcato, Snape spostò indietro un ricciolo dei capelli di Harry, gioendo del mormorio di soddisfazione che il ragazzo sonnolento emise. Forse non era troppo tardi, dopotutto.
CAPITOLO SEDICESIMO - MALATTIA - Illness
Snape si addormentò stringendo Harry, e per una volta fece nove ore di sonno. Non si destò fino a quando non sentì una mano piazzata sulla spalla. "Professor Snape? Severus? Ti vuoi svegliare?"
Spalancò un occhio appannato e vide Draco che rideva. Harry non era tra le sue braccia, e avrebbe potuto maledire l'imprudente Serpeverde, ma non riusciva ad affannarsi per quello.
"Mm. . .che ore sono?"chiese, cercando di soffocare uno sbadiglio.
"9.00. Ecco l'unico motivo per chi sono così coraggioso da provare e cercare di svegliarti."
Snape annuì e sporse la testa dal divano prima di trascinarsi in piedi, mandando Harry a rotolare senza garbo sul pavimento. "La mia lezione!"
"Calmati, professore. Il Preside ha detto che ti supplirà lui nella prima, mentre voi due restate insieme."
"Merlino!" mugugnò Snape, ignorando il gemito annoiato di Harry, sul pavimento. "Quell'uomo a malapena sa far bollire un calderone! Come diavolo pretende di insegnare ai miei alunni ?"
Ancora mugugnando, se ne andò in bagno, e Draco aiutò Harry a mettersi in piedi. "Starai meglio, poi ?"
Harry sorrise e annuì.
"Hai dormito per tutta la notte, per una volta !"
"Eccome. E stavo comodo assai, finché non mi ha tirato sul pavimento !" Draco sbuffò e gli tese la mano.
"Non puoi restartene sul sofà. Prima cosa, dovrei essere così geloso da doverti maledire." Harry gli fece una pigra linguaccia e si tirò in piedi con un gemito proprio mentre Snape usciva dal bagno. "
Vieni Harry, devi andare a lezione," disse brusco, prima di sistemarsi le tuniche e si defilò nell'altra stanza.
Harry scosse la testa e lo seguì. "Non vorrei davvero…"
Snape sbuffò. "Oh, bene, non vorrei dover insegnare a una classe di sfuggenti Tassorosso o Corvonero."
"Non ti tocca. Lo fa il Professor Dumbledore."
"Non se posso dire la mia!"
Harry sospirò sconfitto e andò al bagno. Rimosse gli incanti che nascondono dalla faccia, dove c'erano i marchi dove aveva colpito il muro con la testa, e si guardò. Era molto pallido, e aveva la faccia sudata. Si chiese come mai, e per un attimo pensò di domandare a Snape, ma poi decise che questi era troppo preso nel preparare la lezione.
Dopo essersi esaminato la faccia per alcuni minuti, Harry si voltò disgustato. Aveva un aspetto terrificante. Aveva mentito a Draco; si era destato dopo un'ora e mezza di sonno ed era rinasto sveglio, premuto stretto al petto del padre per il resto della notte. Il contatto era stato più che necessario, ma davvero non aveva dormito abbastanza. Aveva una gran paura. Paura, perché ogni volta che chiudeva gli occhi, vedeva nuove atrocità commesse da Voldemort. L'Oscuro Signore stava diventando molto creativo nei suoi metodi di uccidere la gente, e gli incubi spesso davano la nausea a Harry. Gli occhi erano gonfi e iniettati di sangue, con profonde occhiaie violacee incise nella pelle color porcellana. Gli zigomi sbucavano angolosi, e si odiò per aver altrettanto mentito con suo padre, poiché non aveva affatto fame.
Un bussar secco alla porta lo fece uscire dai suoi pensieri. "Harry, sbrigati!"
"Sto arrivando!" Sentì il familiare tintinnio del ciondolo che ondeggiava sulla sua pelle, e lasciò il bagno con un sogghigno a Draco.
"Non andare senza di me, Harry. Severus mi ha detto di prenderti qualcosa da mangiare dalle cucine, prima della lezione. Apparentemente, Dumbledore ce lo consente."
Harry annuì, e si afflosciò grato su una sedia, attendendo. Le palpebre iniziavano a calare, ma le costrinse ad aprirsi appena entrò Draco. "Vieni, dovremmo andare in direzioni diverse. . .non sarebbe bene che gli studenti ti vedessero uscire dalle sue stanze, potrebbero pensare la cosa sbagliata.."
Lui gli diede una strizzatine d'occhio, e Harry impallidì. "Stai parlando di mio padre, Draco!"
Draco si limitò a sorridere, e si diresse verso il salone. "Dove è il cibo?" chiese, apparendo perplesso.
Harry sbuffò, e gesticolò verso il ritratto. Carezzò la pera e la porta si spalancò. L'esclamazione di Draco si spense dal rantolo di Harry quando Dobby si aggrappò stretto alla vita del Grifondoro.
"Hey Dobby, devo davvero prendere velocemente del cibo. Pensi che posso farlo ? E' per me e Draco."
Dobby annuì con una smorfia felice, e se ne corse via. Draco, che voltava la schiena, sussurrò a Harry,
"E' il mio vecchio elfo domestico? Come diavolo hai convinto Lucius a libararlo?" Harry fece una smorfia, e fece finta di cucirsi la bocca, proprio nello stesso istante in cui Dobby tornava con un carrello di sandwiches e bevande.
"Ecco, Padron Harry e Padron… Aii!"
Ci fu un sonoro schianto, e Draco squittì, ritrovandosi appeso a testa in giù sul soffitto.
"Dobby! Mettilo giù!" strillò Harry, cercando di non ridere.
"No, Padron Malfoy è cattivo, Padron Malfoy cerca di ferire Harry Potter!" E, come per dar rilievo all'idea, Dobby fece ondeggiare nell'aria Draco.
"Fermati! Ora! Draco è mio amico adesso ! Non fargli più male !"
Harry stringeva la bacchetta, con lo sguardo furioso, e con uno squittio strozzato Dobby mise giù il ragazzo, con delicatezza. Draco fece finta di togliersi la polvere di dosso, nascondendo la sua faccia rossa. Harry poté distintamente sentirlo borbottar qualcosa sugli elfi cretini. Gli altri elfi domestici stavano guardando senza nascondere la meraviglia, e Harry agguantò il gomito di Draco. "Credo che mangeremo fuori, Draco. Grazie del cibo, Dobby - Presto tornerò a trovarti!"
Draco se ne sgusciò via dal portale del ritratto e si appoggiò contro il muro. "Merlino, se fanno paura questi elfi!"
Harry non riuscì a trattenersi dal ridere. Alla fine, lui e Draco presero qualche sandwich per ciascuno e si diressero alle rispettive lezioni. Harry mangiò mentre andava a Cura delle Creature Magiche; una volta tanto, i Grifondoro non erano coi Serpeverde. Era felice di sentire fame, finalmente. Non aveva mangiato per chissà quanto… Quando Snape gli aveva chiesto del peso, aveva addosso gli incanti che nascondevano. Senza quelli, era parecchio più magro.
Hagrid stava spiegando come avvicinarsi ai Cornish Pixies ("C'è da stà cauti co' quelli… piccoli zozzi furfanti, possono essere "), quando lo stomaco di Harry prese a rivoltarsi. Fece parecchi respiri profondi, e la nausea calò per qualche minuto; poi tornò rapida. Quando si fu reso conto che avrebbe vomitato davvero, riuscì a svicolare dietro e a rimettere. Non aveva senso preoccupare Hagrid, siccome l'uomo già tendeva ad essere iper protettivo. Strofinandosi la fronte calda, tornò a lezione, rato che nessuno lo avesse visto. Ron e Hermione lo stavano ignorando ancora, ma la testa stava pulsando troppo duramente perché lui ci facesse caso. Buffo, nessun altro sembrava accorgersi di come stava… si asciugò una goccia di sudore dal sopracciglio, e subito iniziò a tremare per il freddo improvviso. Rimase in piedi, silenzioso, per il resto della lezione, cercando di ignorare il dolore nella testa e lo strano formicolio della pelle, e appena Hagrid ebbe finito, se ne andò rapido.
Avevano una lezione pratica di Volo, ma Harry stava davvero male. Nel bel mezzo del gioco del Quidditch , come Cercatore aveva lasciato passare 10 goal e una volta aveva sbagliato a prendere il Boccino. Madama Hootch lo riprese a fine lezione. "Questo non va per niente bene, signor Potter. Non mi importa se hai un sacco di lavoro in più, non vedrò distruggermi le lezioni da te che decidi di non sforzarti a lavorare come si deve!"
Harry arrossì, sebbene nascosto dagli incanti che nascondevano; annuì. "Mi spiace, Madama."
Lei se ne andò e Harry rimase a cambiarsi tutto solo. Come fece per allungarsi a prendere la maglia, la stanza iniziò a ruotare veloce e le ginocchia vacillarono, facendolo crollare a terra. Rimase immobile qualche secondo e poi lentamente si rialzò, riuscendo a rivestirsi senza troppi problemi.
Si costrinse a mangiare qualcosa a pranzo, evitando i commenti di Draco poiché era silenzioso. Comunque la sua facciata apatica venne rovinata quando dovette precipitarsi ai bagni per rigettare di nuovo, con violenza. Quando Draco venne a vedere, gli disse che non poteva sopportare le patate con tanto burro. Se Draco pensò che fosse strano, non disse nulla, cosa di cui Harry gli fu assai grato. Non sapeva perché si sentisse così male, e non sapeva perché non lo avesse detto a nessuno. Davvero, aveva fatto così. Non voleva essere considerato come un debole.
Dopo pranzo ebbero insieme Trasfigurazione, e Harry fece una gran confusione per tutto. Le dita gli tremavano così malamente che a malapena riusciva a tenere la bacchetta, e incantesimi balordi <hehe> gli partivano quasi ogni cinque minuti. Sapeva che veramente avrebbe dovuto sdraiarsi… ma restavano solo pochi minuti prima di poter andare.
"Harry! Ciao? Ci sei?"
La voce di Draco lo riscosse dai suoi pensieri. "Dicevo, che hai intenzione di fare dopo la lezione ?"
"Oh, andavo a lavorare nella Sala Comune."
"No, vieni con me e lavoriamo in biblioteca." Harry in verità voleva solo andare a dormire, ma sapeva che avrebe attirato l'attenzione di Draco e così accettò.
Quando finì la lezione, e la McGonagall ebbe ben apostrofato Harry, se ne andarono diretti in Biblioteca a ripassare le prove di Incantesimi. Harry lasciò che Draco facesse pratica lanciandogli qualche maledizione morsicante, e poi provò a lanciargli una maledizione pungente. Il mondo oscillò e la mano si mosse al momento sbagliato, colpendo Draco nel modo sbagliato, procurandogli foruncoli simili a pustole su tutta la faccia. A Draco non importò, ma Harry ne fu inorridito. Madama Pomfrey insistette per tenerlo in osservazione per l'intera notte, così Harry andò a letto. Subito ebbe troppo caldo nelle vesti da letto, e le gettò via proprio quando un gufo della scuola planava dentro la stanza. Harry staccò la lettera dalla zampina che veniva protesa. Era breve e veniva al dunque subito.
Signor Potter, sei atteso in Aula Pozioni alla 19.30.
Professor S. Snape.
Harry mugugnò, e avrebbe potuto giurare che il gufo lo stesse guardando con disapprovazione. A malincuore scese dal letto, di assicurò che i suoi incanti fossero intatti, e scese le scale. Dovette fermarsi ai bagni per rigettare di nuovo, e quasi cadde dalle scale quando un dolore particolarmente acuto gli attraversò la testa, ma fu puntuale. Bussò alla porta, e Snape la aprì, invitandolo ad entare con un gesto. Seguì suo padre nella stanza privata e si sedette cercando di indovinare cosa sarebbe successo poi.
"Ho sentito di quello che è successo a Draco."
"E' stato un incidente!"
"Tu non sei abbastanza goffo da poter avere simili incidenti."
"Mi dispiace. Ho fatto confusione con l'incantesimo. Non lo ho fatto apposta!"
Snape lo guardò, valutandolo. "No, non credo. Non è il tuo stile. Ma non è consueto, per te, pasticciare un incantesimo; se non altro, tu sei molto accurato."
Harry a mala pena fece caso al complimento sottointeso; una nuova ondata di debolezza lo stava minacciando di farlo cadere dalla sedia, e si sentiva nauseato.
"Harry, non mi stai ascoltando, vero?"
"Sì… sì, ti ascolto. . ."
La sua voce suonava come se provenisse da un qualche posto lontano e così quella di Snape.
"Harry? Stai bene?"
Snape si sporse in avanti, guardando il figlio. Aveva un aspetto sano, anche se i capelli erano arruffati; ma stava tremando alla luce del camino, e ondeggiava nella sedia.
"Harry, tu senti bene?" ripeté e guardò mentre Harry cercava di metterlo a fuoco. Obbedendo ai suoi istinti, che lo avevano tenuto vivo così a lungo, si alzò in piedi e prese Harry per le spalle proprio mentre il ragazzo crollava in avanti, svenuto.
forse un giorno 10
CAPITOLO DICIASSETTESIMO - FEBBRE - Fever
Snape trattenne il fiato. Qualcosa stava andando davvero male, perché il ragazzo stava scottando ma ancora stava tremando. L'unica possibile causa poteva essere una maledizione… "Finite incantatem" intonò, e guardò con orrore il corpo di Harry modificarsi.
La faccia era di un pallore spettrale, e c'erano enormi occhiaie sotto gli occhi. Ancora più preoccupanti erano gli zigomi e le costole che sporgevano a quel punto. Con quanta più delicatezza poteva, Snape trasportò Harry verso la sua camera e lo adagiò sul letto. Una mano sulla fronte gli confermò che il ragazzo stava davvero bruciando per la febbre alta. C'erano lividi sui lineamenti delicati, probabilmente a causa del muro. Inorridito per non aver scoperto prima, Snape si accasciò accanto a Harry e gli carezzò i capelli ribelli. Da quanto era malato ? E perché non glielo aveva detto? O a Draco? O a qualcun altro? Poi si rese conto di non aver tempo per porsi simili domande. Tirò una coperta su Harry dopo avergli tolto le scarpe e poi lanciò su di lui un incantesimo per regolare la temperatura. Suo figlio… il suo fragile, pallido e piccolo ragazzo, prese a tossire e contorcersi, mormorando qualcosa di incomprensibile. Snape lo guardò, con le preoccupazione che oscurava i lineamenti di solito inespressivi. Non sembrava essere una maledizione, o almeno non era una di quelle che conosceva. Certo, Harry era gravemente malato. Alla fine si decise a chiamare la Pomfrey, e gettò una manciata di polvere rossa, di quella da usare solo in caso di emergenza, nel caminetto, senza lasciare mai Harry con lo sguardo.
"Poppy, Ho bisogno che tu venga qua. Il signor Potter non sta bene."
Poppy non perse tempo in chiacchiere; ci fu un Pop ! Lei uscì dal caminetto, spolverandosi il vestito, e si precipitò su Harry. Lo guardò, con lo sguardo preoccupato, e lanciò qualche incanto. Poi si voltò e fissò Snape. "Severus, questo è davvero strano. Non è sotto l'effetto di maledizione o incantesimo, però è davvero molto malato."
Snape roteò gli occhi. "Non occorre che ti venga a dire che me ne sono accertato di persona, prima che ti chiamassi ?"
L'infermiera si rizzò in piedi e fissò Snape, che era tornato alla superba freddezza. Poi si voltò di nuovo verso Harry,e lanciò ancora qualche incanto su di lui. Snape cercava di simulare disinteresse ma il suo sguardo era incollato al letto.
"Cosa è successo?"
"Hmm?"
"Cosa è successo, Severus! Di solito, tu sbatteresti lo studente in questione fuori dalla porta col ritratto, e lo lasceresti a congelare."
Snape scosse le spalle, e svelto si ricompose. "E' entrato per una punizione e poco dopo è svenuto. Posso essere senza cuore, ma posso vedere che è malato. "
"D'accordo, Severus, sono certa che non sarai felice di sentire questo, ma temo che non ci sia possibilità di muoverlo. E' davvero troppo fragile. Guarda quanto è esile!"
Snape diede un grugnito non articolato e annuì breve. "Dovrei convocare il Preside, Poppy, scusami un attimo."
La Pomfrey si chinò su Harry, guardando rattristata il ragazzo ossuto che aveva visto fin troppe volte. Era parecchio sotto peso; le costole sbucavano dalla pelle dandogli un aspetto di cadavere, tra le ombre del sotterraneo.
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"Ufficio di Dumbledore!"
"Ah, Severus. Cosa posso fare per te?"
"Albus, puoi scendere un attimo di sotto, per piacere? Harry è malato."
Albus annuì breve, e apparve nell'ufficio di Snape con uno squittente suono, pop! "Cosa è successo?"
Snape scosse le spalle, e si lasciò cadere in una seggiola, improvvisamente esausto. "Lo ho chiamato a causa di Malfoy, poiché avevo pensato che fosse strano. E, credo, volevo passare un po' di tempo con lui. Venne e si sedette, e cercavo di parlargli ma non mi ascoltava affatto. Poi.. gli chiesi se stava bene. Annuì e sorrise guardando un punto a un palmo dal mio orecchio sinistro, poi è svenuto..."
Dumbledore si ritrasse. "C'è qualcosa che non mi stai dicendo, Severus?"
"Ho tolto gli incanti che nascondono, dopo che si è collassato. Dio, Albus, ha un aspetto tremendo. Come ho potuto permettere che si rovinasse così?"
Snape seppellì le mani nei capelli e fissò il pavimenti, ritraendosi ogni volta che Dumbledore allungava la mano verso di lui. "Non toccarmi! Ma lo hai guardato? E' bianco come un fantasma, è davvero sottopeso, e ha lividi sulla testa perché cercava di tramortirsi poiché non riusciva a dormire!"
Gli occhi di Dumbledore si chiusero per il dolore. "Poppy potrà portarlo in Infermeria?"
"No - ha detto che sta troppo male preché lo spostiamo. Albus, non so cosa fare? Come ho potuto non accorgermene ? Disse che non voleva andare alle lezioni e io lo ho obbligato!"
"Via, via, Severus. Stai diventando troppo duro con te stesso." Snape lo fissò in silenzio e mostrò Dumbledore il posto dove giaceva Harry. Senza volere, il Preside rimase col fiato mozzo.
"Te lo ho detto," mormorò Snape, e immediatamente si irrigidì quando sentì la punta di una bacchetta premere nel collo.
Dumbledore parlò con voce alta e pericolosa. "Harry ha bisogno di qualcuno che si prenda cura di lui, non di qualcuno che se ne disinteressi. Ora è successo. Hai bisogno di prenderti cura di tuo figlio e smettere di essere così ossessionato da te stesso, Severus."
Snape vacillò, in parte a causa del fatto che la bacchetta gli stava tagliando il respiro, in parte per la tensione del vecchio, la cui magia non aveva perso un briciolo di potere negli anni. Poi, sorprendendolo come solo lui sapeva fare, Dumbledore diede una pacca sulla spalla a Snape, scompigliò i capelli di Harry e se ne uscì.
"Oh, e… Severus? Annullerò le tue lezioni per oggi. Voglio che resti con Harry."
Se ne andò dalla porta prima che Snape potesse arrabbiarsi.
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Harry non sapeva bene se fosse sveglio o stesse ancora sognando. La gente sentiva nausea nei sogni ? Perché davvero sentiva bisogno di rigettare. Cercò di emettere qualche suono, o muoversi, ma tutto quello che riuscì a fare fu un leggero, flebile lamento. Subito qualcuno fu al suo fianco; ne poté sentire la presenza incombente. Il suo primo istinto fu di alzare le braccia verso l'inevitabile attacco, prima di capire che non sarebbe stato certo su un letto, fosse stato a Surrey. "Vomito…" mormorò tra le labbra spaccate e riarse. Sentì mani delicate voltarlo di poco, e la sua testa ciondolò inerte. Il vomito gli salì e rigettò con violenza in una bacinella di un qualche tipo, prima di essere adagiato nel letto con molta cautela. A malapena face caso che i cuscini avevano un incanto che li raffreddava: ci stavano bene con la testa che gli pulsava. Questa fu l'ultima cosa che ricordò, mentre un'oscurità di nuovo tipo si chiudeva sulla sua testa.
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Snape mise una mano sulla fronte di Harry. Stava ancora bruciando di febbre. Proprio allora suo figlio mugolò e cercò di muoversi. Snape si avvicinò a lui e fu sconcertato quando si ritrasse e cercò di trascinare le braccia scheletriche a proteggersi la faccia. All'improvviso si accorse che il ragazzo era assai pallido, e stava diventando verde. Evocò una bacinella proprio nello stesso momento in cui Harry mormorò qualcosa come "Vomito", e la mise davanti al ragazzo, ammiccando comprensivo mentre rigettava. Quando fu certo che Harry non avesse altro cibo da tirare fuori, lanciò un veloce incanto che raffreddasse il guanciale, e stese di nuovo Harry, guardando il figlio scivolare di nuovo nell'incoscienza.
CAPITOLO DICIOTTESIMO - NATALE E LA CADUTA DI VOLDEMORT - Christmas and the fall of Voldemort
La tenebra gli calò addosso. Oscurità… e poi un dolore atroce. E una risata dal timbro acuto -Voldemort. Ma questo, non era un incubo. Era così reale… Adesso poteva vedere. Era in un posto buio,. Era legato e messo in gabbia. E il sibilare alle sue spalle significava che Nagini stava strisciando lì attorno. Di nuovo, sentì quella terribile risata, che parlava di morte e torture.
"Adesso sei mio, Harry Potter. Ucciderti fisicamente - ora è piuttosto impossibile, a causa di protezioni improvvise o pura sorte. Ma qui, posso spezzare la tua mente. Lentamente impazzirai, e nessuno potrà farci niente. Presto, sarai ridotto a niente. Respirerai, ma non vivrai; guarderai, e non vedrai. E nessuno potrà fare niente per te. 'Vedi, Potter, sono uno stregone formidabile. Guarda cosa posso fare…'" Estrasse la bacchetta e apparvero immagini di James e di Lily. James teneva giù Lily, la sua faccia aveva un brutto ghigno, mentre la violentava. Le sue grida erano forti. E poi… Sirius, mentre veniva baciato da un Dissennatore… e Lupin, colpito da un pugnale d'argento.
Harry non riusciva a sopportare tanto. Sopra il suono della risata singhiozzante di Voldemort, lui gridò, come se l'urlo potesse allontanare la visione, e cercò di tornare cosciente. Ma non poteva. L'oscurità era avvolgente, e Voldemort continuava a ridersela.
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Snape stava cercando di distillare una pozione, sebbene non riuscisse a concentrarsi davvero. Era troppo preoccupato per Harry. E poi iniziarono gli urli, urli di dolore e tortura che mai aveva sentito, prima. La fiala cadde dalle dita inerti e si schiantò sul pavimento, mentre quel suono lo scuoteva dal suo stupore. Ignorando l'acido corrosivo che avrebbe potuto provocare un foro nella pietra del pavimento, schizzò nell'altra stanza in un vortice di mantelli neri.
Harry si contorceva nel letto come se volesse scappare da catene, e gridava forte. Snape provò a toccare il viso del figlio, ma non voleva svegliare il ragazzo. Poteve solo peggiorare la cosa…
Alla fine, decise che niente poteva essere peggio degli urli pieni di dolore, e stese una mano sulla fronte di Harry. "Harry. . .Harry. . .va bene… andrà tutto bene. . ."
Si sentì un perfetto idiota, a dire simili parole amichevoli, ma il ragazzo parve calmarsi un poco. Il respiro era un rantolo, e di tanto in tanto si contorceva per il dolore. Snape continuò ad accarezzarlo dolcemente, e stava pensando che forse Harry si sarebbe calmato davvero, quando questi riprese a gridare e dimenarsi, di nuovo.
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Proprio quando Harry si sentì sul punto di morire per il dolore emotivo, sentì qualcosa di freddo toccargli la testa. Sconvolto, smise di gridare, senza rendersi conto di star ancora contorcendosi. Per un attimo si chiese se non si fosse destato, e aprì lentamente gli occhi. Ma era ancora tutto buio, e Voldemort riprese a ridere.
Harry alla fine scattò. "Vattene, Tom Riddle" mormorò.
Voldemort smise di ridere e i suoi occhi rossi si sgranarono.
"Non osare chiamarmi così, ragazzo insolente!"
"Bastardo" sibilò Harry, e con sua incredibile sorpresa, Voldemort affannò e cadde all'indietro, con la faccia contorta dal dolore. Harry aveva parlato da Rettilofono…e Voldemort aveva sentito dolore…. "CRUCIO!"
Il dolore lancinante si fece strada in Harry ancora, e ancora, e Snape cercò disperatamente di calmare il ragazzo.
"No! No! Fermati!"
Snape arretrò mentre il ragazzo iniziava a sibilare, quando all'improvviso il suo braccio iniziò a bruciare come se dovesse cadere carbonizzato - e stelle gli danzarono davanti agli occhi, e fu consapevole del sapore del sangue nella bocca e della sofferenza nelle membra, e ancora stringendo Harry, sprofondò nell'incoscienza.
Cercando di farsi strada nel dolore, Harry iniziò a gridare parlando da Rettilofono; parole che in verità non avevano molto senso. Era consapevole che stava chiamando Tom Riddle, perché venisse fuori. E alla fine… lo fece. Ci fu uno scricchiolio prolungato e sinistro, e Voldemort divenne più piccolo, fino a trasformarsi in un uomo non molto diverso da Harry. Era tarchiato rispetto a Voldemort, e aveva i capelli arruffati quanto Harry. "Tom Riddle" sibilò Harry, con gli occhi che lacrimavano per la sofferenza.
"Avada Kedavra!"
Ci fu un breve lampo di luce verde; e poi tutto quello che rimase fu un corpo floscio, che fissava il soffitto senza vedere.
"Lo ho ucciso!" sussurrò Harry. "Lo ho fatto! Ho ucciso Voldemort!" E poi svenne.
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Snape si svegliò all'improvviso, sentendosi come di aver sbagliato qualcosa. Pensandoci bene, aveva sbagliato tante cose. Come prima, si era addormentato con la testa sui ginocchi, e il collo gli doleva parecchio. E poi, la gola faceva male, forse per aver gridato assai; ma non era incline agli incubi. E cosa ancora più strana, il dolore di queste due parti era davvero notevole. E significava che li Marchio non stava bruciando. Non bruciava! Allungò il polso davanti a sé e lo guardò stupito. Il tatuaggio stava lentamente scolorendo, il colore nero metallico del serpente si attenuò a un grigio cenere, poi a un piatto argento, e poi perse colore. Ed era scomparso. Lo shock di non avere un dolore costante a premere le sue cellule nervose era abbastanza per farlo scoppiare in un pianto di gioia, se Harry non avesse preso a gridare e battere contro il letto.
Il sudore colava dalla fronte, e con un'impressione simile a un presagio, Snape si rese conto che la famosa cicatrice stava sanguinando parecchio. Non la toccò per paura di fare ancora più male a Harry, e sedette, ancora più indifeso, accanto al figlio. Comunque il gridare cessò in fretta, e Harry rimase silenzioso. Troppo silenzioso. Snape scosse Harry e un occhio verde si aprì a malapena.
"Lui… Lui è morto," sussurrò ancora, tremando. Poi il colore gli lasciò le guance, e Snape rapido tirò fuori di nuovo la bacinella. "Sto. . .sto male. . .babbo. . ."
Snape si sentì gelare, riamase come congelato mentre massaggiava la schiena di Harry. La sua coscienza gli gridò gioiosa, sbattendo le piccole ali e suonando inni con le trombe.
<Babbo! Babbo! Ti ha chiamato babbo ! Babbo!>
Non fece caso che in quel silenzio pure Harry si era irrigidito. "Mi spiace," mormorò, e si voltò, "Ho fatto confusione… credo… sto così male…"
Si voltò e chiuse gli occhi, chiaramente sfinito, e con orrore Snape comprese che gli doveva essere apparso come se fosse molto sconvolto, forse arrabbiato per la familiarità di Harry. Posò le mani sulla schiena di Harry. "Harry. . ."
"No, capisco." Gli occhi di Harry erano gelidi e inespressivi allo stesso tempo. "Capisco perfettamente. Mi dispiace per aver fatto confusione. Sono certo che qualcuno verrà, e presto. Petrificus Totalis!"
Gli occhi di Snape si spalancarono appena prima che divenisse rigido e cadesse disteso in avanti. Sentì passi agitati, e un breve grugnito, e movimenti concitati, poi la porta si aprì e si chiuse con un cigolio, e ci fu silenzio. In silenzio maledisse il ragazzo. Dove diavolo se ne stava andando?
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Harry sentì come se il cuore gli fosse caduto ai piedi. Era così imbarazzato, e stanco… non sapeva da dove fosse uscita l'energia per tramortire Snape, ma c'era riuscito, e si era alzato in piedi, incapace di soffocare un gemito nel farlo. Ogni terminazione nervosa era in fiamme, e così la pelle. Non ricordava di essere mai stato così male. Forse era colpa di Voldemort; aveva fatto trapelare il suo potere per così tanto tempo, da non avere più forza. Si mise rapidamente una delle tuniche che stavano sulla sedia, e se ne andò. Incerto di dove fosse, con i sotterranei che parevano esser cambiati, vagò intontito per parecchio tempo, fino a quando le gambe non si arresero. Non fece caso a Draco che lo seguiva, fino a quando non crollò a terra, sudato e tremante, cercando di non piangere per il dolore, Sentì mani su di lui, e le respinse, cercando di non gridare isterico al contatto. Tutto quello che desiderava era Severus. . .
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Draco cercò di toccare Harry, ma il Grifondoro si ritraeva. Ulteriori tentativi portarono Harry a sgusciare via, e immediatamente appallottolarsi. Alla fine, ritenendo che non aveva altra possibilità, Draco cercò di tramortire Harry, ma l'incantesimo riuscì solo a spaventare il ragazzo, che riuscì a schivare. La magia prese tutta altra direzione e rimbalzò da una parte all'altra. In qualche modo alla fine riuscì a bloccarlo con una body-bind e poi levitò il corpo tornandosene alle stanze di Snape.
Quando Draco bussò, non ebbe risposta, e così diede la parola d'ordine e entrò. Appena lo fece, sussultò ansimando. Snape giaceva a terra, esanime sul pavimento. "Severus!"
Un occhio lucente e nero lo fissò, e Draco comprese che l'uomo era stato stordito. Non c'era da farsi meraviglie,se era di cattivo umore. Un rapido gesto con la bacchetta rimosse l'incantesimo e Snape si alzò. Poi comprese che Draco stava levitando Harry, e ogni traccia di rabbia lasciò il suo viso, sostituita dalla preoccupazione.
Harry era zuppo dell'umidità dei sotterranei, e anche con la body-bind, il suo respiro veniva fuori in rantoli rochi. Snape disse tagliente a Draco di togliersi di mezzo, liberò il figlio, e lo portò verso il bagno. Non si fermò per domandarsi da quale parte fosse uscito questa parte di sé; sapeva che un bagno caldo era la via più rapida per riscaldare Harry a dovere - una magia avrebbe avuto un effetto passeggero - e se Harry non si fosse riscaldato, sarebbe finito in stato di shock. Le dita delle mani erano gelide al tatto.
Spogliò rapido Harry, iniziando a sentirsi parecchio imbranato, e sollevò il ragazzo emaciato dentro la vasca. Harry si rilassò parecchio nell'acqua calda, e smise di tremare. Dopo essersi assicurato che non sarebbe scivolato sott'acqua, Snape si voltò e lanciò incanti per riscaldare gli asciugamani, e evocò una veste pesante che Harry avrebbe indossato come camicia da notte. Quando sentì che l'acqua si raffreddava, sollevò con delicatezza il ragazzo ancora svenuto, e lo avvolse negli asciugamani, cercando di asciugarlo meglio che poteva.
Aveva pensato che Harry stesse dormendo, fino a quando un occhio verde non lo guardò con sospetto da sotto un asciugamano. "Cerchi di uccidermi, ora che Voldemort se ne è andato?"
Snape arretrò. "Harry, mi dispiace. Ero stupito. . .stupito che tu volessi aver a che fare qualcosa con me. Non volevo apparir sconvolto, se lo sembravo. Ero del tutto sconvolto…"
Gli costò un grande dispendio di energia, dire simili parole, ma lo sguardo di gioia sulla faccia di Harry fu una ricompensa. Gli occhi color smeraldo si chiusero, mentre ancora provava. "Notte, babbo…"
Snape sentì qualcosa perso da tempo allargarsi nel suo petto e accostò il corpo scheletrico al suo, protettivo. "'Notte, Harry."
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Voldemort aveva causato la malattia di Harry, che combinata con il fatto che Harry non aveva mangiato né dormito abbastanza, e aveva fatto sì che a Natale fosse ancora malato.
Con sua meraviglia, tutta la gente e il personale che era rimasto a scuola era scesa nelle stanze di Snape per portare i regali a Harry e fare il pranzo di Natale. Lo sguardo sulla faccia di Dobby era abbastanza comico, appena comprese con chi era andatoa vivere, ma fu subito placato da un paio di calzini verdi e argento che Snape gli regalò sbuffando. Dobby cercò di buttare le braccia attorno al Maestro delle Pozioni, ma svelto si fermò quando Snape prese a mugugnare.
Harry mangiò un poco, assaporando i deliziosi pezzi di tacchino e le patate arrosto dorate e croccanti, ma Snape non gli permise di mangiare molto nel caso si fosse sentito male. Ovviamente, la maggior parte del personale non poté dare a Harry il regalo, ma da Colin ricevette una macchina fotografica, così da poter scattare foto con Snape e i suoi amici. Ricevette un piccolo set per le pozioni da Snape, con istruzioni per mescere pozioni piuttosto divertenti con cui, il prossimo anno, avrebbe potuto divertire tutti i Grifondoro. Draco gli aveva comperato un nuovo set per la manutenzione delle scope, che era lo stesso identico che Harry aveva preso a Draco, con parecchio divertimento dei presenti.
E così, sedettero per ore attorno al letto di Harry, chiacchierando e ridendo, sotto le piccole palle scintillanti che Flitwick aveva messo attorno al letto del ragazzo, e c'era un grande albero di Natale decorato con oggetti d'argento e bolle.
Quando infine suonò la mezzanotte, e Harry soffocò gli sbadigli, Snape spinse tutti fuori dalla stanza. Appena tutti furono andati, passò una mano sulla testa di Harry e gli disse di farsi un gran bel sonno.
"Buonanotte, babbo" sussurrò Harry, con un tono di speranza nella voce.
"Buonanotte, figliolo," sussurrò Snape in risposta, e con dolcezza baciò la cima della testa di Harry, sentendo finalmente spezzarsi il ghiaccio che aveva nel cuore, e sciogliersi, e sparire.
"Ti voglio bene."
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